Da Cdp 2,2 miliardi di dividendi. Al ministero dell’Economia un assegno da 1,82 miliardi
Da Cdp 2,2 miliardi di dividendi. Al ministero dell’Economia un assegno da 1,82 miliardi
La spa fa un utile 2025 record a 3,4 miliardi. Nexi sarà infrastruttura importante per l’euro digitale, dice l’ad Dario Scannapieco. La governance di Borsa? Tocca a noi

di di Anna Messia 09/04/2026 19:00

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Il 2025 è stato un anno impegnativo, dalle guerre alle sfide tecnologiche, ma Cassa Depositi e Prestiti ha continuato a supportare la competitività del tessuto economico italiano, al fianco delle Pubbliche Amministrazioni e delle imprese ed è riuscita a chiudere il bilancio con un nuovo record di utile a 3,4 miliardi, rispetto ai 3,3 miliardi dell’anno prima.

A sottolinearlo è stato il presidente di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, commentando i risultati del primo anno del Piano Strategico 2025-2027 del gruppo partecipato dal ministero dell’Economia.

«I dati confermano l’efficacia di una strategia che ci ha consentito di investire 29,5 miliardi di euro in iniziative chiave per il Paese, oltre un terzo dell’obiettivo del piano triennale, generando investimenti per più di 73 miliardi con un effetto leva di 2,5 volte», ha aggiunto l’amministratore delegato, Dario Scannapieco.

I risultati del Piano Strategico e il ruolo nel Pnrr

Il 2025 è stato anche l’anno del rush finale sul Pnrr, con Cdp che ha dato assistenza alla pubblica amministrazione con l’obiettivo di rispettare i tempi del piano europeo.

L’utile di 3,4 miliardi ha consentito di proporre ai soci il pagamento di un dividendo in crescita a 2,2 miliardi (2,1 miliardi lo scorso anno). Erogazione che per il ministero dell’Economia, azionista di Cdp con l’82,77%, si traduce in un assegno di 1,82 miliardi, mentre le fondazioni - che complessivamente detengono il 17,23% restante - riceveranno poco meno di 380 milioni. «Gli azionisti di minoranza hanno avuto grande apprezzamento per i risultati raggiunti», ha aggiunto Gorno Tempini.

Dividendi e raccolta obbligazionaria record

Nel 2025 gli investitori (l’80% esteri) hanno dato fiducia a Cdp con il successo dell’emissione del secondo green bond e del terzo yankee bond che hanno portato la raccolta obbligazionaria a 24 miliardi (+20%). Mentre la raccolta postale ha raggiunto 297 miliardi.

Cdp Equity, guidata da Fabio Barchiesi, ha rappresentato uno dei pilastri del piano, con 1,4 miliardi di euro, tra investimenti ed equity indiretto a favore di imprese, startup e infrastrutture.

A livello di gruppo, l’utile netto consolidato di Cdp è però sceso a 5,5 miliardi, rispetto ai 6 miliardi del 2024 «per il minor apporto degli utili da partecipazioni».

Le partecipazioni strategiche: il caso Nexi e Tim

A pesare è stata in particolare la svalutazione Nexi di cui Cdp ha il 19,14% dopo che, a febbraio 2025, il gruppo è uscito dal capitale di Tim e ha contestualmente rafforzato la posizione nella società dei pagamenti tramite uno swap di partecipazioni con Poste. In un anno Nexi ha perso circa il 21% a Piazza Affari, mentre Tim ha guadagnato il 131% ma Cassa, per definizione un investitore paziente che guarda al lungo termine e continua a credere nella sua crescita, ha detto Scannapieco: «Crediamo che Nexi sia un’infrastruttura importante per il Paese. Non guardiamo a Nexi con l’oscillazione del momento, ma crediamo che possa essere utile per l’euro digitale».

Quanto all’opas di Poste Italiane su Tim, con Cdp azionista della prima al 35%, l’ad ha parlato di «una bella operazione industriale».

Mentre interpellato sulla divergenza di vedute con Euronext (di cui Cdp detiene l’8%) in merito all’avvio dell’iter per la nomina del nuovo ceo di Borsa Italiana, ha aggiunto di attendersi che «gli accordi che prevedono prerogative per Cdp sulla scelta vengano rispettati».

Le prospettive future e il Piano Mattei

Guardando al futuro, in uno scenario incerto, il gruppo è pronto consolidare il proprio ruolo a sostegno della crescita dell’economia nazionale ha concluso Scannapieco, citando anche il Piano Mattei. Riguardo alle possibili strategie utili ad affrontare una crisi energetica ha parlato della necessita di far crescere il peso delle rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica e aumentare l’interconnessione con altri Paesi. (riproduzione riservata)