Dall’addio di Cingolani alle conferme di Cattaneo e Descalzi, ecco dove possono arrivare i titoli delle quotate di Stato
Dall’addio di Cingolani alle conferme di Cattaneo e Descalzi, ecco dove possono arrivare i titoli delle quotate di Stato
Il ribaltone al vertice Leonardo è la novità più dirompente dell’ultimo round di rinnovi nei cda delle partecipate pubbliche. Ma gli analisti ora apprezzano la scelta di Mariani e le altre indicazioni del governo. La pagella delle banche d’affari a nuovi e vecchi manager e i dossier più caldi.

di di Angela Zoppo e Nicola Carosielli 10/04/2026 21:00

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Fra tutti i manager in scadenza, sembrava uno dei più inamovibili per meriti acquisiti sul campo. Invece Roberto Cingolani è diventato il bocciato più eccellente di questa tornata di nomine, e anche l’unico estromesso dalla ribalta delle quotate di Stato. Altri top manager non sono stati riconfermati in sella alla stessa azienda che guidavano dalla primavera 2023, ma sono stati comunque ben ricollocati nel perimetro delle grandi partecipate pubbliche. Giuseppina Di Foggia, per esempio, lascerà Terna per la presidenza di Eni: non più posizione da manager esecutivo, ma destinazione di grande prestigio che, al femminile, ha un precedente di peso in Emma Marcegaglia, presidente del Cane a sei zampe per due mandati di fila, dal 2014 al 2020. Pasqualino Monti non farà il bis all’Enav, ma dovrebbe andare a sostituire proprio Di Foggia alla guida della spa della rete elettrica, che capitalizza quasi 21 miliardi di euro rispetto ai circa 3 della società degli uomini radar (si veda altro articolo in pagina 17). All’Enav, invece, e siamo alle sliding doors, arriverà Igor De Biasio, attuale presidente di Terna.

Conferma come da previsioni per Flavio Cattaneo, al secondo giro in Enel, e nessuna sorpresa anche per Claudio Descalzi, che inanella il quinto mandato all’Eni.

Il dopo Cingolani mette d’accordo le banche d’affari: può esserci continuità

A Cingolani, invece, per proteggersi dal fuoco amico non è bastata nemmeno la mobilitazione del mercato, che si è schierato apertamente per la riconferma: quando la sua uscita è apparsa inevitabile, il titolo ha perso in una sola giornata quasi l’8%, quel titolo che negli ultimi tre anni ha guadagnato quasi il 500%. In un toto-nomi particolarmente affollato, va detto però che la scelta di Lorenzo Mariani potrà placare anche il listino. Il prossimo ceo di Leonardo, infatti, conosce benissimo l’azienda e gode di grande stima nel mondo industriale. Già tre anni fa la sua candidatura circolava con forza, sostenuta dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che oggi rivendica quell’indicazione-premonizione. Dopo un anno alla guida di Mbda Italia, sussidiaria del consorzio missilistico partecipato da Leonardo (25%), Mariani è pronto a rientrare dalla porta principale nel gruppo dove ha percorso quasi tutte le tappe del cursus honorum, fino alla nomina a condirettore generale e direttore Business Operations a giugno 2023, un mese dopo l’insediamento di Cingolani.

Ingegnere con le stellette (è stato ufficiale di Marina), ha le credenziali giuste anche per ricucire i rapporti con i militari, che per i detrattori di Cingolani si sarebbero sfilacciati per i suoi modi «troppo indipendenti».

L’arrivo di Mariani, la vera novità delle nomine di primavera, colloca Leonardo sotto i riflettori più di ogni altra quotata di Stato, in attesa che si chiariscano la strategia e soprattutto i destini del progetto-bandiera di Cingolani, lo scudo antimissili Michelangelo Dome, che pare sia costato il posto al manager uscente.

Il ceo designato trova un gruppo rinnovato, in ottima salute (grazie anche al contesto geopolitico), e pluri-premiato dagli analisti. Barclays, per esempio, qualche ora prima che il Mef pubblicasse le liste nella serata di giovedì 9 aprile, ha ribadito l’overweight sul titolo con prezzo obiettivo a 74 euro, ipotizzando già il cambio al vertice. All’indomani dell’investitura di Mariani, venerdì 10 aprile, altre banche d’affari si sono espresse positivamente.

