Dal primo euro alla pensione: il potere del tempo negli investimenti per i più giovani
Dal primo euro alla pensione: il potere del tempo negli investimenti per i più giovani
Germania e Usa avviano programmi automatici per i minori per costruire capitali nel lungo periodo. In Italia i fondi pensione danno ai bambini gli stessi vantaggi fiscali dei genitori, ma sono poco usati, nonostante l’efficacia di investire fin dalla nascita

di di Paola Valentini 30/01/2026 20:00

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Dal primo gennaio 2026 ogni bambino tedesco nato nel 2020 riceve dallo Stato 10 euro al mese su un conto pensione individuale. Il denaro ricevuto viene investito in Etf o fondi a basso costo e resterà lì, esentasse, fino alla pensione. Il programma si estenderà gradualmente a tutti i minori dai 6 ai 17 anni entro il 2029. Negli Stati Uniti, con l’Invest America Act, firmato il 4 luglio 2025, ogni neonato tra il 2025 e il 2028 riceverà 1.000 dollari dal governo. A 18 anni il capitale potrà essere usato per studiare, comprare casa, avviare un’impresa o restare investito fino alla pensione.

«In entrambi i sistemi, lo Stato non agisce da solo: i genitori hanno la possibilità di integrare i versamenti con contributi volontari, trasformando lo strumento pubblico in un pilastro del risparmio famigliare. La logica è semplice: usare il tempo come leva finanziaria, diffondere educazione economica e garantire a tutti una base patrimoniale iniziale, indipendente dal reddito familiare», sottolinea Alessandro Saldutti, country manager Italia di Scalable Capital. In Italia, invece, il dibattito su come proteggere il futuro dei minori «si scontra con una barriera non solo economica, ma normativa», spiega ancora Saldutti, «esistono fondi pensione per minori con vantaggi fiscali, ma mancano incentivi pubblici ad hoc. Soprattutto, ci sono vincoli normativi che scoraggiano l'investimento finanziario diretto». Il riferimento è all'articolo 372 del Codice civile che richiede l'autorizzazione del giudice tutelare per investire capitali intestati a un minore.

Le simulazioni

I numeri elaborati da Scalable Capital rendono evidente cosa si perde non iniziando da subito (si veda tabella in pagina). Ad esempio 1.000 euro investiti ogni anno dalla nascita fino a 67 anni in un fondo azionario globale, con un rendimento medio annuo del 7%, diventano circa 1,3 milioni di euro nominali a 67 anni, oltre 483 mila euro reali. Senza ulteriori versamenti. Con un contributo di 100 euro al mese per i primi 18 anni, in aggiunta a questi 1.000 euro all’anno fino a 67 anni, il capitale supera gli 843 mila euro reali alla pensione: una previdenza complementare costruita con il tempo, non con trasferimenti tardivi. Anche considerando un rendimento atteso più basso, il 3%, il fattore tempo lavora a favore: a 67 anni si otterrebbero 94 mila euro reali con un contributo di 1.000 euro l’anno dalla nascita e aggiungendo i 100 euro al mese per i primi 18 anni si avrebbero sempre includendo l’impatto dell’inflazione, 132 mila euro. Il tutto senza considerare eventuali agevolazioni fiscali.

Educazione finanziaria cercasi

Ma il beneficio non è soltanto di tipo previdenziale. «Germania e Stati Uniti hanno compreso l'impatto sull'educazione finanziaria. L'Italia è tra i Paesi sviluppati con i livelli più bassi di alfabetizzazione economica: meno del 40% della popolazione comprende concetti base come inflazione, interesse composto e diversificazione del rischio. «La teoria aiuta, ma è l'esperienza diretta a consolidare la conoscenza», prosegue Saldutti, «un conto d’investimento automatico per ogni neonato permetterebbe di affrontare due criticità strutturali allo stesso tempo: la fragilità del sistema pensionistico e la diffusa ignoranza finanziaria. Una generazione crescerebbe con la consapevolezza che il denaro può lavorare per le persone, e non solo il contrario, interiorizzando fin dall’infanzia il valore del risparmio, del tempo e della capitalizzazione composta».

