Cybersecurity, rubati almeno 100 milioni di dollari in bitcoin
Cybersecurity, rubati almeno 100 milioni di dollari in bitcoin
Un attacco che rischia di minare la fiducia nell’autocustodia, spingendo i bitcoiner a spostare i loro investimenti nelle borse specializzate o nelle banche. Oppure a limitarsi a comprare Etf

di di Marcello Bussi 03/08/2026 20:30

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«Not your keys, not your coins». È il mantra dei massimalisti del bitcoin. Significa che se non controlli le chiavi crittografiche segrete del tuo portafoglio digitale, non possiedi veramente i tuoi bitcoin. Perché lasciarli su un sito di trading o in banca significa che sono costoro a detenere le chiavi, non tu. E se un custode fallisce o blocca i conti, i tuoi fondi possono essere bloccati o persi.

Peccato che questa certezza sia venuta meno perché la scorsa settimana è stato hackerato Coldcard, uno dei portafogli hardware per bitcoin considerati più affidabili, un dispositivo isolato dalla rete e offline utilizzato da chi detiene criptovalute in modo sicuro e protetto.

Il primo ad accorgersene è stato un investitore canadese che nel giro di sette minuti ha perso 18,25 bitcoin, pari a circa 1,15 milioni di dollari. La sua Coldcard era spenta, mai collegata a internet e custodita in una cassetta di sicurezza. Eppure, il 29 luglio, aprendo il suo portafoglio ha visto tutti i suoi wallet svuotarsi uno dopo l’altro. Nella serata di ieri l'attacco era ancora in corso e aveva colpito circa 4.500-5.000 indirizzi unici. E i fondi sottratti totalizzavano tra 90 e 110 milioni di dollari in bitcoin.

Come è avvenuto l’attacco

In che modo i wallet sono stati bucati? Con le inevitabili approssimazioni, si può dire che gli hacker hanno calcolato e ricostruito offline le chiavi private deboli generate dal firmware difettoso rilasciato da Coinkite, la società produttrice di Coldcard, a partire da marzo 2021.

Coinkite ha dichiarato di dover presumere che un hacker abbia utilizzato l'intelligenza artificiale per scandagliare il suo firmware open-source alla ricerca della falla e ha ammesso che un’analisi dello stesso codice, condotta con l’AI alcune settimane prima dalla stessa Coinkite «non aveva rilevato questo bug né nulla di grave».

Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy Digital, ha affermato che le scansioni sono state «probabilmente orchestrate con un modello linguistico complesso». Sia i difensori che gli hacker disponevano dello stesso strumento, che però questa volta ha funzionato solo per gli hacker.

Le conseguenze dell’hack

La conseguenza di questo attacco è che molti investitori ora potrebbero rinunciare all’auto-custodia per spostare i loro bitcoin nei wallet custoditi dalle borse di criptovalute o dalle banche tradizionali perché ritenuti più sicuri. O addirittura venderli per comprare gli Etf sul bitcoin.

Stranamente l’attacco non ha avuto per ora conseguenze negative sul prezzo della criptovalute, che nella serata di ieri guadagnava l’1% 63.757 dollari (ma da un paio di mesi langue nella fascia (63-65.000 dollari). Probabilmente perché gli investitori hanno capito che, come ha sottolineato il noto bitcoiner Anthony Pompliano, «non è stato hackerato il bitcoin» bensì un software di terze parti utilizzato per generare, archiviare e proteggere le chiavi private che controllano i singoli portafogli. (riproduzione riservata)