Un data center protetto da una montagna e che punta sulla sostenibilità. Questa l’idea vincente di Trentino DataMine, una società nata dal partenariato pubblico-privato, che ha realizzato la prima infrastruttura digitale di questo tipo in una miniera attiva. I lavori sono stati possibili in parte grazie ai fondi del Pnrr e sono stati realizzati in meno di mille giorni. Tra i protagonisti di questa impresa c’è Dennis Bonn, l’amministratore delegato della società gestita per il 49% dall’Università di Trento e per il 51% da Covi Costruzioni, Dedagroup, Gpi e Isa-istituto atesino di sviluppo.
Risposta. Siamo partiti dal presupposto che non c’è crescita senza digitale e non c’è digitale senza data center. Queste sono strutture energivore, che occupano tanto spazio e che hanno bisogno di sicurezza. Noi abbiamo pensato che non ci può essere una crescita sostenibile senza rispettare l’ambiente e senza valorizzare i dati custoditi. In un settore che cerca soluzioni sotto il mare o nello spazio, noi abbiamo scelto di farlo in una miniera attiva. Questo è stato reso possibile grazie alla normativa della Provincia autonoma di Trento che permette di pianificare prima lo spazio totale da utilizzare. E questo rende il datacenter Intacture un unicum mondiale.
R. Per realizzarlo abbiamo dovuto scavare un grattacielo rovesciato di 40 metri di profondità, pari a un edificio di 13 piani. Dove adesso c’è il data center, prima del bando del Pnrr c’era una montagna di roccia dolomia. Mentre adesso ci sono le sale server. In questi tre anni sono stati scavati 63 mila metri cubi di roccia, due gallerie da 170 metri l’una. Ogni operatore privato ha fornito le sue competenze.
R. I dati sono una risorsa critica per le imprese. Tutto passa dai data center e Intacture vuole rispondere a questa sfida dei tempi moderni: essere una struttura sotterranea, solida, schermata, sostenibile, scalabile che mantiene la sovranità del dato e che addestra un’intelligenza artificiale di precisione. La miniera è uno schermo naturale dalle onde elettromagnetiche e dai rischi sismici e idrogeologici.
R. Intacture si colloca tra i data center medio piccoli e vuole stare vicino al luogo dove il dato viene creato. Quindi si rivolge alle piccole e medie imprese, alle banche, alle assicurazioni, alle aziende sanitarie e alla pubblica amministrazione. Il modello di business di questa infrastruttura si basa sia sull’erogare spazi per custodire in sicurezza il dato del cliente sia sulla capacità di calcolo del supercomputer. Accanto a questo ci sono 96 armadi che sono il primo lotto. Noi contiamo che, una volta partito il primo modulo dell'infrastruttura oggetto di finanziamento del Pnrr, si possa espandere la struttura a moduli con raddoppio della potenza di storage in 6-9 mesi ogni volta. Il nostro orizzonte temporale è di 30 anni.
R. Noi abbiamo all'interno della compagine sociale DedaGroup e Gpi che sono due leader nel settore dell'information technology corporate e in ambito sanitario. Grazie a loro abbiamo già i primi clienti che si sono trasferiti e che hanno opzionato degli spazi. Contiamo, grazie al loro network, di poter espanderci sul mercato delle pmi a livello nazionale, ma soprattutto del nord-ovest. Al momento noi abbiamo circa la metà dello spazio che è oggetto di interesse di una molteplicità di clienti.
R. Abbiamo un piano molto conservativo che è nell'ordine dei 5-10 milioni di euro di fatturato a pieno regime una volta avviato il primo modulo. Questo noi possiamo ampliarlo in termini di capacità di approvvigionamento energetico e di occupazione di spazi fino a otto volte per raggiungere i 6 MW. (riproduzione riservata)