Dazi, Giuseppe Pasini (Feralpi): l’Ue reagisca con contro-tariffe su tutto l’import Usa. Ecco le imprese della Lombardia più esposte
Dazi, Giuseppe Pasini (Feralpi): l’Ue reagisca con contro-tariffe su tutto l’import Usa. Ecco le imprese della Lombardia più esposte
Il presidente di Confindustria Lombardia e numero uno del gruppo siderurgico Feralpi spiega come reagire al piano di dazi della presidenza Trump. Nel 2024 la Lombardia ha esportato verso gli Stati Uniti prodotti per 14,5 miliardi di euro contro i 4,2 miliardi di import

di Andrea Deugeni 01/04/2025 18:00

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«L’Unione Europea deve reagire con delle contro-tariffe generalizzate su tutto l’import americano e poi trattare con gli Stati Uniti, presentandosi unita al tavolo con Washington». Lo spiega in un’intervista a MF-Milano Finanza il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini, a capo del colosso dell’acciaio Feralpi, alla vigilia del «Liberation Day» di Donald Trump.

L’amministrazione americana annuncerà il piano di dazi che mirano a «liberare» gli Stati Uniti dalla dipendenza dai prodotti esteri. Pasini è di ritorno da Strasburgo dove ha incontrato il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto con una delegazione di altri imprenditori lombardi per fare il punto sulla situazione sullo scenario dei dazi, delle clausole di salvaguardia e delle problematiche dell’automotive. «Nel 2024 la Lombardia ha esportato verso gli Stati Uniti prodotti per 14,5 miliardi di euro contro i 4,2 miliardi di import. I settori più esposti sono il food&beverage, l’alimentare, la moda, la meccanica e parte dell’automotive. Sono le categorie di prodotti che verranno maggiormente colpite», aggiunge l’imprenditore siderurgico.

Domanda. Donald Trump ha già imposto dazi su alluminio, acciaio e automobili, insieme all’aumento di quelli su tutti i beni provenienti dalla Cina. Mecoledì 2 aprile è il cosiddetto «Liberation Day», come l’ha ribattezzato il presidente americano. Si aspetta dazi generalizzati (su tutte le importazioni) o tariffe su singoli prodotti colpendo alcuni Paesi come gli Usa hanno fatto con Messico e Canada?

Risposta. Credo che Trump confermi i dazi su tutti i beni che ha citato fino ad ora. Dunque, tariffe del 25% su acciaio, automotive, alluminio, rame, vino e bevande alcoliche. Non tornerà indietro su questa scelta. L’Europa ha la possibilità di aprire una trattativa sedendosi ad un tavolo. Prima però Bruxelles deve reagire concretamente.

D. In che modo? Alzando a sua volta altre barriere tariffarie?
R. Certamente, non si può restare inermi. Alla fine se guardiamo alla bilancia commerciale fra Europa e Stati Uniti dove il rapporto fra export e import è di tre a uno abbiamo tutto l’interesse a trattare. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen tenterà fino all’ultimo di mantenere aperto il dialogo e una trattativa con l’amministrazione Trump per portare a casa un risultato. Nel breve però non credo che il presidente americano cambi idea.

D. Si aspetta dazi anche nei confronti dell’Italia?
R. La Germania e Italia sono i due Paesi europei che più esportano negli Stati Uniti. Anche grazie ai buoni rapporti che la premier Giorgia Meloni ha mantenuto con Washington, l’Italia ha tutto il vantaggio affinchè si creino le condizioni per l’avvio di una trattativa che poi va portata avanti come Unione Europea. I singoli Paesi non hanno nessuna forza nel sedersi al tavolo da soli. Anche nei confronti di Canada e Messico, Trump ha assunto poi toni più dialoganti subito dopo aver introdotto nuove barriere tariffarie. In Europa ci sono priorità diverse fra i Paesi, ma come Confindustria stiamo spiegando che la centralità dell’impresa va mantenuta.

D. La governance europea non aiuta una rapida riposta comune…
R. Certamente no, ma credo che sui dazi tutti i Paesi Ue concordino sul fatto che dopo una reazione serva arrivare ad una trattativa. Nel breve è giusto mostrare i muscoli su alcuni prodotti. E bisognerebbe adottare contromisure nei confronti dei prodotti americani in misura generalizzata. Ma poi è necessario trattare per l’importanza del mercato americano per il nostro export. Inoltre, l’unità dell’Europa è indispensabile in un momento in cui non c’è da affrontare solo il problema dei dazi americani, ma anche la riduzione dell’impegno degli Stati Uniti nella Nato.

D. Che cosa preoccupa in particolare le imprese lombarde che lei rappresenta?
R. Nel 2024 la Lombardia ha esportato verso gli Stati Uniti prodotti per 14,5 miliardi di euro contro i 4,2 miliardi di import. I settori più esposti sono il food&beverage, l’alimentare, la moda, la meccanica e parte dell’automotive. Sono le categorie di prodotti che verranno maggiormente colpite.


D. E l’acciaio, settore dove opera anche la sua Feralpi?
R. La sderurirgia è esposta a un danno indiretto. Nel 2024 gli acciaierie italiani hanno esportato Oltreoceano 350 mila tonnellate su una produzione globale di 19 milioni di tonnellate. Dunque, piccole quantità. Ma con l’applicazione dei dazi americani anche nei confronti di Pechino, la Cina riverserà i propri prodotti sui mercati del Vecchio Continente.

D. E quindi?
R. Stiamo chiedendo all’Ue che a fronte di possibili invasioni di import d’acciaio dalla Cina vengano rinforzate le misure di salvaguardia con l’introduzione di nuove tariffe.

D. Per controbilanciare le misure americane basterà, come ha suggerito qualche economista, trovare altri grandi mercati di sbocco per i prodotti europei come ad esempio l’India?
R. Assolutamente no. I prodotti europei della manifattura di base, come acciaio, prodotti chimici o meccanica, riescono a imporsi solo se sono competitivi. Il costo dell’energia elettrica in Europa non è competitivo. Si fa presto a dire: rivolgiamoci ad un altro mercato. Conquistare un altro mercato significa togliere quote a competitor già presenti e con una tariffa elettrica competitiva è difficile vendere a prezzi concorrenziali. E il costo dell’energia è soltanto uno degli elementi di mancanza di competitività per alcuni prodotti europei.


D. La dottrina dei dazi di Trump punta ad attivare il reshoring negli Stati Uniti per rafforzare la manifattura interna e, in seconda battuta, l’occupazione. È la ricetta giusta per rafforzare l’offerta Usa?
R. Il sistema manifatturiero americano è molto più indietro rispetto a quello europeo. L’economia Usa è maggiormente basata sui servizi. Trump sta cercando di ricreare le basi per poter alimentare lo sviluppo di un sistema manifatturiero interno. I dazi aiutano uno sviluppo di questo tipo, ma l’effetto non è certo di breve. Ci vogliono decenni per creare le competenze su cui invece l’Europa, già settata oltretutto sulla decarbonizzazione, può contare da tempo. (riproduzione riservata)