Da Siena una lezione fondamentale per chi opera soltanto con obiettivi di potere invece che sociali
Da Siena una lezione fondamentale per chi opera soltanto con obiettivi di potere invece che sociali
Con la conferma in Mps della leadership di Lovaglio prevalgono regole, trasparenza e professionalità contro logiche di controllo politico e concentrazione del potere

di di Paolo Panerai 17/04/2026 19:30

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Hanno vinto (ovviamente in Mps) il mercato, la professionalità, la correttezza degli azionisti che guardano al mercato con rispetto delle regole, il merito di chi ha risanato la banca che gli è stata affidata e dalla quale non avrebbe potuto essere escluso per questione di mero potere di pochi, anzi di pochissimi.

A leggere i titoli di certi giornali sembrerebbe che sia avvenuto qualcosa di innaturale, fuori dalle regole, con qualcuno che azzarda parole come tradimento da parte del maggior azionista rispetto a chi, manovrando, aveva scelto tutto: il presidente, l’amministratore delegato, e il tutto in una logica di potere romano.

Il Paese riprende fiducia

Dopo la sconfitta di questa logica e di questo potere, la grande maggioranza del Paese riprende fiducia. Perfino nei confronti del governo, che per la saggezza e i principi democratici del ministro Giancarlo Giorgetti, si è tirato fuori dalla manovra ordita per il potere nell’interesse di pochi e non ha fatto partecipare al voto il suo 4,5%.

Non fare tutto questo sarebbe stato come buttare a mare un lavoro di anni per riportare Mps ai periodi migliori della sua secolare storia. E il fatto, altrettanto importante, è che nella città del Palio, per il quale è ammesso tutto o quasi pur di vincere, si siano affermate le regole della professionalità, senza la quale nessuna attività può stare in piedi, e non quelle del mero potere per il potere assoluto, dovunque qualcuno sia presente.

Il ruolo di azionisti professionali come Milleri

È enorme la catena del valore che si crea con le scelte fatte da azionisti professionali, come alcuni grandi fondi, e da azionisti trasparenti come Delfin, guidata da Francesco Milleri ai vertici assoluti del suo settore industriale, sempre con garbo, senza mai esagerare, e con quello stile pacato con cui in occasione del Natale ricevette i colleghi cavalieri del lavoro nella sede di EssilorLuxottica, dove si respirava e si respira il profumo dell’innovazione tecnologica per la parte, forse più importante, del corpo umano, gli occhi per guardare e quindi capire.

E poi: quale ingiustizia sarebbe stata compiuta escludendo dalla guida della banca più antica del mondo colui, con i suoi baffi folti, la dimensione minuta, ma un cervello che non si stanca mai di pensare nell’interesse degli azionisti e ha un curriculum di successi che passano dalla Polonia alla Valtellina, da Unicredit al capezzale della più veneranda delle banche ancora attive?

Un messaggio di democrazia e trasparenza

Personalmente penso che in un momento di estremismi e di eccessi nel mondo intero la vicenda e l’esito della vicenda di Mps e Siena sia di conforto a tutti coloro che credono nella democrazia e nella trasparenza. Specialmente in un momento in cui, anche se per questo settore la dimensione è mondiale, si assiste alla perdita della memoria degli anni tremendi e orribili di tutte le guerre e in primo luogo della Seconda guerra mondiale.

Osservare ciò che è avvenuto, il modo riservato e corretto con cui è avvenuto, è una boccata di aria pura e di speranza che il merito e la correttezza possano sempre prevalere. Perché questa volta è stato il potere brutale di pochi, che di fatto ignorando le regole fondamentali del governo societario che dipende dalle azioni possedute o controllate, pretendevano di diventare padroni della banca con poco più dell’11% e una schiera di opportunistici alleati mossi non dal dovere di chi è azionista e cioè di creare lavoro e profitto per tutti ma semplicemente potere, potere, potere.

Un potere che va da Siena a Trieste

Potere che non finiva e sarebbe finito a Siena ma bensì sarebbe arrivato fino a Trieste, cioè nella società più importante e da sempre più correttamente gestita nell’interesse di tutti, degli azionisti (non di pochi) certo potenti, ma anche dei piccoli che da sempre hanno fiducia nel Leone di Venezia. Si ha presente chi è il presidente delle Generali, obiettivo vero di chi oggi è stato sconfitto a Siena?

Il presidente si chiama Andrea Sironi ed è anche presidente della più importante università di economia, finanza e diritto in Italia. Chi sta leggendo probabilmente lo sa già, e forse è anche stufo di sentirlo da me ripetere, ma lo ripeto perché è fondamentale: senza l’intervento della Bocconi attraverso il rettore e amministratore delegato di allora, il professor Luigi Guatri, non ci sarebbero stati e tuttora sono sul mercato dei giornali, dei media completamente liberi come quello che state leggendo; ma liberi solo di scrivere informazioni il più possibili esatte e oggettive.

