Sell-off sul titolo Danieli. Dopo i conti dell’esercizio 2025/2026 del gruppo chiusi al 30 giugno, diffusi il 25 settembre a mercati chiusi, Intermonte (rating outperform e target price a 83 euro) vede una reazione negativa del titolo perché «i risultati 2026 sono leggermente inferiori alle stime, con un ebitda di 438,9 milioni di euro, pressoché stabile su base annua (+0,3% anno su anno), rispetto ai 456 milioni attesi. Inoltre per il 2027 la società ha indicato un ebitda di 430-450 milioni, circa il 10% sotto il consenso Bloomberg». E l’azione è caduta il 28 settembre in chiusura del 15,40% a 50 euro, minimo del 30 dicembre 2025, con volumi boom: 474.987 pezzi contro la media degli ultimi 20 giorni di 1.124.
Anche Banca Akros (target price tagliato da 75 a 70 euro, rating accumulate) parla di risultati per l’esercizio 2025/26 leggermente inferiori alle attese: le vendite a 3,833 miliardi (-8,7%) sono risultate inferiori del 4,4% rispetto alle stime della banca d’affari e del 3,9% rispetto al consenso; stesso discorso per l’ebitda inferiore dell’1,8% rispetto alle stime.
Più nel dettaglio, i ricavi della divisione Plant Making sono diminuiti del 10,9% su base annua, a causa dell’implementazione di un mix di prodotti ad alta redditività, ma caratterizzati da volumi produttivi più bassi. Ciò è legato all’avvio simultaneo di numerosi ordini, le cui fasi iniziali di sviluppo richiedono un maggior coinvolgimento dei dipartimenti tecnici rispetto alle funzioni operative responsabili dell’acquisto e della lavorazione dei materiali e dei componenti meccanici.
Nonostante ciò, osserva Banca Akros, i margini sono migliorati, pur in presenza di costi significativi sostenuti per il completamento e la messa in servizio di alcuni progetti particolarmente complessi e critici nel settore delle turbine a gas per la produzione di energia elettrica.
Invece, i ricavi della divisione Steel Making sono risultati in linea con le aspettative. Per quanto riguarda la redditività, sebbene i margini abbiano registrato un recupero rispetto all’anno precedente (+32% su base annua), sono rimasti contenuti, con un margine ebitda del 6,8%, a causa dell’elevato costo dell’energia.
Il portafoglio ordini complessivo di Danieli al 30 giugno 2026 ammontava a 6,038 miliardi di euro, rispetto ai 5,384 miliardi di euro del 30 giugno 2025. Questo portafoglio ordini non comprende diversi importanti ordini acquisiti dal gruppo, per i quali ha già avviato lo sviluppo dell’ingegneria di base (basic engineering).
Le indicazioni fornite dalla società per l’esercizio 2026/2027 sono più prudenti rispetto alle stime di Banca Akros e del consenso, soprattutto per quanto riguarda l’ebitda atteso: ricavi a 3,9-4,2 miliardi di euro (+6% anno su anno al mid point) rispetto ai 4,3 miliardi previsti dal consenso e da Banca Akros; ebitda 430-450 milioni (flat al mid point) rispetto a 497 milioni stimati dal consenso e ai 485 milioni da Banca Akros. Backlog a 5,8/6 miliardi contro i 6,26 miliardi attesi e cassa netta (ex-anticipi) a 1/1,1 miliardi.
Per cui «abbiamo ridotto le nostre stime per l’esercizio 2026/2027 per incorporare nelle nostre previsioni la nuova guidance della società. Prevediamo ora ricavi a 4,140 miliardi e un margine ebitda 2026/27 del 10,8% dal precedente 11,2%. Questo comporta una riduzione del 12,6% della nostra stima di utile per azione 2026/2027», precisa Banca Akros che ha quindi tagliato il target price da 75 a 70,0 euro per l’azione ordinaria e fissato un prezzo obiettivo di 49 euro per l’azione di risparmio (-15,29% a 34,46 euro il 28 settembre), ipotizzando uno sconto del 30% rispetto alle azioni ordinarie.
Anche Equita ha limato il target price dell’ordinaria del 5% a 81 euro e della risparmio del 3% a 56 euro a causa di risultati «complessivamente inferiori alle attese» con un ebitda più basso del previsto dovuto alla divisione plant-making che ha risentito di ricavi inferiori per effetto del phasing dei progetti, solo in parte compensata da una marginalità solida, ed ebit/utile che hanno risentito anche di svalutazioni legate al business di Fata.
