La revisione al ribasso delle previsioni per l’esercizio fiscale 2027 ha aumentato lo scetticismo degli investitori nei confronti di Danieli, il tutto aggravato dalla visibilità limitata sulle svalutazioni della divisione Plant Making e dal rischio di ulteriori oneri straordinari una tantum.
Jefferies ha scontato quest’incertezza riducendo dell’11% le stime di ebitda per il 2027 a 461,6 milioni di euro (438,9 milioni nel 2026 dai 437,8 milioni del 2025), ma ritiene che l’ondata recente di vendite sul titolo sia stata eccessiva, alla luce di un portafoglio ordini superiore a 6 miliardi di euro, di margini ebitda resilienti e del miglioramento delle performance della divisione Steel Making.
Con il titolo scambiato a 2,5 volte l’ev/ebitda stimato da Jefferies per il 2027, «individuiamo un’interessante opportunità di ingresso e confermiamo la raccomandazione buy, pur riducendo del 7% il nostro prezzo obiettivo a 70 euro (-2,14% a 50,4 euro in borsa il 22 ottobre, ndr)», precisa Jefferies.
Più nel dettaglio, per quanto riguarda la divisione Plant Making del gruppo Danieli, le svalutazioni dell’esercizio 2026 sembrano riguardare prevalentemente singoli progetti, con margini di miglioramento. L’ebitda è rimasto resiliente a 368 milioni, nonostante un calo dei ricavi dell’11%. L’ebit, tuttavia, è diminuito del 34% a 221 milioni di euro, poiché gli ammortamenti e le svalutazioni sono più che raddoppiati, passando da 63 a 157 milioni.
Jefferies ritiene che l’aumento di 100 milioni su base annua sia riconducibile principalmente a due categorie di oneri: 50 milioni relativi ai contratti Epc legacy di Fata in perdita e 50 milioni di accantonamenti e svalutazioni prudenziali riguardanti un numero limitato di progetti core della divisione. Questi ultimi riflettono soprattutto ritardi nella messa in servizio degli impianti, costi aggiuntivi e potenziali penali.
Sebbene il rischio legato all’esecuzione dei progetti rimanga presente, la maggior parte del portafoglio ordini problematico storico di Fata è ormai stata contabilizzata. Ciò suggerisce per il broker che, in prospettiva, gli oneri straordinari potrebbero ridursi e la conversione dell’ebitda in ebit potrebbe migliorare.
Nell’esercizio 2026, l’ebitda della divisione Steel Making ha raggiunto 71 milioni di euro, equivalenti a 60-65 euro per tonnellata e a un margine del 6,8%. Questi risultati rimangono tuttavia inferiori ai livelli dei competitor europei, pari a oltre 120 euro per tonnellata e a un margine dell’11%.
Il modello produttivo make-to-order di Acciaierie Bertoli Safau, la società del gruppo specializzata nella produzione di acciai speciali, consente tuttavia di trasferire in larga misura sui prezzi di vendita la volatilità dei costi energetici e dei rottami metallici. Di conseguenza, gli elevati costi di produzione incidono principalmente sui volumi, anziché sui margini unitari. I minori livelli di utilizzo degli impianti esercitano, invece, una pressione indiretta sulla redditività, attraverso un assorbimento minore dei costi fissi.
Considerando che la produzione 2026, pari a 1,1 milioni di tonnellate, implica un tasso di utilizzo della capacità produttiva del 75%, «riteniamo che vi siano margini per un miglioramento della redditività qualora i volumi recuperino verso un livello più sostenibile, pari a 1,25 milioni di tonnellate», stima Jefferies. Inoltre, l’investimento di 700 milioni di euro del piano strategico pluriennale di Acciaierie Bertoli Safau, Vision 2.3, dovrebbe migliorare strutturalmente l’efficienza, la competitività e l’impronta carbonica dell’azienda.
Detto questo, precisa Jefferies, l’incertezza geopolitica ritarda la conversione del portafoglio ordini e impone una revisione delle stime sul gruppo. «Le indicazioni fornite per il 2027 si sono rivelate inferiori alle nostre aspettative. La pressione riguarda il fatturato, poiché l’acuirsi dell’incertezza geopolitica sta inducendo i clienti a rinviare le decisioni di investimento e a posticipare l’esecuzione dei progetti», spiega Jefferies. «Ciò rallenta la conversione del portafoglio ordini di Danieli, pari a 6 miliardi, in ricavi, senza necessariamente indicare un indebolimento della domanda sottostante».
La società ha segnalato ritardi nei programmi di investimento dovuti all’instabilità geopolitica, pur continuando ad attendersi un’acquisizione di nuovi ordini sostenuta nell’esercizio fiscale 2027 e una ripresa del valore della produzione della divisione Plant Making. Pur abbassando le stime di ebitda per il 2027 e il 2028, rispettivamente, dell’11% e del 18%, la previsione di Jefferies per il 227, pari a 462 milioni circa, rimane superiore del 5% rispetto al punto medio dell’intervallo di guidance e sostanzialmente in linea con il consenso degli analisti.
«Questo riflette la nostra valutazione secondo cui le previsioni della società incorporano un certo grado di prudenza. Dopo il calo del 15% del titolo successivo alla pubblicazione dei risultati, che consideriamo eccessivo, consigliamo di acquistare il titolo la cui valutazione rimane interessante. La nostra analisi basata sulla somma delle parti incorpora già uno sconto del 20% rispetto ai competitor della divisione Plant Making e del 40% rispetto a quelli della divisione Steel Making, oltre a un ulteriore sconto del 20% per la liquidità minore del titolo», conclude Jefferies che nello scenario migliore (presuppone che il gruppo riesca a convertire il proprio portafoglio ordini da 6 miliardi in ricavi, tragga beneficio dal ciclo attuale di decarbonizzazione dell’industria siderurgica e realizzi una ripresa della redditività di Acciaierie Bertoli Safau) vede Danieli a 90 euro.
Un valore che implica un upside potenziale rilevante, del +78% rispetto al prezzo attuale e nasce da una valutazione della divisione Plant Making pari a 11 volte l’ev/ebitda 2027, applicando uno sconto del 10% rispetto ai competitor comparabili, e la divisione Steel Making a 4,6 volte, anch’esso con uno sconto del 10%. Ne deriva un enterprise value di 4,6 miliardi. Aggiungendo 2,6 miliardi di cassa netta, Jefferies ottiene un equity value pari a 98 euro per azione. Applicando, infine, uno sconto del 10% per riflettere il flottante limitato (20% del capitale), arriva a 90 euro per azione. (riproduzione riservata)