Per questo, se fosse passata Roma su Siena, a seguire sarebbe stato in pericolo anche Trieste, che continua a essere la compagnia, non solo assicurativa ma anche finanziaria, più importante d’Italia e di dimensione non solo europea ma globale.

Qual era la preda più ambita

Se Roma avesse messo le mani sul volante di Siena e di conseguenza su Mediobanca, avrebbe avuto a disposizione il 13,5% di Generali, che è la singola quota più importante di uno dei pochi giganti italiani. Ovviamente, anche la conquista del volante di Siena era desiderata, ma il desiderio dei desideri era appunto di mettere le mani su quella quota alla quale sommare circa un 6,5% controllato da Roma e quindi arrivare al fatidico 20%.

Desiderare di fare investimenti finanziari che danno potere non è un reato, ma il sistema economico, finanziario e della catena dell’informazione non deve violare i principi della democrazia economica e anche politica.

Tutti i motivi per cui l’esito è così rilevante

Per questo, l’esito che sta avendo la campagna di Siena ha una grandissima rilevanza e più specificatamente per i seguenti fatti:

1) è stato scongiurato un licenziamento di stile trumpiano della persona che oltre a salvare Mps ha saputo realizzare un obiettivo che a nessuno, negli ultimi due decenni, era mai riuscito: conquistare il controllo di Mediobanca, cioè la banca che è stata al centro di tutte le più importanti operazioni dal dopoguerra in poi, visto che Enrico Cuccia la fondò nel 1946 e da allora, fino a poco tempo fa, ha dettato o attuato qualsiasi operazione rilevante del sistema italiano;

2) è stato riconfermato che Delfin e il suo presidente Milleri sono schierati per il rispetto delle regole del mercato, finalizzato in primo luogo al profitto ma anche a intendimenti sociali, visto che il fondatore Leonardo Del Vecchio, ex Martinitt, non si è mai dimenticato delle sue origini e del valore di pensare anche a chi ha bisogno di aiuto; al punto da prevedere una donazione di 500 milioni di euro a favore degli ospedali dei tumori (Ieo) e del cuore (Monzino).

E solo la perversione del modello Mediobanca, come centro di potere assoluto, gli impedì di attuare subito il progetto. Ora alla presidenza dei due ospedali, dove Del Vecchio riuscì poi a entrare acquistando la quota di Unicredit, c’è un uomo, Carlo Cimbri, che conosce il valore degli obiettivi sociali, visto che è presidente di Unipol, la grande compagna assicurativa fondata e controllata dalle cooperative, e quindi è possibile che l’originale disegno di Del Vecchio possa trovare piena attuazione. Un obiettivo, invece, fuori dalla logica e dagli atti conosciuti di Roma;

Più garanzie per tutto il mercato

3) il mantenimento al comando di Mps di un uomo come Lovaglio dà garanzia a tutto il mercato e delinea una affinità di pensiero con la linea dell’ad di Bpm, Giuseppe Castagna, che ha difeso con le unghie e con i denti l’indipendenza della principale ex-banca popolare e che non a caso con il suo poco più che 3% ha votato a favore dell’ad di Siena che Roma voleva far fuori. Qualcuno ritiene che sia la premessa di una integrazione fra le due banche: non si può escludere ma sicuramente fra le due banche c’è affinità e sicuramente, se dovesse essere necessario, Mps con a capo Luigi Lovaglio sarà ben disponibile a dare un sostanziale aiuto a Milano.

E anche su questo punto, chi si era divertito a classificare una banca come Bpm e il suo capo nell’area romana al momento delle votazioni ha avuto una sorta di bastonata. Mps non è mai stata una banca popolare, come Bpm, ma è nata e si è sviluppata come banca portatrice di solidarietà, a parte gli anni sfortunati (o qualcosa di più) in cui ha rischiato il fallimento.

Il ruolo fondamentale di una banca

Non vi è dubbio che quanto è accaduto mercoledì 15 a Siena fa capire che si può fare banca non soltanto perseguendo il potere, ma soprattutto esercitando il ruolo fondamentale di una banca, specialmente se ha 600 anni di vita, e cioè raccogliere denaro, da ben remunerare, e prestarlo a chi lo merita per lo sviluppo dell’economia e quindi del Paese Italia.

Quella che viene da Siena è una lezione fondamentale per chi opera avendo soltanto obiettivi di potere invece che obiettivi sociali per lo sviluppo. Compito adempiuto per secoli da Mps e di cui negli ultimi anni si era persa la missione.

Merito di un uomo mingherlino, dallo sguardo penetrante, che non ha avuto paura di pensare in grande, come la storia secolare di Mps consentiva; pensare in grande per riportare grande la più antica banca italiana in vita da oltre 600 anni.