Tutti i dossier sul tavolo di Mariani

Kepler (buy, tp 75 euro) ritiene «rassicurante che Lorenzo Mariani abbia una profonda conoscenza dell'universo di Leonardo» e attende di «valutare le sue prime mosse». Equita (buy con tp a 71 euro), pur da sostenitrice di un Cingolani-bis «alla luce dei risultati positivi raggiunti nel triennio», trova comunque che la nomina «garantisca una certa continuità», avendo il futuro ceo «un’esperienza di lungo corso in posizioni apicali all’interno del gruppo con focus sul business della difesa» e non si aspetta stravolgimenti alla strategia, tranne appunto sulle prospettive del Michelangelo Dome, sul quale però aveva già espresso cautela, nonostante le stime di ordini per 6 miliardi di euro entro il 2030. Anche Intesa Sanpaolo (neutral, tp 61,5 euro) vede in Mariani «la scelta preferita per garantire quella continuità molto necessaria a Leonardo».

Ma quali dossier aperti troverà Mariani al suo primo giorno da ceo, dopo l’assemblea degli azionisti del 7 maggio? I più caldi sono tre: il partner per la divisione Aerostrutture; la finalizzazione della jv Bromo nei satelliti con Airbus e Thales; la cessione di alcuni asset di Iveco Defence a Rheinmetall (che attende l’antitrust), In continuità, poi, c’è lo sviluppo e il consolidamento delle jv già attive: Rheinmetall per i carri armati e Baykar per i droni.

Il record di Descalzi, il cacciatore di gas

Riconferma per uno storico quinto mandato, invece, per Descalzi, dal 2014 alla guida di Eni. Il suo rinnovo, ampiamente atteso dal mercato, non è mai stato in discussione, tanto più in questa fase di tempesta energetica. Equita (buy, tp 25,5 euro) ritiene che «la continuità nella gestione di Eni rappresenti un elemento positivo dato il complesso contesto geopolitico ed il buon track record che ha permesso il rafforzamento dell’upstream, il lancio del modello satellitare, la disciplina finanziaria durante i periodi di volatilità del greggio, l’incremento della remunerazione per gli azionisti e un approccio pragmatico alle attività low carbon della transizione energetica».

In sintesi, «la riconferma rafforza la visibilità sulle strategie di medio termine in una fase di avvio di progetti strategici rilevanti, fra cui la joint venture con Petronas in Indonesia e Malesia, e il maxi.progetto per il gas naturale liquefatto in Argentina. Nelle ultime settimane la sintonia col governo è apparsa ancora più evidente grazie ad accordi strategici e nuove scoperte che dovrebbero alimentare gli approvvigionamenti di gas, dall’Algeria alla Libia. Persino in Egitto, dove gli accordi prevedono che il gas prodotto debba restare nel Paese, Eni potrebbe strappare un possibile via libera all’esportazione su parte dei 56 miliardi di metri cubi scoperti pochi giorni fa. Per Intesa Sanpaolo (Neutral, tp 24,4 euro), la conferma di Descalzi era talmente scontata da non avere impatti sul titolo. Il top manager «potrà quindi continuare ad attuare la sua strategia di rafforzamento del gruppo».

Il Catteneo-bis piace 

Ben accolta dal mercato anche la decisione, altrettanto prevista, di mantenere al suo posto per un secondo mandato l’ad di Enel, Cattaneo, Per Equita (buy, tp 11 euro) «si tratta di una notizia positiva per la visibilità e l’implementazione del piano strategico nei prossimi anni».

Per Barclays (overweight, tp 11 euro) Enel resta un titolo chiave del settore, convinzione rafforzata dall’aggiornamento del piano che «ha fissato obiettivi ben al di sopra del consenso ed esteso la visibilità fino al 2030, prevedendo un robusto tasso di crescita medio annuo dell'utile per azione di circa il 6%». Secondo la banca d’affari, il titolo continua a essere scambiato a un significativo sconto rispetto ai competitor europei, e il mercato sottovaluta ancora le opportunità di crescita di Enel nel settore delle energie rinnovabili e delle reti. La continuità d’azione garantita dalla permanenza di Cattaneo darà visibilità anche a quello che per Barclays è uno dei catalizzatori di medio termine: la crescita della domanda energetica legata ai data center. «Il management», ricordano gli analisti, «ha già comunicato trattative in corso su otto siti» e la partita potrebbe tradursi in un ulteriore 6-9% di upside sulla valutazione azionaria.

Se per l’ufficialità di Terna bisogna ancora attendere (c’è tempo fino al 17 aprile), il mercato ha invece preso atto dell’ufficializzazione della scelta di De Biasio per Enav. Sia Equita (hold, tp 3,9), che Intesa Sanpaolo (buy, tp 4,9 euro) ricordano, infatti, che il nome del nuovo ceo non è stata una sorpresa. (riproduzione riservata)