Dopo il crollo del Nasdaq, ecco perché l’India sta diventando il rifugio contro l’AI
Dopo il crollo del Nasdaq, ecco perché l’India sta diventando il rifugio contro l’AI
Mentre il sentiment verso l'AI peggiora, gli investitori tornano a Mumbai. La borsa indiana, con scarsa esposizione al tech, attira capitali grazie a valutazioni interessanti e crescita degli utili

di Alessandro Rigamonti 06/11/2026 10:02

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Gli investitori stanno navigando in acque agitate, dopo che l’onda blu si è abbattuta sul Congresso Usa e sui titoli AI, causando un tracollo del 5,5% del Nasdaq. In mezzo a questa tempesta, il porto sicuro potrebbe essere (a sorpresa) l’India. 

Con il peggioramento del sentiment nei confronti dell’intelligenza artificiale, gli investitori stranieri, che per quasi due anni sono stati sottopesati sul mercato di Mumbai a causa di valutazioni elevate, di una crescita modesta degli utili e di mancanza di leader tecnologici locali, starebbero incominciando a tornare proprio per i motivi che fino a poco tempo fa disprezzavano.

«Se questi gruppi di investitori stranieri con posizioni lunghe neutralizzassero il loro sottopeso nelle azioni indiane, ciò potrebbe tradursi in potenziali afflussi netti di circa 115 miliardi di dollari», ha dichiarato alla Cnbc Rajiv Batra, responsabile per l’Asia e co-responsabile della strategia azionaria globale per i mercati emergenti di JPMorgan.

La rinvicita di Mumbai

In un mondo che cerca di allontanarsi dai mercati troppo esposti all’AI, la borsa di Mumbai sembrerebbe l’approdo perfetto. Secondo quanto riportato dall’Economic Times, gli analisti attribuiscono al mercato indiano un «vantaggio anti-AI», aiutato anche dal calo del prezzo del petrolio, dalla diminuzione dei rendimenti dei Treasury e dalla ripresa degli utili delle società indiane.

Infatti, gli indici di riferimento indiani hanno una scarsa esposizione al tech, mentre si concentrano sulle società di servizi finanziari, beni di consumo, energia, industria e altri settori dei servizi. «L’India si configura come un’alternativa interessante grazie alle sue dimensioni, alla liquidità e alla dipendenza relativamente minore dal ciclo dell’AI, in un momento in cui gli investitori globali desiderano ridurre l’esposizione all’intelligenza artificiale», ha dichiarato Feroze Azeez, co-amministratore delegato di Anand Rathi Wealth, alla Cnbc.

Un mercato promettente

I soldi bruciati ieri a Wall Street non sono spariti nel nulla, semplicemente hanno attraversato due oceani e sono arrivati nel subcontinente indiano. Basta vedere il volume degli scambi: secondo i dati della borsa indiana, gli investitori stranieri, che fino a ottobre di quest’anno avevano venduto titoli per oltre 31 miliardi di dollari, negli ultimi quattro giorni sono diventati acquirenti netti, investendo oltre 2,3 miliardi di dollari. Si tratta del maggior acquisto netto in un singolo settore negli ultimi sei anni.

Nonostante questa crescita, gli indici indiani restano ancora sotto i loro massimi storici e questo potrebbe attirare ancora di più gli investitori americani, i quali hanno puntato sopratutto sulle società ad alta capitalizzazione. «Un fattore significativo che gli investitori dovrebbero comprendere è che questo rally è guidato dalle azioni a grande capitalizzazione che hanno raggiunto valutazioni interessanti», ha spiegato all’Economic Times Vijayakumar di Geojit financial services. «Si noti che, mentre il Sensex è salito del 2,6%, l'indice Smallcap 100 ha registrato un misero +0,67%. È evidente dove si sta dirigendo il denaro. Per i titoli finanziari, tecnologici e automobilistici c'è un maggiore potenziale di crescita».

Mercato senza rischi?

Ma la società di intermediazione globale Bernstein, non concorda sul fatto che l’India debba essere considerata una copertura contro i rischi legati all’intelligenza artificiale. «Il Paese non è né un beneficiario dell’AI né un nemico del commercio dell’AI», si legge in un rapporto, in cui si sostiene che le valutazioni del subcontinente rimangono elevate.

Anche Saurabh Mukherjea, fondatore e responsabile degli investimenti di Marcellus Investment Managers, alla Cnbc ha dichiarato di non considerare Mumbai esente dai rischi della bolla AI: «Esistono modi più semplici ed economici per proteggersi dal rischio legato all’intelligenza artificiale rispetto all’investimento in India». Tuttavia, ha aggiunto che la crescita degli utili in India è stata «eccezionale» negli ultimi due trimestri e che la valutazione di alcune «grandi aziende di qualità» è ai minimi da un decennio. (riproduzione riservata)