Dazi, Trump minaccia di nuovo l’Ue: attuate l’accordo entro il 4 luglio, altrimenti alzerò le tariffe. Ma l’Europa rinvia i negoziati
Dazi, Trump minaccia di nuovo l’Ue: attuate l’accordo entro il 4 luglio, altrimenti alzerò le tariffe. Ma l’Europa rinvia i negoziati
Parlamento e Consiglio Ue non trovano ancora la quadra sui dazi Usa e fissano un nuovo round negoziale il 19 maggio. Clima di fiducia ma le posizioni restano distanti. Trump telefona a von der Leyen

di di Luca Carrello 07/05/2026 20:00

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Ultimatum di Donald Trump all’Ue sui dazi. In un post su Truth il presidente americano ha chiesto all’Europa di attuare entro il 4 luglio l’accordo raggiunto ad agosto 2025, altrimenti alzerà le tariffe. «Ho aspettato pazientemente che adempissero la loro parte della storica intesa commerciale concordata a Turnberry, in Scozia, la più grande di sempre!», scrive Trump. «Gli concederò fino al 250° compleanno del nostro Paese (4 luglio, ndr), altrimenti i loro dazi saliranno immediatamente a livelli molto più alti».

Nel post il tycoon fa riferimento a un’«ottima» telefonata con la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. I due avrebbero parlato anche della guerra in Iran, concordando sul fatto che Teheran non può avere armi nucleari. «Abbiamo convenuto che un regime che uccide il proprio popolo non può controllare una bomba in grado di massacrare milioni di persone».

Niente di fatto nel trilogo

Con la nuova minaccia Trump punta a sbloccare lo stallo nelle trattative tra Parlamento Europeo e Consiglio. Nella notte tra il 5 e il 6 maggio le due istituzioni si sono incontrate di nuovo per decidere come attuare l’accordo sui dazi con gli Usa, che azzera le tariffe su gran parte dei prodotti americani in cambio del 15% - con alcune eccezioni come l’acciaio - per quelli europei.

Ma dopo sei ore i negoziatori hanno preferito rinviare ogni decisione a martedì 19 maggio. Sia l’Europarlamento che Cipro, presidente di turno dell’Ue, hanno parlato di progressi su diversi aspetti. E anche la Commissione si è detta fiduciosa su un’intesa già nel prossimo trilogo. Dichiarazioni di facciata perché sottotraccia fonti europee parlano di «difficoltà oggettive» nel trovare la quadra.

Le posizioni in campo

I governi hanno fretta e restano su posizioni accondiscendenti verso Trump, soprattutto da quanto il tycoon ha minacciato di alzare i dazi sulle auto europee al 25% proprio per sbloccare lo stallo, senza però attuare la promessa. Un avvertimento ora allargato agli altri prodotti del Vecchio Continente con il post su Truth. Anche il Parlamento è fermo sulle sue posizioni e continua a difendere le salvaguardie (contestate dagli statunitensi) che ha chiesto di aggiungere all’accordo.

L’obiettivo è proteggere l’Ue da nuove giravolte del presidente americano, come accaduto in passato con la Groenlandia. Il problema è che gli eurodeputati sono spaccati al loro interno perché i popolari, a differenza dei socialisti, premono per bypassare il trilogo e votare un testo preliminare in Plenaria già a maggio. Una posizione vicina a quella del loro azionista di maggioranza, il cancelliere Friedrich Merz, che vuole tutelare l’automotive tedesco.

Benifei (Pd): accordo sia equilibrato

C’è tempo fino al 4 luglio per sbloccare lo stallo, magari con un compromesso che faccia saltare solo alcune delle clausole inserite dal Parlamento. «Crediamo nel rapporto transatlantico, ma deve fondarsi sul rispetto reciproco e non sulle minacce», spiega l’eurodeputato Brando Benifei (Pd). «L’Europa deve chiudere questo negoziato e fare di tutto per procedere rapidamente, ma solo con un accordo equilibrato, credibile e capace di proteggere i nostri interessi strategici. Perché la certezza di cui hanno bisogno le nostre imprese non nasce dalla resa, ma dalla forza di un’Europa che sa farsi rispettare». (riproduzione riservata)