Sorpresa, il dollaro torna a correre. E trascina il lusso italiano e non solo. Che cosa c’è sotto la lente degli analisti
Sorpresa, il dollaro torna a correre. E trascina il lusso italiano e non solo. Che cosa c’è sotto la lente degli analisti
Dollaro in rafforzamento dopo la Fed e petrolio in calo, gli analisti rivedono le strategie sull’Eurozona. Storie industriali tra opportunità e rischi

di Francesca Gerosa 21/06/2026 07:00

Ftse Mib
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Euro/Dollaro
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Partiamo dal protagonista più scoppiettante: il dollaro. Dopo la riunione della Fed il biglietto verde è tornato a fare la voce grossa. I mercati hanno rapidamente rivisto le aspettative sui tassi americani e ora considerano sempre più probabile un nuovo rialzo già a settembre. Il risultato? Rendimenti dei Treasury in salita e dollaro che si rafforza contro praticamente tutte le principali valute, euro compreso. Per molte aziende italiane non è necessariamente una cattiva notizia. Anzi. Le società con una forte esposizione commerciale verso gli Stati Uniti potrebbero avvantaggiarsene. Sono 14 in tutto, secondo Banca Akros. 15 con Stm, un caso a parte.

Se il dollaro accelera, il petrolio invece ha deciso di rallentare. L'accordo tra Stati Uniti e Iran ha riportato i prezzi del greggio su livelli molto più gestibili, allontanando almeno per il momento lo spettro di una nuova fiammata inflazionistica. Per l'Europa è una notizia che vale più di quanto sembri: meno pressione sui prezzi significa maggiori possibilità di vedere una ripresa economica senza il peso della stagflazione. È proprio da qui che parte il cambio di rotta di Barclays. Dopo mesi di prudenza, la banca d'affari torna positiva sull'Eurozona, chiudendo il sottopeso e preferendola addirittura al Regno Unito. Inoltre, dopo anni dominati da tecnologia e intelligenza artificiale, Barclays guarda con interesse il lusso, mentre riduce l'esposizione al comparto farmaceutico.

È impossibile ignorare quanto sta accadendo attorno a Generali. Le indiscrezioni su un possibile aumento della partecipazione di Unicredit hanno riacceso l'attenzione sul Leone di Trieste, alimentando nuove speculazioni sul consolidamento nel settore. L'operazione, almeno per ora, non si è concretizzata: Delfin avrebbe infatti respinto la proposta di scambio avanzata dalla banca guidata da Andrea Orcel. Ma il punto forse è un altro. Il mercato continua a considerare Generali uno degli asset strategici più importanti del panorama finanziario italiano e ogni movimento degli azionisti viene letto come un possibile tassello di un riassetto più ampio. Non sorprende quindi che diverse case d'investimento abbiano rafforzato la loro visione positiva sul titolo. Berenberg ha il target price più elevato: scommette su una crescita sostenibile degli utili e dividendi in netto aumento.

Invece STMicroelectronics è tornata sul mercato obbligazionario. Ha collocato con successo 1,5 miliardi di dollari di nuovi bond convertibili, utilizzando parte delle risorse per rifinanziare anticipatamente il prestito convertibile in scadenza nel 2027. L'operazione è stata accolta positivamente dagli investitori e gli analisti ritengono che l'impatto diluitivo sugli utili sarà molto contenuto. In sostanza, un'operazione di finanza straordinaria che migliora la struttura del debito senza modificare in modo significativo la tesi d'investimento sul titolo.

Nel caso di Diasorin il management continua a raccontare una seconda parte dell'anno più brillante della prima, con una crescita destinata ad accelerare progressivamente fino a raggiungere il 10-12% nel secondo semestre. Una storia convincente sulla carta, meno secondo Deutsche Bank. Gli analisti tedeschi fanno notare che molti dei presupposti necessari perché questo scenario si realizzi non trovano conferma nelle indicazioni arrivate dai concorrenti del settore. Anzi, la domanda nella diagnostica continua a mostrare segnali di debolezza e le nuove piattaforme, soprattutto Liaison Nes, potrebbero richiedere tempi di adozione più lunghi del previsto. Per questi motivi Deutsche Bank consiglia di vendere.

C'è una storia decisamente diversa che arriva da un nome meno conosciuto ma sempre più interessante: Tesmec. La società bergamasca specializzata nelle infrastrutture energetiche continua a beneficiare della grande stagione degli investimenti nelle reti elettriche. Intermonte ha rivisto significativamente al rialzo le proprie stime, aumentando il target price fino a 0,46 euro, circa il 30% sopra le quotazioni attuali.

Vale la pena soffermarsi anche sull'Euronext Growth Milan. A prima vista potrebbe sembrare un mercato popolato da oltre duecento piccole imprese. In realtà i numeri raccontano una fotografia diversa: dieci società rappresentano ormai il 43% dell'intera capitalizzazione del listino. Potrebbe sembrare un segnale negativo, ma forse è semplicemente la maturità del mercato. Gli investitori stanno diventando più selettivi. Premiano le aziende che comunicano meglio e che mantengono le promesse raccontate in fase di quotazione. Le altre, inevitabilmente, faticano ad attirare liquidità.

Negli ultimi mesi si è tornato a parlare spesso delle riserve auree italiane. Non tanto perché Roma stia comprando nuovo oro, quanto perché continua a detenere una delle riserve più importanti al mondo, rappresenta una sorta di «polizza assicurativa». Naturalmente nessun lingotto risolve il problema del debito pubblico. Sarebbe troppo bello. Ma avere un patrimonio tangibile e universalmente riconosciuto contribuisce a rafforzare la fiducia degli investitori nei momenti di maggiore tensione. È un elemento di credibilità, non una bacchetta magica.

È tutto per oggi. Volevo avvisarvi che vado una settimana in vacanza, quindi domenica 28 giugno la newsletter non uscirà. Non disperate! Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.

Francesca