Le iniziative regionali

Nemmeno il costo rappresenta un vero ostacolo. «Il modello tedesco vale circa 1,4 miliardi l'anno, quello americano circa 3,8 miliardi. L'Italia spende oltre 300 miliardi annui in pensioni. Trovare circa 2 miliardi per garantire un capitale iniziale a ogni neonato non è un problema tecnico: è una scelta politica», aggiunge il country manager di Scalable Capital, «richiederebbe ammettere che il sistema attuale non basta e che il tempo è l'asset più potente negli investimenti». E un bambino ha davanti l'orizzonte ideale per sfruttarlo. «Ma per farlo servono prodotti meno costosi, maggiore concorrenza nell'offerta e regole moderne che permettano alle famiglie di investire in modo efficiente, flessibile e responsabile», conclude Saldutti. In Italia ci sono per ora due iniziative regionali sul modello della Germania. Una è quella lanciata lo scorso anno dal fondo pensione del Trentino Alto Adige, che per i primi cinque anni di vita del minore dà in totale 1.100 euro. L’altra è del Friuli Venezia Giulia dove è previsto un contributo regionale di 200 euro per ogni minore intestatario di un fondo pensione. Per ottenerlo, è necessario che il fondo sia attivo e che nell'anno precedente alla richiesta del bonus siano stati versati almeno 300 euro ma a condizione che l’Isee di famiglia sia sotto i 35 mila euro.

Salvadanaio previdenziale

«Rispetto al modello trentino, quello del Fvg è dunque più mirato alle famiglie con redditi medio-bassi, con l’obiettivo di evitare che la previdenza complementare diventi un privilegio per chi ha già capacità di risparmio. Anche qui, però, il messaggio è chiaro: la previdenza non deve iniziare quando si entra nel mondo del lavoro, ma può e deve essere un percorso costruito nel tempo», spiegano dal comparatore di fondi pensione Ciao Elsa. Nei mesi scorsi il presidente della Covip, Mario Pepe, aveva avanzato l’idea di un bonus alla nascita, ovvero un salvadanaio previdenziale al quale genitori e partenti stretti possono effettuare versamenti con contributi deducibili fiscalmente. A livello nazionale invece la sola novità per incentivare le adesioni dei più giovani è quella contenuta nella legge di bilancio 2026 con la quale il governo è intervenuto nel rendere automatica l’adesione ai fondi pensioni dei neo-assunti: il meccanismo scatterà da luglio prossimo.

Iscrizioni precoci

Ma è possibile iscriversi a un fondo pensione anche prima, quando non si lavora e si è a carico dei genitori. Oltretutto l’apertura di un fondo pensione non necessità dell’autorizzazione del giudice e nemmeno di un dossier titoli (e quindi dei relativi costi) a differenza di investimenti in azioni, bond, fondi comuni o Etf. Senza dimenticare che aderire presto consente di arrivare prima ai 35 anni necessari per ridurre la tassazione alle prestazioni erogate dai fondi (capitale o rendita) dal 15% al minimo del 9% (si veda box in pagina). E alcuni fondi pensione permettono di iscrivere il proprio figlio anche senza mettere alcuna quota, quindi a costo zero. Se invece si effettua il versamento, il genitore può dedurre dal proprio reddito un totale di 5.300 euro l’anno (compreso il contributo che versa sulla propria posizione).

I vantaggi fiscali

Ma questo non è l’unico vantaggio fiscale dei fondi di previdenza complementare che sono il veicolo disegnato ad hoc dalla legge per costruire un assegno di scorta. E in tal senso sono stati dotati di altri sgravi rispetto agli prodotti finanziari che possono essere usati anche essi per una pensione integrativa fai-da-te. Innanzitutto non scontano l’imposta di bollo dello 0,2% all’anno che grava invece su tutti gli altri strumenti (fanno eccezione anche le polizze sanitarie e le polizze Vita di ramo I). E i rendimenti maturati dal fondo pensione sono soggetti all’imposta del 20%, più favorevole rispetto al 26% che si applica alla maggior parte delle forme di risparmio finanziario (fanno eccezione i rendimenti dei titoli di Stato la cui tassazione è al 12,5%).

