Dal 1° luglio cambiano le regole dei fondi pensione: chi gestisce davvero i vostri soldi
Dal 1° luglio cambiano le regole dei fondi pensione: chi gestisce davvero i vostri soldi
La riforma che parte il 1° luglio e il risiko bancario cambiano gli equilibri di un settore da 262 miliardi e accendono la concorrenza tra operatori. Ecco chi gestisce i fondi complementari dei lavoratori italiani

di di Paola Valentini 12/06/2026 20:00

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Il conto alla rovescia è iniziato. Dal prossimo 1° luglio entrerà in vigore la prima grande riforma della previdenza complementare degli ultimi 20 anni e per i gestori dei fondi pensione si aprirà una nuova fase di competizione. Le novità riguarderanno milioni di lavoratori in un mercato che vale 262 miliardi di euro tra fondi negoziali, fondi aperti, piani individuali pensionistici (pip) e comparti pre-esistenti (così chiamati perché nati prima della riforma della previdenza complementare del 1993). La prima tappa scatterà con l'adesione automatica dei neoassunti del settore privato.

Chi vorrà mantenere il tfr in azienda dovrà comunicarlo esplicitamente entro 60 giorni dall'inizio del rapporto di lavoro.

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Le fasi della riforma e la nuova portabilità

Da ottobre partirà poi la seconda fase della riforma, destinata a modificare in profondità gli equilibri del settore: la posizione potrà essere trasferita liberamente tra tutte le forme di previdenza complementare, compresi fondi aperti e pip, senza perdere il contributo del datore di lavoro (che si aggiunge ai versamenti del lavoratore e alle quote di tfr). Una novità che potrebbe aumentare sensibilmente la concorrenza tra gli operatori. Finora i fondi negoziali hanno potuto contare su un forte legame con i contratti collettivi di riferimento. Con la piena portabilità, invece, ogni gestore sarà chiamato a convincere gli iscritti sulla base di rendimenti, costi e qualità del servizio. Non a caso il settore si sta preparando da mesi all'appuntamento. Come ha ricordato di recente Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, la riforma introduce anche nuove modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche, aumentando il carico amministrativo soprattutto per i negoziali, che storicamente non hanno mai gestito direttamente l'erogazione delle rendite. Tra le altre novità, come anticipato da MF-Milano Finanza, è stata rivista la modalità di calcolo del contributo di vigilanza Covip che in questa fase si traduce in oneri in più per i fondi con una crescita del totale stimata da 10,3 a 14,6 milioni. 

Secondo i dati della Covip aggiornati al 31 marzo scorso, i fondi pensione aperti gestiscono circa 42 miliardi per conto di 2,33 milioni di iscritti, mentre i pip raccolgono 59 miliardi con oltre 4 milioni di aderenti. Il mercato resta fortemente concentrato e gran parte delle masse è nelle mani di pochi operatori, prevalentemente italiani, anche se non mancano alcuni gruppi esteri nelle prime posizioni.

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I principali player per masse gestite

Sulla base delle ultime analisi del Mefop sugli operatori dei fondi aperti (tabella in pagina), il leader per masse è il gruppo Intesa Sanpaolo, con oltre 10 miliardi, seguito da Arca (5,96 miliardi), Amundi (4,7 miliardi), Allianz (3,89 miliardi) e Azimut (2,51 miliardi). Questi primi cinque detengono i due terzi del mercato. Per numero di iscritti nelle prime due posizioni ci sono sempre Intesa Sanpaolo (665.146 aderenti) e Arca (247.348), poi si piazzano il gruppo Iccrea (214.012), Amundi (204.190) e Allianz (185.064).

Ancora più rilevante è il segmento dei fondi negoziali, che, sempre in base ai dati Covip al 31 marzo, detiene 81,9 miliardi di euro e 4,59 milioni di aderenti. Qui il modello è differente: le risorse raccolte vengono affidate tramite gara a società di gestione esterne attraverso mandati che normalmente durano quattro o cinque anni. Una competizione che coinvolge i principali gruppi italiani e internazionali del risparmio gestito.

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L’osservatorio del Mefop rileva anche in questo caso che pochi grandi gestori detengono la maggior parte dei mandati (tabella in pagina). Primo in classifica è Eurizon Capital (la sgr del gruppo Intesa Sanpaolo) con 42 incarichi, seguita da Amundi e Unipol, rispettivamente, 29 e 23. Poi Anima (21), Generali (18), Ubs, Groupama e Axa (tutte e tre a quota 13). Con dieci mandati ciascuno poi ci sono Schroders e Pimco.

Quote di mercato e fondi pre-esistenti

Guardando invece alle quote di mercato per patrimonio gestito, sul podio si collocano Eurizon con il 15,2%, Amundi con l’11,6% e Generali con il 9,6%. Anche nel comparto dei fondi pre-esistenti, che amministra oltre 71 miliardi per circa 694 mila aderenti, la leadership è nelle mani dei grandi asset manager. Eurizon Capital guida la classifica per numero di mandati con 25, davanti ad Amundi (16) e Anima con 14 (tabella in pagina).

La riforma potrebbe ora ridisegnare gli equilibri di questo mercato. Se l'adesione automatica punta ad aumentare il numero degli iscritti, la portabilità estesa apre una nuova stagione di concorrenza tra fondi negoziali, fondi aperti e pip. Per i gestori si tratta di un'opportunità di crescita. Per i lavoratori, invece, della possibilità di scegliere con maggiore libertà chi affidare il proprio risparmio previdenziale.

Il risiko bancario e il consolidamento del settore

La competizione potrebbe inoltre intensificarsi con il risiko bancario che si è riaperto con l’opas di Intesa Sanpaolo su Mps e il coinvolgimento di Unipol. Il consolidamento tra banche, assicurazioni e società di gestione è destinato infatti ad accrescere il peso dei grandi operatori nazionali anche nel mercato della previdenza complementare. In quest'ottica, il deal Intesa-Mps rafforzerebbe il ruolo già di primo piano di Eurizon e Unipol. (riproduzione riservata)