Dall’high yield ai bond dell’Est Europa, dove investire nell’obbligazionario europeo oltre il Btp
Dall’high yield ai bond dell’Est Europa, dove investire nell’obbligazionario europeo oltre il Btp
Il fallimento delle prove generali di tregua in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran ha provocato un nuovo innalzamento dei rendimenti dei bond sovrani (e discesa dei prezzi). Ecco cosa scegliere oggi

di di Marco Capponi 17/07/2026 20:00

Ftse Mib
51.882,28 17.40.00

-0,94%

Dax 30
24.830,98 18.00.00

-0,34%

Dow Jones
52.180,35 21.52.59

-0,71%

Nasdaq
25.543,66 21.47.57

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Euro/Dollaro
1,1436 21.32.42

-0,03%

Spread
84,73 17.30.10

+1,95

Nel reddito fisso europeo è in atto un altro (l’ennesimo) ribaltone dall’inizio di quest’anno. Il fallimento delle prove generali di tregua in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran ha provocato un nuovo innalzamento dei rendimenti dei bond sovrani (e discesa dei prezzi). Il motivo è semplice: la paura che una recrudescenza della crisi energetica possa spingere la Bce verso una postura ancora più restrittiva sui tassi di interesse.

I movimenti in atto negli ultimi giorni hanno riportato il rendimento del Btp decennale italiano sopra il 3,9% e lo spread intorno agli 80 punti base. Ma questo deprezzamento dei bond può rappresentare anche un’opportunità per quegli investitori che fossero in prima battuta interessati al carry, cioè al rendimento cedolare.

Quali scadenze preferire oggi

«Lo scenario per i titoli di Stato europei resta costruttivo», sottolinea Antonella Manganelli, ad di Payden & Rygel Italia, che oggi individua valore «soprattutto sulle scadenze intermedie, tra cinque e dieci anni, che offrono il miglior equilibrio tra rendimento e rischio». Invece per quanto riguarda il credito la manager ritiene che «dopo il restringimento degli spread registrato negli ultimi mesi, il potenziale di ulteriore apprezzamento appare più limitato e una quota crescente del rendimento sarà legata al flusso cedolare».

«Oggi concedere prestiti agli emittenti europei significa concedere prestiti a emittenti che godono di una situazione finanziaria piuttosto solida», evidenzia Henriette Le Mintier, funds manager di Lbp Am, azionista di Lfde. «Nell'ambito non finanziario, anche se occorre distinguere tra emittenti investment grade e high yield, gli emittenti sono piuttosto ben posizionati e hanno in gran parte rifinanziato le loro scadenze a breve termine, il che li protegge dalle tensioni di mercato nel breve periodo».

I fondi per esporsi ai bond Ue alternativi

La tabella in basso elaborata da Fida propone una selezione di fondi obbligazionari focalizzati sui bond europei per rendimento nel 2026. La loro performance media è del 2,4%, che passa al 5,1% su un orizzonte annuo e arriva al 24% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi dello 0,99%: molto meno dei fondi comuni azionari, ma abbastanza elevati per il reddito fisso. Nella classifica mancano peraltro gli Etf, perché in un contesto di mercato molto sfidante come quello attuale la gestione attiva è riuscita fin qui ad avere la meglio rispetto a quella passiva.

La carta dell’Est Europa

Generali Investments apre la classifica Fida con un comparto focalizzato sui bond dei mercati emergenti europei, il Gis Central & Eastern European Bond (+5% da gennaio con costi dell’1,3%). Stefano Fiorini, global fixed income fund manager di Generali Am, ritiene che questi titoli possano essere interessanti proprio perché «il carry offerto può rappresentare una fonte di rendimento particolarmente attraente». Attualmente il money manager privilegia «l'Ungheria: siamo stati sovrappesati sul Paese sia in termini di valuta sia di duration dall'inizio dell'anno. Nonostante l'ottima performance già realizzata, il processo di avvicinamento all'euro dovrebbe continuare a sostenere bond e valuta».

Più prudenza invece «sulla Romania a causa delle fragilità fiscali e politiche ancora presenti». Per quanto riguarda Bucarest Fiorini preferisce «le scadenze medio-brevi alla parte lunga della curva locale, nonché le obbligazioni in euro rispetto a quelle in valuta locale».

Come funziona il debito subordinato

Dal canto suo Credit Mutuel Am si approccia all’asset class con il comparto La Francaise Sub Debt (+2,4% da gennaio, costi dello 0,57%), che si concentra sui bond subordinati. «Il debito subordinato europeo resta interessante grazie ai solidi fondamentali delle banche, sostenuti da coefficienti patrimoniali stabili e da una qualità degli asset resiliente», spiega Mélanie Hoffbeck, fund manager specializzata in debito finanziario.

Per quanto riguarda gli emittenti da mettere in portafoglio, Hoffbeck preferisce quelli «dell’Europa meridionale, in particolare le banche italiane e spagnole, i cui fondamentali si sono rafforzati in modo notevole nel corso degli ultimi dieci anni e ora possono reggere il confronto, e a volte superare, quelli di banche dei Paesi europei di riferimento, specialmente Francia e Germania».

High yield europeo: guida alla scelta

Focus sull’Europa emergente anche per Raiffeisen, con il fondo Obb. Europa dell'Est (+2,2% nel 2026, commissioni dello 0,96%). Le prime scelte del gestore, Ronald Schneider, sono oggi Turchia e Repubblica Ceca. «La Turchia si distingue per un carry eccezionalmente elevato: con il tasso di policy al 37%, la banca centrale dovrebbe riprendere il ciclo di tagli e portare i tassi al 31% entro la fine dell’anno, mentre la lira continua a beneficiare dei suoi rendimenti elevati». La Repubblica Ceca offre invece «una banca centrale credibile, un’inflazione contenuta e valutazioni interessanti».

Si concentra infine sul segmento di mercato più speculativo Columbia Threadneedle Investments, che con il fondo European HY Bond realizza da gennaio una performance del 2,1%, con costi dello 0,6%. Angelina Chueh, client portfolio manager Emea reddito fisso della società, si concentra soprattutto sulla duration breve dell’asset class, che «limita la sensibilità ai tassi d’interesse offrendo un punto di ingresso interessante».

Anche il rischio di default degli emittenti dovrebbe essere allo stato attuale sotto controllo. «A 12 mesi il tasso di insolvenza previsto è del 2,7%, mentre il tasso cumulativo a 24 mesi risulta pari al 4,7%», evidenzia Chueh, che tra i settori più interessanti individua oggi «il tempo libero, rifugio relativamente sicuro dalla volatilità macro, l’immobiliare, i servizi e l’healthcare, le cui società high yield presentano un’esposizione limitata ai dazi o alle misure politiche negative». (riproduzione riservata)