Jefferies carica Danieli. L’azione ha toccato un top intraday a quota 58 euro, livello già visto il 7 settembre (massimo 2026 a 77,5 euro il 15 giugno), dopo che Jefferies ha comunicato di aver avviato la copertura del titolo con una raccomandazione buy. Alle 12:30 del 17 settembre l’azione scambia a 57,55 euro (+4,54%).
Danieli, sottolinea il broker, è uno dei soli tre fornitori globali di soluzioni complete per la produzione di acciaio ed è ben posizionato per intercettare oltre 30 miliardi di euro di investimenti (capex) per la decarbonizzazione europea e 40-50 milioni di tonnellate di nuova capacità produttiva di acciaio a basse emissioni entro il 2030.
Con un portafoglio ordini di 6 miliardi di euro, capitale circolante finanziato dai clienti e 2 miliardi di cassa netta, il gruppo offre una visibilità elevata sugli utili e sulla capacità di generare cassa. Operando in un mercato molto concentrato e caratterizzato da barriere all’ingresso significative, la struttura Epc (Engineering, procurement and construction) di Danieli genera flussi di capitale circolante grazie agli anticipi versati dai clienti, sostenendo una forte conversione dell’utile in free cash flow (rendimento dell’8% nel 2026 e del 12% nel 2027), una posizione di cassa netta in crescita e una dipendenza limitata da finanziamenti esterni.
«Un leader globale in una nicchia molto interessante: Danieli è uno dei soli tre fornitori globali di soluzioni completamente integrate per la produzione di acciaio, che comprendono la riduzione diretta (Dri), i forni elettrici ad arco (Eaf), la colata, la laminazione, l’automazione e i sistemi digitali di controllo dei processi», precisa Jefferies, stimando che l’azienda possa aggiudicarsi il 20-30% degli oltre 30 miliardi di investimenti necessari per sostenere la sostituzione, entro il 2030, di 40-50 milioni di tonnellate di capacità siderurgica ad alta intensità di carbonio, pari al 30% dell’attuale produzione europea di acciaio. Sarebbe un bel colpo: 6/9 miliardi solo per Danieli.
La modernizzazione globale della siderurgia offre un percorso di crescita di lungo periodo: mentre il mercato tende spesso a concentrarsi sulla decarbonizzazione europea, solo il 27% dei ricavi di Danieli è generato in Europa. Il gruppo è inoltre esposto al reshoring negli Stati Uniti, agli investimenti nella tecnologia Dri nell’area Mena e all’espansione della capacità siderurgica in India e nel Sud-est asiatico.
Per fine 2026 Jefferies si attende ricavi in leggero calo a 3,942 miliardi dai 4,2 miliardi del 2025, un ebitda pressoché stabile a 433,5 milioni dai 437,8 milioni del precedente esercizio e un utile netto di 236 milioni, in aumento dai 220 milioni del 2025. Mentre il free cash flow è stimato a 333 milioni (da 376).
Nonostante questi punti di forza, Danieli tratta a sole 3,2 volte l’ev/ebitda 2027, con uno sconto del 70% rispetto ai competitor, del calibro di ArcelorMittal, Ssab, Salzgitter, Thyssenkrupp, Voestalpine e Acerinox, che presentano un multiplo medio di 11,2 volte. «Consideriamo Danieli un investimento legato a un ciclo globale di modernizzazione della siderurgia, e non semplicemente a un tema europeo. Nonostante questo posizionamento attrattivo, le azioni trattano a uno sconto significativo, che riteniamo rifletta in larga misura considerazioni legate alla struttura proprietaria e alla liquidità del titolo, piuttosto che la qualità del business sottostante», spiega Jefferies.
Da qui l’avvio di copertura con un rating buy e un target price di 75 euro dopo aver applicato un multiplo di 9 volte l’ev/ebitda 2027 al business Plantmaking del gruppo (sconto del 30% rispetto alla media di 12,9 volte), in considerazione della sua leadership tecnologica e dell’esposizione alla decarbonizzazione della siderurgia, e un multiplo di 5,5 volte l’ev/ebitda 2027 ad Abs Steelmaking, in linea con i competitor europei del settore siderurgico.
Questo porta a un equity value di 90 euro per azione, prima di applicare uno sconto di liquidità del 15% per tener conto del flottante limitato e della minor liquidità degli scambi, portando così al target price di 75 euro che implica un potenziale rialzo del 30% circa rispetto alla quotazione attuale.
Ma nello scenario migliore, che presuppone che Danieli riesca a trasformare con successo il proprio portafoglio ordini di 6 miliardi in ricavi, che benefici del ciclo di decarbonizzazione della siderurgia e realizzi una graduale ripresa della redditività della divisione Abs, può valere 95 euro per azione (+73% di upside).
In questo caso il business Plantmaking è valutato a 11,6 volte l’ev/ebitda 2027 (sconto del 10% rispetto ai competitor) e il business Steelmaking a 5,5 volte, ottenendo un enterprise value complessivo di 5,6 miliardi. Dopo aver aggiunto 2,4 miliardi di cassa netta, Jefferies arriva a un equity value di 105 euro per azione. Applicando uno sconto liquidità del 10%, per riflettere il free float modesto del 20%, ottiene un target price nello scenario migliore di 95 euro (+65% di upside). (riproduzione riservata)