Data center, il Cdm riconosce strategico il Digital Vault Sulcis di Energy Vault
Data center, il Cdm riconosce strategico il Digital Vault Sulcis di Energy Vault
Ok del governo al data center campus AI nel Sulcis. Si tratta di un polo data center da 100 Mw che richiede 3 miliardi di investimenti. I primi 20-30 Mw pronti entro il 2030

di di Nicola Carosielli 05/08/2026 06:00

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«Un passo importante che segue un lavoro di oltre un anno condiviso con la Regione Sardegna e il Ministro Adolfo Urso». Commenta così Luca Manzella, vice president Emea di Energy Vault, gruppo energetico con sede in Svizzera, il via libera del Consiglio dei Ministri al riconoscimento come progetto strategico nazionale del Digital Vault Sulcis, il data center campus da 100 Mw dedicato all’AI (per buona parte alimentato da rinnovabili) che Energy Vault intende realizzare in Sardegna nell’ex miniera di Nuraxi Figus, a Gonnesa.

L’ok del governo non è solo un atto formale, ma la conferma che il progetto è strategico per la sovranità digitale italiana. «È un momento molto positivo, perché conferma l’importanza di un progetto disegnato per dare impulso alla riconversione economica dell'area e affrontare la sovranità digitale, creando uno spazio distribuito fuori dai soliti centri del Nord Italia», spiega Manzella.

Risorse e struttura finanziaria del progetto

Sul fronte finanziario, un progetto per essere di interesse strategico nazionale deve essere superiore a un miliardo di euro. «Questa cifra copre la prima fase da 30 Mw (la cui operatività è attesa entro il 2030, con l’avvio dei cantieri tra il 2027 e il 2028), comprensiva di infrastruttura computazionale e microrete», dice Manzella. Ma l’orizzonte è più ampio: «Arrivando a 100 Mw le risorse salgono a 3 miliardi, comprese le macchine».

La strategia di finanziamento è pragmatica: «Energy Vault ha già raccolto 500 milioni di dollari negli Usa per attività simili» e ovviamente non sarà un’operazione all-equity. «Meditiamo di fare attività di project finance, con una parte di equity e una parte di debito e di terzi», con l’obiettivo di coinvolgere investitori nazionali e internazionali, sfruttando la qualifica di progetto strategico per accelerare la bancabilità.

Integrazione tra energia, calcolo e sicurezza

Il cuore del progetto risiede nell’integrazione tra energia e calcolo. A differenza dei grandi campus centralizzati, il polo sardo sarà modulare e scalabile, capace di adattarsi alla rapida evoluzione tecnologica. La microrete, alimentata da fotovoltaico e sistemi di stoccaggio gravitazionale, garantirà costi energetici competitivi inferiori alla media Ue. «Rispetto ad altri progetti che sono grandi mega campus, il nostro è modulare e scalabile», una flessibilità cruciale per l’AI, dove la tecnologia evolve freneticamente. Accanto, la sicurezza: «Possiamo realizzare moduli a 150 metri di profondità nelle camere minerarie, offrendo una protezione fisica unica in un’area a rischio sismico nullo».

Impatto sul territorio ed ecosistema locale

Infine c’è il legame col territorio. «L’obiettivo è creare un ecosistema locale», con un dialogo con la Regione che punta a coinvolgere manodopera e imprese sarde per la costruzione e l’assemblaggio dei moduli. «È un progetto che vuole essere utilizzato, non una cattedrale nel deserto». (riproduzione riservata)