La migliore garanzia per l’Italia

Quindi tutto straordinariamente bene? Fino a oggi sì, ma c’è un obiettivo che non può essere trascurato. Anche se nel campo bancario c’è già Intesa Sanpaolo, che essendo controllata da tre Fondazioni assolve essa stessa, perseguendo il profitto, l’obiettivo sociale dell’aiuto a chi ha bisogno, c’è comunque bisogno di un altro protagonista positivo, come si annuncia di essere oggi Mps, sotto il controllo di persone che conoscono bene come conciliare il profitto con un ruolo sociale e operativo a favore di una crescita dell’economia italiana e non solo.

La combinazione astrale che si è creata e che ha permesso a quel Baffino (naturalmente non Massimo D’Alema) di salvare a un tempo la più antica banca del mondo e contemporaneamente di creare un forte rafforzamento della banca stessa mirando dritto al profitto, è la migliore garanzia per l’Italia.

Un sistema bancario al servizio del sistema Italia

Una garanzia perché ci sono, a questo punto, almeno tre banche di grande livello (Intesa, Unicredit e Mps) e una quarta, Bpm, che potrebbe proseguire lo sviluppo da sola oppure legarsi o unirsi proprio a Mps, e contribuire a un’offerta straordinaria di servizi e gestioni e capacità elevata di finanziamento del sistema Italia.

Ma soprattutto, e ciò è ormai indubbio, la struttura e l’expertise della storica e a lungo unica banca d’affari italiana, Mediobanca, potrà essere messa al servizio non dei giochi di potere ma dello sviluppo reale del sistema Italia. Con a fianco una compagna di assicurazione, Generali, che è già molto di più e che proietta la funzione assicurativa, la gestione dei patrimoni, e la funzione immobiliare a livello e dimensione mondiale.

Ci saranno tentativi di colpi di coda

Non c’è da illudersi: nonostante una sconfitta così plateale, ma anzi proprio per questo, dei tentativi di colpi di coda da Roma ci saranno e non soltanto attraverso gli uomini della sua parte eletti in cda. Ma come dimostrano i fatti e la dinamica che si è sviluppata, a difendere la banca saranno l’attuale maggioranza di consiglio, l’ad, e lo staff che lui ha risollevato e rilanciato, a cominciare dal vicedirettore generale Maurizio Bai, costretto a sostituire per alcuni giorni, certamente non con suo piacere, proprio Lovaglio licenziato da direttore generale nel tentativo, illusorio, di stenderlo al tappeto.

Ma, dopo i numerosi tentativi per metterlo in crisi, Lovaglio ha retto senza battere ciglio, con il carattere che mostrò interamente nella gestione con grande rilancio del Credito Valtellinese. Per la bizzarra legge che modifica il Tuf e concede molti posti alle minoranze, nel consiglio di Mps Lovaglio potrebbe avere varie opposizioni, ma chi lo conosce sa che oltre a essere molto bravo, è coriaceo come pochi e non teme certo il confronto e correttamente la sua posizione è stata presentata così, con una sua dichiarazione, anche dai giornali che gli sono stati e probabilmente gli saranno contro: «Nessuna rivincita, comincio con il passo giusto. Generali è Nice to have». Bastano queste parole a mostrare l’intelligenza e la saggezza dell’uomo.

Un grazie speciale al Dottor Lovaglio

I giornali che gli sono stati contro, ora liquidano l’accaduto cercando retroscena della svolta Milleri-Castagna e cercano di fare il «Viaggio a ritroso di un trionfo non previsto». Qualcuno si meraviglia anche, fra i media che lo hanno attaccato, che Edizione, guidata da Alessandro Benetton, dato come schierato con Roma nelle previsioni da bookmaker da strapazzo, si sia al voto saggiamente astenuto.

Perché, intanto, era un voto in meno per defenestrare Lovaglio, ma soprattutto una scelta più che comprensibile, avendo il gruppo Benetton la proprietà dell’aeroporto di Roma. Ed è arcinoto che a Roma lo spirito di vendetta sia al massimo livello. Ma, astenendosi, Benetton ha di fatto votato per Lovaglio. Come del resto tutti gli azionisti di animo disteso e quindi non con il volto che esprime rabbia di chi ha perso.

Caro Dottor Lovaglio, sarà un piacere raccontare come migliorerà ancora la gestione di Mps, che prima del suo arrivo era dato per morto e costava allo stato molti quattrini per tenere in vita la più antica banca del mondo. Lei, Dottor Lovaglio, ha rianimato il quasi morto e lo ha fatto diventate una banca in diretta competizione con le due grandi del Paese.

Grazie per far risparmiare tanti soldi allo stato e quindi agli italiani, oltre a offrire una alternativa di qualità a chi ha bisogno di banche eque ed efficienti. (riproduzione riservata)