Data center oltre quota 100 Gigawatt. E dopo la Lombardia anche il Piemonte prepara la sua legge
Data center oltre quota 100 Gigawatt. E dopo la Lombardia anche il Piemonte prepara la sua legge
Soglia superata il 31 agosto. Milano sempre in testa, ma il primato è sceso sotto il 50% del totale nazionale. La corsa alle domande di connessione alla rete di Terma si allarga ad altre regioni

di di Angela Zoppo 22/09/2026 21:00

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La corsa dei data center non si ferma. Dai dati di Terna aggiornati al 31 agosto, le domande di connessione alla rete elettrica hanno superato i 100 Gigawatt, 6 in più rispetto al dato di luglio. La spinta digitale richiede ormai una cornice legislativa adeguata e altre regioni si preparano a seguire l’esempio della Lombardia con normative che regolino il traffico dei centri di raccolta dati sul territorio.

In pole position c’è il Piemonte, che ha già avviato la consultazione pubblica sul disegno di legge per i data center. Con 14,5 Gw è la seconda regione italiana per domande di connessione, arrivate a 71. «Il Piemonte ha il traino del Nord Italia e della sua connessione con l’Europa», spiega Andrea Grappelli, partner di Morri Rossetti & Franzosi, a MF-Milano Finanza . «Nel sistema dei data center contano i cluster: poter trasmettere rapidamente i dati da un centro all’altro richiede vicinanza».

La mappa dei data center in Italia: dal Piemonte al Lazio

Se Milano e il suo hinterland restano il principale polo di attrazione, con 296 domande per 47,3 Gw, e il Piemonte segue a parecchie lunghezze, al terzo posto in classifica c’è il Lazio, con 45 domande per 12,45 Gw e il progetto di un hiperscaler. Crescono anche la Puglia con 30 domande per 8,28 Gw, l’Emilia-Romagna con 41 per 6,14 Gw e il Veneto con 24 per 5,54 Gw. Il dato di agosto conferma la tendenza emersa a luglio; la Lombardia è sempre in testa ma ormai è scesa sotto il 50% del totale nazionale, pur avendo aggiunto altri 2,3 gw di richieste da un mese all’altro. È il segnale che l’avanzata dei data center si sta allargando al resto d’Italia e che ci vorranno altre normative regionali.

«La Lombardia si differenzia perché interviene su un settore già sviluppato sul proprio territorio, quindi la sua disciplina parte da questo presupposto nella regolamentazione», osserva Grappelli. «Con la legge regionale di giugno 2026 e i provvedimenti attuativi di agosto, ha fornito indicazioni più dettagliate su alcuni passaggi operativi. È apprezzabile che abbia cercato di risolvere problemi pratici», aggiunge Grappelli.

Il nodo della normativa e dei permessi

«Altrove, invece, bisogna capire se l’obiettivo è accompagnare uno sviluppo regolamentato, sempre nel rispetto delle norme ambientali, o limitarsi a porre vincoli. Servirebbero indirizzi nazionali capaci di dare alle amministrazioni criteri operativi analoghi»».

Il decreto Bollette di febbraio 2026 ha introdotto il procedimento unico per costruzione, ampliamento ed esercizio dei data center; a luglio il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato gli indirizzi operativi. «Queste misure danno piccole risposte alle grandi domande arrivate dagli operatori e dalle amministrazioni», afferma Grappelli. «Ma non consentono ancora di dire che il quadro sia completo».

La lacuna più rilevante riguarda le iniziative già partite. «Manca una disciplina transitoria: quando è stata fatta la legge non è stato detto che cosa fare delle procedure in corso». È un punto che incide su autorizzazioni, tempi di sviluppo e finanziamenti. «Per un progetto nuovo l’ iter è più chiaro; per chi aveva già avviato le pratiche bisogna capire che cosa può essere mantenuto e che cosa, invece, deve essere adeguato».

Quello che già si può fare, invece, è cogliere la possibilità di sfruttare la corsa dei data center per recuperare aree industriali dismesse: «sarà un’occasione di sviluppo e di riqualificazione dei brownfield da non perdere», conclude Grappelli. (riproduzione riservata)