Dallara, il ceo Pontremoli: «Investiamo 80 milioni nel digitale. L’AI rivoluziona la progettazione auto»
Dallara, il ceo Pontremoli: «Investiamo 80 milioni nel digitale. L’AI rivoluziona la progettazione auto»
La società crescerà anche nel 2026 spinta da motorsport e supercar. E investe in intelligenza artificiale un terzo dei ricavi. Così, per esempio, le simulazioni aerodinamiche passano da otto ore a 10 secondi. Parla il ceo Pontremoli

di di Andrea Boeris 10/10/2026 07:00

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Ottanta milioni di euro di investimenti nel digitale, a fronte di un fatturato di circa 250 milioni. È la scommessa di Dallara, il gruppo emiliano delle auto da corsa e delle supercar, che accelera sull’intelligenza artificiale in un altro anno di crescita.

«Anche il 2026 si sta rivelando molto buono dal punto di vista del business, come il 2025 e il 2024. Dopo il Covid abbiamo avuto un crescendo importante», racconta a Milano Finanza Andrea Pontremoli, ceo di Dallara, incontrato alla quindicesima edizione del Leadership Forum, l’evento di Roi Group dedicato a leadership e management. A trainare il business sono motorsport e supercar di altissimo livello, che sfruttano le competenze delle corse.

La scommessa sul digitale e sull’AI

La priorità industriale è però la tecnologia. «Quest’anno facciamo il più grande investimento della nostra storia nell’area digitale e nel digital twin, cioè nei modelli matematici che replicano la realtà», spiega Pontremoli. Gli 80 milioni finanzieranno soprattutto due nuovi simulatori di guida e le tecnologie digitali. Dallara dispone già di due simulatori di livello Formula 1, uno in Italia e uno negli Stati Uniti, che saranno sostituiti da sistemi più avanzati. Permettono a un pilota di guidare una vettura ancora inesistente, modificandone peso, potenza e aerodinamica prima del prototipo.

«Puoi essere innovativo soltanto se puoi permetterti di fare errori. Se non puoi sbagliare, fai soltanto ciò che già conosci e diventi conservativo», osserva il manager. Grazie alla simulazione, Dallara può sperimentare migliaia di configurazioni senza costruire altrettanti prototipi.

In questo quadro si inserisce la collaborazione con Ibm, avviata circa due anni fa e ora alla fase dei test sulla futura IndyCar del 2028. Il progetto applica l’intelligenza artificiale alla progettazione aerodinamica. «Oggi un’elaborazione di computational fluid dynamics può richiedere tra le quattro e le otto ore. Con l’intelligenza artificiale siamo arrivati a circa dieci secondi, con una precisione addirittura superiore». Il salto moltiplica quindi le soluzioni analizzabili e riduce i tempi di sviluppo. Essenziale resta poi verificare i risultati degli algoritmi.

Motorsport e supercar trainano la crescita

Il motorsport, intanto, è diventato una piattaforma di intrattenimento e comunicazione. «La Formula 1 sta trainando questo processo, ma penso anche alla 24 Ore di Le Mans, alla 24 Ore di Daytona o alla 500 Miglia di Indianapolis: sono eventi iconici che attirano moltissime persone e soprattutto molti giovani». Le gare danno ai costruttori più visibilità dei saloni dell’auto. Per Dallara è un’opportunità industriale: fornitore unico della IndyCar dal 2012, il gruppo ha appena rinnovato l’accordo fino al 2036. La monoposto che debutterà nel 2028 è già in fase di test negli Stati Uniti: avrà un’aerodinamica studiata per facilitare i sorpassi e peserà 45 chilogrammi in meno. Dallara fornisce inoltre cinque scuderie di Formula 1.

Anche le supercar sostengono la crescita, ma le richieste dei clienti stanno cambiando. «Si sta tornando all’analogico», spiega Pontremoli, «poca elettronica, niente touchscreen, qualcosa di fisico. Le potenze possono anche diminuire, mentre aumenta l’attenzione al piacere di guida». Ma nel frattempo le competenze di Dallara nate in pista e con le supercar trovano spazio anche fuori dall’auto: una business unit dedicata trasferisce materiali compositi, aerodinamica e progettazione all’aerospazio, comprese applicazioni militari. Dallara Compositi realizza anche gli involucri che proteggono i radar degli aerei.

La sfida cinese e il valore dell’Europa

Secondo Pontremoli, però, il ritorno al piacere di guida rappresenta un vantaggio per i costruttori europei di lusso rispetto ai rivali cinesi. «I cinesi qui ancora non ci sono. È anche una questione culturale. Sono ancora alla ricerca della super prestazione», sostiene il ceo, citando vetture da 2.000 cavalli nelle quali l’automazione lascia poco spazio al guidatore. «L’automazione del piacere non è un piacere». E allora l’Europa deve puntare su artigianalità ed esclusività, non sui volumi: «I cinesi hanno risorse energetiche e materie prime che noi non abbiamo e possono lavorare molto bene sulla produzione di massa. Noi invece dobbiamo lavorare sulla scarsità e, quando hai scarsità, devi puntare sul valore aggiunto». Quindi, «dobbiamo evitare di inseguirli sul loro terreno».

Il valore aggiunto è anche al centro dell’impegno di Pontremoli come presidente della Motor Valley. Secondo uno studio di Nomisma e Università di Ferrara, dietro Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e Dallara operano 15.072 aziende. I sei marchi generano circa 15 miliardi di fatturato, mentre l’intero ecosistema arriva a circa 133 miliardi. «Lavorare per i migliori della classe ti costringe a fare prodotti di alto livello che poi puoi vendere anche ad altri», spiega il manager. Per preservare queste competenze, il distretto investe nella formazione professionale e universitaria, anche attraverso Muner, la Motorvehicle University of Emilia-Romagna presieduta da Pontremoli. «Alzare il livello delle persone all’interno della Motor Valley significa alzare il valore aggiunto che possiamo offrire al mercato» e la formazione diventa così una leva per difendere il distretto. (riproduzione riservata)