Da Nvidia a Micron, il club dei trillion: 15 azioni da oltre 1.000 miliardi ancora a sconto
Da Nvidia a Micron, il club dei trillion: 15 azioni da oltre 1.000 miliardi ancora a sconto
Sono 15 i titoli mondiali che capitalizzano almeno 1.000 miliardi, per lo più del settore chip AI. Come SK Hynix e Micron, balzate del 1.000% in un anno. Eppure, i multipli oggi non sono affatto da bolla, avvertono gli analisti 

di di Elena Dal Maso 29/05/2026 19:20

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Il trillion club ora conta 15 associati, l’ultimo arrivato nel gruppo delle società con una capitalizzazione dal trilione di dollari in su è la coreana SK Hynix, specializzata nei chip avanzati per AI. Il socio più ricco è Nvidia con oltre 5 trilioni di valore, fino a Eli Lilly, 1 trilione. In mezzo, Alphabet, Apple, Microsoft, Amazon, Broadcom, Tsmc, Saudi Aramco, Tesla, Meta, Samsung, SK Hynix, Micron, Berkshire Hathaway. Da inizio 2026, i due titoli che sono cresciuti di più sono SK Hynix (+244,5%) e Micron (+225,3%). Microsoft, invece, ha perso il 14,7%. Il trillion dollar club è composto, come si vede, da gruppi dell’AI, petrolio, pharma, automotive. Vale la pena diversificare il portafoglio puntando sui 15 o su alcuni di essi?

Il superciclo delle memorie Hbm

Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, il maggiore potenziale resta «nell’area AI, semiconduttori e memoria Hbm. Nvidia mantiene una posizione dominante nella progettazione di Gpu, Tsmc resta centrale nella produzione avanzata, Broadcom beneficia della domanda di chip custom e soluzioni di networking, mentre SK Hynix, Samsung e Micron sono diventate protagoniste del ciclo della memoria ad alta banda, fondamentale per consentire alle Gpu di lavorare alla massima capacità nei data center AI». Nel contempo, però, il rischio è evidente: dopo rally così forti, «il margine di errore si è ridotto. Eventuali rallentamenti negli ordini legati all’AI, revisioni al ribasso degli investimenti dei grandi hyperscaler o difficoltà nel tradurre gli investimenti in ricavi e utili potrebbero generare correzioni anche brusche». Diodovich ha una view più cauta su Berkshire Hathaway, Saudi Aramco ed Eli Lilly. Si tratta di società di grande qualità, «ma con driver di crescita molto meno esplosivi rispetto al comparto AI. Berkshire è più difensiva e legata al ciclo statunitense, Aramco dipende dall’andamento del petrolio e dalla geopolitica, Eli Lilly incorpora già aspettative molto elevate sui farmaci anti-obesità».

Salire del 40% in poche ore e valere ancora poco

Gabriel Debach, market analyst di eToro per l’Italia, nota che, nonostante le tensioni, «gli investitori hanno trovato nel tema dell'AI una voracità che lascia l'investitore razionale perplesso. Basti guardare Micron, passata da 500 miliardi a 1.000 miliardi di market cap in soli 48 giorni. Nvidia ne ha impiegati 490. Un record». Il tema dell'AI è tutt'altro che morto e si sta diffondendo dai chip alla memoria, cloud, dati e infrastrutture software. «Ma quando le azioni possono salire del 30-40% in poche ore e vicino al 100% in un mese e mezzo», avverte Debach, «questo è anche un mercato in cui le aspettative sono molto alte. Crea opportunità, ma anche forte volatilità».

Se escludiamo Saudi Aramco, Berkshire ed Eli Lilly, «notiamo come siano presenti solamente titoli tecnologici nel senso più ampio del termine. Non a caso i semiconduttori rappresentano il 18% dell’indice S&P 500, la maggiore ponderazione per qualsiasi singolo gruppo industriale». Una percentuale più che triplicata dal mercato ribassista del 2022. Le prime 10 aziende dello S&P 500 rappresentano il 40% dell'indice. E qui, ragiona Debach, «si annida un meccanismo che forse il testo dei prezzi non mostra. Ogni dollaro che entra in un Etf passivo compra automaticamente questi titoli, un flusso meccanico che ha sostenuto le quotazioni anche nei momenti di incertezza macro».

E se l’eps resta fra 6 e 9 volte?

Le ultime due new entry rappresentano il passaggio dai semiconduttori alle memorie. SK Hynix e Micron negli ultimi dodici mesi hanno registrato performance rispettivamente intorno a +1.000% e +865%, ma continuano a trattare «su multipli forward relativamente bassi, tra circa 6 e 9 volte gli utili attesi. Questo significa che la crescita degli utili per azione - eps - è stata talmente forte da compensare l'intera rivalutazione del titolo. Il mercato non sta pagando solo speranza, sta pagando utili reali».

Dietro a questa corsa c'è un tema strutturale. Il superciclo delle memorie Hbm, fondamentali per i chip AI, continua a mostrare una mancanza che potrebbe protrarsi fino al 2027-2028. Gli hyperscaler, riprende Debach, stanno firmando contratti pluriennali, dando visibilità molto più elevata rispetto ai classici cicli dei semiconduttori: «anche Samsung si trova in una posizione simile, con multipli ancora compressi rispetto alla crescita degli utili. I numeri che ne derivano sono di un'altra era geologica rispetto alla storia recente del settore. Il reddito operativo cumulativo di Samsung, SK Hynix e Micron è atteso sestuplicare nel 2026». Micron, dal canto suo, ha guadagnato nel solo primo trimestre di quest'anno più di quanto avesse guadagnato in qualsiasi anno intero della sua storia.

Il rischio dietro l’angolo

Queste, avverte l’analista, sono cifre che rompono l'asse verticale dei grafici storici, nel senso letterale del termine. Per due decenni i produttori di memoria sono stati schiacciati dall'iperconcorrenza di prezzo e dalla dipendenza dal ciclo consumer. Quel mondo è finito». Va però detto che il trilione di capacità di investimento delle hyperscaler è un'arma a doppio taglio. Quel denaro viene speso con un'aspettativa di ritorno sull'investimento che ancora non si è pienamente materializzata. Se dovesse deludere, le stesse aziende che oggi firmano contratti quinquennali potrebbero ridurre i budget con la stessa velocità con cui li hanno annunciati. Non è uno scenario centrale, ma è un rischio da non ignorare, conclude. (riproduzione riservata)