Danieli entra in una nuova fase di crescita. Quando Berenberg ha iniziato a investire nel produttore di macchine e impianti per l'industria metallurgica di Buttrio a maggio del 2024, la sua tesi d’investimento si basava su tre pilastri principali: primo, l’azienda offriva un’opportunità unica per cavalcare l’onda dei capitali verdi (green capex), attesa svilupparsi nell’industria dell’acciaio.
Secondo, data la natura generatrice di cassa del business, la crescita della divisione plant-making avrebbe ulteriormente aumentato la posizione di cassa di Danieli, fornendo alla società maggior flessibilità per migliorare la remunerazione degli azionisti. Terzo, la valutazione era interessante.
Poiché il prezzo del titolo di Danieli è più che raddoppiato nel 2025, Berenberg ha voluto valutare se questi elementi della sua tesi d’investimento siano ancora validi come lo erano allora. Ed è arrivata alla conclusione che il momentum e la valutazione rimangono favorevoli e che l’esercizio 2025/2026 dovrebbe mostrare un altro anno di solida crescita.
Pertanto, il broker ha aumentato, e di parecchio, i target price sia sull’azione ordinaria sia sulla risparmio, rispettivamente, da 55 a 66 euro (+9,57% a 63 euro in borsa in chiusura il 22 gennaio) e da 40 a 51 euro (+8,86% a 44,74 euro), confermando su entrambe la raccomandazione d’acquisto.
Negli ultimi dodici mesi Danieli ha vinto diversi ordini con dimensioni decisamente superiori alla media storica della società, «il che, a nostro avviso, testimonia la superiorità tecnologica della sua offerta di prodotti e dovrebbe fornire una forte visibilità futura. I risultati dell’esercizio 2024/2025 pubblicati a ottobre del 2025 hanno mostrato uno sviluppo molto solido dei profitti operativi, sebbene parzialmente compensato dall’impatto della svalutazione del dollaro», ricorda Berenberg.
Con il recupero parziale delle perdite della divisione steelmaking e assumendo uno sviluppo più stabile dei tassi di cambio, Berenberg ritiene che Danieli possa chiudere l’esercizio 2025/2026 con un utile netto pari a quasi 300 milioni di euro (2907 milioni), circa il 35% superiore a quello riportato nell’esercizio precedente (220 milioni) a fronte di ricavi pari a 4,389 miliardi (da 4,2 miliardi) e di un ebitda anch’esso in aumento a 472 milioni (da 438 milioni). Tanto che il dividendo per l’azione ordinaria è stimato in crescita a 0,41 euro per azione (rendimento dello 0,7%) dai precedenti 0,31 euro per azione.
Al contempo Berenberg ritiene che Danieli possa beneficiare anche di un contesto regolatorio più favorevole. Con l’entrata in vigore nel 2026 del meccanismo di adeguamento alla frontiera del carbonio (Cbam), la normativa introdotta dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2 legate alle importazioni e con l’avanzamento delle discussioni in Europa sull’imposizione di una tariffa del 50% sulle importazioni di acciaio, la divisione steelmaking di Danieli può vedere miglioramenti sia nei prezzi sia nei volumi.
Inoltre, regolamenti sulle emissioni più severi possono spingere i produttori di acciaio asiatici a investire in tecnologie più verdi, creando ulteriori opportunità di business per la divisione plant-making.
Anche grazie a queste opportunità, Berenberg ha aumentato le stime di utile per azione per il 2026 e il 2027, rispettivamente, del 6% e dell’11%. E aggiornato la somma delle parti del gruppo (la divisione plant making è valutata a un ev di 4830,8 miliardi e quella steel making a un ev di 529,8 milioni), che porta, appunto, a un fair value di 66 euro per le azioni ordinarie e di 51 euro per le azioni di risparmio.
«Sulla base delle nostre stime aggiornate, Danieli è scambiata a circa 5 volte l’ev/ebitda 2027, una valutazione che riteniamo ancora sacrificata, a sconto del 50% rispetto ai competitor», conclude Berenberg. (riproduzione riservata)