Mentre il dividendo è stato fissato a 0,31 euro per l’azione ordinaria e a 0,33 per la risparmio (0,31/0,33 nell’esercizio precedente) , sotto i 0,38/0,40 euro attesi. Sul fronte positivo, continua Equita, la cassa netta è stata migliore delle attese grazie soprattutto agli anticipi. Anche ex-anticipi, il free cash flow è stato molto solido a 360 milioni.
A detta della sim la guidance incorpora un livello di prudenza significativo e può essere battuta, considerando il solido order intake e backlog della divisione plant-making, caratterizzato da progetti a elevato contenuto tecnologico, che dovrebbe supportare un’accelerazione del business nel 2027 (+4% di ebitda per Equita); la ripresa ciclica dello steel-making (ebitda nel secondo semestre di 57 milioni).
Per ora Equita ha abbassato del 5/4% l’ebitda 2027-28 e l’eps del 3%, viceversa ha migliorato la stima della cassa netta di 120 milioni. Per il 2027 resta sopra la guidance sia a livello di ebitda (471 milioni, +7% anno su anno) sia di cassa netta ex anticipi (1,12 miliardi) e di backlog (6,25 miliardi). «Con Danieli esposta alla decarbonizzazione e alla ripresa ciclica dell’Europa, al reshoring negli Stati Uniti, agli investimenti in DRI soprattutto in Medio Oriente e Africa e all’espansione della capacità produttiva in Asia, inclusa l’India, confermiamo il rating buy», conclude Equita.
Stesse considerazioni da parte di Kepler Cheuvreux: «l’esercizio 2025/26 si è chiuso al di sotto delle nostre aspettative, che tra l’altro erano state recentemente riviste al ribasso. L’elemento che ha inciso negativamente sono state le svalutazioni insolitamente elevate, contabilizzate al di sotto dell’ebitda, nel segmento plant making, dovute ai ritardi nei progetti e a problematiche tecniche che hanno penalizzato l’ebit. E le informazioni fornite dalla società in merito a tali oneri sono state limitate», lamenta Kepler Cheuvreux.
Danieli ha fatto riferimento ai costi significativi necessari per completare e mettere in esercizio alcuni progetti complessi e critici. «Per il momento, riteniamo che queste svalutazioni straordinarie siano destinate in larga parte a normalizzarsi nell’esercizio 2026/27; tuttavia, il miglioramento dell’esecuzione dei progetti sarà un elemento fondamentale», avverte Kepler Cheuvreux che come gli altri broker ha ridotto le stime 2026/27-2027/28: quelle sui ricavi sono state tagliate del 7-9%, quelle sull’ebit del 20-22% e quelle sull’utile per azione del 18-19%, a seguito di una base di partenza più debole e di una guidance prudente per il 2026/27, che non prevede una crescita dell’ebitda.
Il target price sull’azione scende di conseguenza del 15% da 80 a 68 euro. Ma la raccomandazione resta buy: il titolo offre ancora un potenziale rialzo del 15%, sostenuto da un portafoglio ordini di 6 miliardi, da un forte posizionamento tecnologico e da una solida posizione finanziaria netta positiva.
Attualmente il titolo Danieli tratta a un multiplo ev/ebitda 2027/2028 di 3x, superiore alla media degli ultimi due anni, pari a 1,7x. il nuovo prezzo obiettivo di Banca Akros implica un multiplo ev/ebitda 2027/28 di 3,4x. In attesa di ulteriori dettagli in occasione della presentazione dei risultati il prossimo 16 ottobre, la banca d’affari ha confermato la raccomandazione accumulate.
Il titolo Danieli ha perso il 7,1% negli ultimi cinque giorni e il 18% negli ultimi 30 giorni. Ma nell'arco delle ultime 52 settimane ha guadagnato il 41%, rispetto a un aumento del 28% registrato dai competitor. Nello stesso periodo, l’indice Ftse Mib è salito del 22%. Il rendimento da dividendo è pari allo 0,5% sulla base delle stime di Bloomberg per i prossimi 12 mesi. Gli analisti hanno espresso 9 raccomandazioni di acquisto (buy), nessun hold e nessun sell con un prezzo obiettivo medio di 71,60 euro che implica un potenziale aumento del 42,5% rispetto alla quotazione odierna. (riproduzione riservata)