Dazi Usa, Stellantis chiude due impianti: a Windsor in Canada e a Toluca in Messico produzione fermata. Downgrade da Fitch
Dazi Usa, Stellantis chiude due impianti: a Windsor in Canada e a Toluca in Messico produzione fermata. Downgrade da Fitch
Le nuove tariffe imposte dal presidente Usa Donald Trump spingono Stellantis a fermare la produzione per due settimane nel sito canadese e per tutto aprile in quello in Messico. La mail interna di Filosa, capo in Nord America: misure non prese alla leggera ma necessarie. Fitch taglia il rating della società a BBB da BBB+

di Andrea Boeris  03/04/2025 10:17

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Il primo effetto materiale dei dazi imposti sull’auto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump? Stellantis ha deciso di sospendere le operazioni in due dei suoi stabilimenti, uno in Canada e uno in Messico.

L’attività nell’impianto canadese di Windsor, che produce la Chrysler Pacifica e la Dodge Charger Daytona elettrica, da poco lanciata sul mercato, si fermerà per due settimane a partire da lunedì 7. Dallo stesso giorno il gruppo terrà fermo, in questo caso però per tutto il resto del mese di aprile, anche il suo stabilimento di Toluca, in Messico. In quel sito Stellantis produce due modelli a marchio Jeep, la Compass e la Wagoneer S elettrica.

Stellantis per ora non assembla più in Canada

Con la momentanea chiusura di Windsor si ferma per ora la produzione di Stellantis in Canada, dove il gruppo ha solo un altro stabilimento di assemblaggio, a Brampton in Ontario, che è già fermo perché in ristrutturazione. In Messico, invece, la produzione continuerà ad andare avanti a Saltillo, nello stabilimento che produce pick-up a marchio Ram.

La mail del capo Usa Antonio Filosa ai dipendenti

A comunicare per primo le decisioni, definite «non prese alla leggera ma necessarie», è stato il capo nordamericano di Stellantis, Antonio Filosa, con una mail interna inviata ai dipendenti e che MF-Milano Finanza ha visionato. «Con i nuovi dazi appena entrati in vigore», le parole del manager italiano, «saranno necessarie le nostre capacità di resilienza e disciplina per superare questa fase difficile». Ma Stellantis saprà «adattarsi rapidamente a questi cambiamenti di politica e proteggere la società, mantenendo il suo vantaggio competitivo e continuando a fornire prodotti di qualità ai clienti».

Effetti pesanti anche negli Usa: 900 tagli

In una nota il gruppo del presidente John Elkann ha spiegato che «le azioni immediate che dobbiamo intraprendere», la sospensione temporanea della produzione nel sito canadese e messicano, avranno «un impatto su diversi impianti statunitensi di produzione di gruppi motopropulsori e stampaggio che supportano tali operazioni».

Stellantis «continua a valutare gli effetti dei dazi statunitensi recentemente annunciati sulle auto importate», ha sottolineato la società, «e continuerà a dialogare con l’amministrazione Usa riguardo a questi cambiamenti di politica». Nel frattempo però le chiusure temporanee in Canada e Messico comportano l’immediato taglio di circa 900 lavoratori a tempo determinato negli Stati Uniti, oltre a coinvolgere direttamente le migliaia di dipendenti degli stabilimenti di assemblaggio: ci saranno licenziamenti temporanei presso gli impianti Warren Stamping e Sterling Stamping (Michigan), così come negli stabilimenti Indiana Transmission, Kokomo Transmission e Kokomo Casting (Indiana).

Stellantis crolla in borsa: -8%, peggior titolo del settore

Dopo queste mosse Stellantis ha sbandato in borsa giovedì 3 aprile, perdendo l’8% a Milano e con la peggiore performance tra i titoli dell’auto europei e americani. A Piazza Affari chiusa, Fitch ha tagliato il rating di Stellantis a BBB da BBB+ con outlook stabile proprio per «il peggioramento delle condizioni di mercato in Nord America e l’aumento delle pressioni sui costi in seguito ai dazi imposti sulle auto». Ma l’entrata in vigore dei dazi impatta su tutto il settore e tutte le case stanno prendendo le prime contromisure. 

Oltre a Ferrari, tra i primi costruttori a correre ai ripari con l’annuncio già a fine marzo di un aumento dei prezzi di alcuni modelli negli Stati Uniti fino al 10%, anche altri si muovono nel tentativo di rassicurare i clienti e arginare l’impatto dei dazi. Volkswagen intende aggiungere una tassa di importazione al prezzo di listino dei veicoli spediti negli Stati Uniti e avrebbe deciso per il momento di trattenere nei porti le auto in arrivo dall'Europa.

Come rispondono ai dazi le altre case auto

Ford, una delle tre Big di Detroit, sta invece offrendo sconti su gran parte della gamma. L’offerta è stata ribattezzata «From America For America» e sarà valida fino al 2 giugno su tutti i modelli elettrici, ibridi e a diesel. Nissan, come Ford, ha ridotto i prezzi dell'intera gamma dei suoi popolari Suv a tre file Rogue 2025 e Pathfinder 2025, con variazioni fino a 1.930 dollari in base al modello. Il ceo di Volvo, Hakan Samuelsson, ha fatto sapere che la casa svedese intende aumentare la produzione nel suo impianto in South Carolina e aggiungere un altro modello alle linee. (riproduzione riservata)