C’è un filo conduttore che attraversa il percorso professionale di Pasqualino Monti: la gestione di infrastrutture complesse trasformata in leva industriale. Dalla portualità all’aviazione civile, fino alla nuova sfida alla guida di Terna, il manager nato nel 1974 a Ischia – ma civitavecchiese doc – arriva con un profilo che tiene insieme esecuzione operativa, visione internazionale e una certa dimestichezza con i dossier pubblici più sensibili.
Il passaggio a Terna, snodo strategico della transizione energetica italiana, non va letto solo nel perimetro del cambio di poltrone, messo a segno dal governo Meloni (Monti prende il posto di Giuseppina Di Foggia che passa, invece, alla presidenza di Eni). Ma si tratta piuttosto dell’approdo naturale di un percorso costruito su asset regolati e reti critiche.
Un terreno che Monti ha già battuto da amministratore delegato di Enav, dove in meno di tre anni ha portato la società a risultati senza precedenti. E dove lascia un’eredità non solo economico-industriale, ma anche sociale e contrattuale. Tra gli ultimi atti del suo mandato figura infatti la firma del nuovo contratto collettivo nazionale per il triennio 2026-2028.
Sotto la sua guida, il gruppo che gestisce il traffico aereo ha superato per la prima volta il miliardo di euro di ricavi, ha registrato nel 2024 una crescita simultanea di tutte le principali voci economiche, dai ricavi all’ebitda fino all’utile netto, e ha ridotto l’indebitamento. Numeri che raccontano una gestione attenta, ma anche una capacità di sfruttare la ripresa del traffico aereo e di spingere sulle attività a mercato. Fu lo stesso Monti, non a caso, a rivendicare il cambio di paradigma: «L’anno di riferimento per Enav non sarà più il 2019 (anno estremamente positivo per il gruppo, ndr), ma il 2024».
Il salto, però, non è stato solo contabile. Sul piano operativo Enav ha esteso il Free Route – la procedura che consente ai velivoli di sorvolare l’Italia con percorsi diretti senza fare riferimento alle vecchie aerovie – consentendo così alle compagnie aeree risparmi per circa 90 milioni di chilogrammi di carburante in un solo anno. Un intervento tecnico, ma con implicazioni industriali e ambientali rilevanti, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento della società come uno dei service provider più efficienti d’Europa. Nel 2025 i dati sui ritardi hanno consolidato questa leadership: Enav è il service provider che ha garantito la puntualità maggiore in Europa.
Accanto all’efficienza, la proiezione estera. È qui che si coglie uno degli elementi distintivi della gestione Monti: la trasformazione di un operatore nazionale in un player globale. Enav oggi opera in 87 Paesi, con un business internazionale in crescita e un piano di radicamento fisico in mercati chiave come India, Brasile e Arabia Saudita. «Siamo arrivati sempre dopo il premier», ha detto durante un roadshow a Londra, sintetizzando il rapporto tra diplomazia economica e sviluppo industriale.
Prima dell’aviazione, nel passato di Pasqualino Monti ci sono stati i porti. Il manager è stato per anni uno dei protagonisti della riorganizzazione del sistema portuale italiano. Alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale ha gestito oltre un miliardo di investimenti, rilanciando Palermo come hub crocieristico e lavorando sull’integrazione tra porto e città.
Ancora prima, a Civitavecchia, aveva contribuito a posizionare lo scalo come primo porto crocieristico del Mediterraneo. Un’esperienza che lo ha portato anche alla presidenza di Assoporti, nel pieno della riforma della governance del settore. Il filo rosso, ancora una volta, è la gestione di reti — fisiche, logistiche, regolatorie — in contesti ad alta intensità istituzionale. Non a caso dal 2021 Monti è anche commissario straordinario per opere strategiche nazionali, incarico che lo colloca al crocevia tra amministrazione e politica industriale.
Ora la partita si sposta sull’energia. In Terna, Monti eredita una società solida ma chiamata a uno sforzo senza precedenti: sviluppare la rete per accompagnare la crescita delle rinnovabili, garantire sicurezza e indipendenza energetica, gestire un piano di investimenti miliardario in un contesto regolato e sempre più esposto a tensioni geopolitiche. È un terreno diverso, ma non del tutto nuovo per chi ha costruito la propria carriera sull’equilibrio tra infrastrutture, mercati e Stato.
Le incognite non mancano: tempi autorizzativi, accettabilità territoriale delle opere, coordinamento europeo. Ma se c’è un elemento che il curriculum di Monti suggerisce è la capacità di trasformare vincoli strutturali in leve di sviluppo. Terna, in questo senso, è molto più di un operatore di rete: è uno degli snodi attraverso cui passa la politica industriale del Paese. (riproduzione riservata)