Con le richieste di connessione alla rete, ormai oltre gli 84 Gigawatt secondo i dati di Terna, crescono anche le regole per disciplinare la corsa dei data center. Dopo il governo col decreto Bollette, è la Lombardia a intervenire con una legge ad hoc: qui, soprattutto intorno a Milano, si concentra oltre il 50% dei progetti legati a queste infrastrutture.«La Lombardia ha deciso di non affidarsi solo alle statistiche per governare il boom dei data center sul proprio territorio. Ha scelto invece di istituire una cabina di regia permanente, composta da Regione, Arpa, Ats, Province, Città Metropolitana e Anci, capace di monitorare in tempo reale l’evoluzione degli insediamenti», spiega a MF-Milano Finanza Andrea Grappelli, partner di Morri Rossetti & Franzosi, lo studio legale che ha tenuto a battesimo i data center dall’esordio in Italia nel 2013.
«È uno strumento che permette di sapere costantemente che cosa sta accadendo sul territorio. E l’evoluzione, in questo settore, è velocissima». La nuova legge non si sovrappone al decreto del governo. «Sono complementari, con finalità diverse», sottolinea Grappelli, «Il dl Bollette disciplina il percorso autorizzativo dei data center con una visione procedurale ad ampio raggio. La legge lombarda interviene invece sul piano territoriale e urbanistico» Tra le novità più significative, l’introduzione della potenza di consumo come parametro urbanistico: «uno strumento che il decreto statale non prevede».
Uno dei nodi più critici del settore resta però la forbice enorme tra domanda e progetti messi a terra che raggiungeranno appena circa un Gigawatt al 2028. «Il meccanismo attuale consente di presentare una domanda di allaccio spendendo circa 2.500 euro, senza nemmeno essere proprietari dell’area. È un sistema che può favorire iniziative prive di un reale progetto industriale (qui le misure allo studio per arginare le domande speculative)», commenta Grappelli, e i tempi tecnici non aiutano: «per individuare il punto di connessione definitivo possono servire fino a 24 mesi. Per un settore che è stato rivoluzionato dall’intelligenza artificiale in poco più di un anno, è un’eternità».Guardando agli investitori, la legge regionale ha una norma transitoria molto apprezzata perché è pensata per tutelare chi aveva già avviato cantieri e impegnato capitali. «Immaginiamo un operatore che ha investito 500 milioni o un miliardo di euro e si trova improvvisamente a dover modificare il crono-programma», osserva Grappelli. «La Lombardia ha calibrato la norma transitoria proprio per non lasciare a metà strada chi aveva già avviato progetti e investimenti. È un aspetto fondamentale per la bancabilità delle operazioni. Per i fondi internazionali la certezza delle tempistiche vale quanto il capitale impegnato. L’elemento decisivo non è tanto l’investimento in sé, quanto la possibilità di sapere quando quel capitale inizierà a generare ritorni».
L’altro aspetto è che «i data center possono diventare un motore di riqualificazione delle aree industriali dismesse. I brownfield rappresentano una delle opportunità più interessanti per lo sviluppo futuro del settore.» In questo scenario, altre Regioni guardano al modello lombardo: si candidano il Piemonte, «ricco di aree dismesse e ben posizionato verso il resto d’Europa», la Puglia e anche il Lazio, con Roma «come polo naturale del centro-sud». Anche il governo ha mostrato di apprezzare la normativa della Lombardia tanto da pensare di replicarla su scala nazionale.
Il rischio, però, è arrivare tardi. «Se l’Italia non ragiona in un’ottica di sviluppo e di comprensione del fenomeno data center, che è una componente strutturale dell’economia digitale, lascerà spazi che altri riempiranno. La Grecia sta guardando con grande attenzione alla possibilità di diventare un hub del Mediterraneo. Gli investitori si sposterebbero verso Paesi in grado di offrire lo stesso mercato di riferimento con maggiore certezza. A quel punto utilizzeranno per sé la propria energia, vendendocene meno. L’Italia rischierebbe così di risultare marginale in un mercato strategico». (riproduzione riservata)