I benefici di una iscrizione precoce

Certo, i risparmi accumulati del fondo, proprio perché sono pensati per il lungo termine, non possono essere prelevati fino al momento della pensione, quindi sono vincolati rispetto all’investimento in altri strumenti. Ma questa rigidità è stemperata dalla possibilità di prelevarne una parte: fino al 75% della posizione maturata per sostenere spese sanitarie straordinarie oppure per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa per sè o i figli e fino al 30% nel caso di anticipazione per motivi personali. In questi ultimi due casi la richiesta di anticipazione può essere fatta dopo otto anni di partecipazione al fondo: in questo caso, come nella riduzione della tassazione, iscriversi fin da piccoli permette di arrivare prima al traguardo.

Anche il riscatto totale del capitale può avvenire in alcune situazioni determinate: per gravi eventi (come invalidità, disoccupazione di lunga durata, o malattia grave) e decesso dell’aderente a seguito del quale l’importo maturato viene erogato agli eredi o altri beneficiari perché si possono scegliere liberamente i destinatari della pensione integrativa nel caso morte. In materia la normativa è ispirata al criterio della valorizzazione della volontà dell'aderente. In concreto la posizione viene attribuita agli eredi in assenza di una diversa volontà dell'aderente; altrimenti viene riscattata dai soggetti designati dall'iscritto. In ogni caso il capitale non entra a far parte del patrimonio ereditario: non è quindi assoggettato a imposta di successione, ma la parte imponibile è sottoposta alla stessa tassazione delle prestazioni pensionistiche, ovvero dal 15% al 9% in base agli anni di iscrizione.

L’osservatorio di Anima

Nonostante questi vantaggi, dall’ultima edizione dell’osservatorio sul risparmio delle famiglie italiane di Anima emerge circa otto persone su dieci dichiarano di avere in mente la previdenza complementare, ma spesso manca il passo decisivo perché solo il 21% degli intervistati ha già attivato soluzioni concrete. Insomma in Italia cresce l’attenzione, ma manca l’azione soprattutto a favore delle nuove generazioni. «La previdenza complementare per i giovani è strettamente legata al tema dell’educazione finanziaria, ambito in cui l’Italia resta indietro rispetto ad altri Paesi europei. Per colmare questo divario è necessario il coinvolgimento di istituzioni, operatori economici, fondi pensione e scuole», spiega Davide Gatti, responsabile divisione retail e private di Anima Sgr.

«Eppure lo strumento è semplice: i genitori possono aprire un fondo pensione per i figli fin da piccoli, beneficiando di agevolazioni fiscali anche in caso di contributi non dedotti». Infatti i versamenti annui che eccedono i 5.300 euro e che quindi non hanno potuto beneficiare della deduzione, non subiranno una tassazione in futuro (al momento della prestazione, ndr), perché hanno già scontato l’imposizione a monte (mentre quelli dedotti sono tassati dal 15 fino al 9%).

I nuovi libretti di risparmio

«Gli incentivi fiscali rappresentano uno strumento efficace, pur comportando un costo per lo Stato, perché inviano un segnale chiaro sull’importanza del tema», aggiunge Gatti. Non solo. «Nei Paesi più avanzati è prassi aprire una posizione previdenziale fin dalla nascita. In Italia ancora no ma sempre più famiglie vedono il fondo pensione come una moderna evoluzione del vecchio libretto di risparmio», osserva Gatti. E rispetto ad altri strumenti i fondi pensione non sono alternativi, ma complementari: «Servono a integrare una pensione pubblica che, per le nuove generazioni, sarà con ogni probabilità più bassa. Grazie a vincoli pensati per favorire il lungo periodo, aiutano a evitare scelte impulsive e a costruire una maggiore sicurezza futura. Il nodo centrale resta la comunicazione: la previdenza complementare non è complessa, ma va raccontata meglio. Aumentare la consapevolezza, soprattutto tra i giovani, significa trasformare l’attenzione in decisioni concrete», conclude Gatti. (riproduzione riservata)