L’Asia apre lunedì 30 marzo in netto rosso, con la quinta settimana di guerra in Iran. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei perde il 3,3%, l’Hang Seng l’1% circa, Shanghai è sulla parità dopo essere partita male. In rialzo i prezzi del petrolio (Wti a 102 e Brent a 115,4 dollari), i mercati tornano a comprare T bond Usa decennali il cui rendimento scende dal 4,419% al 4,39%. Sale anche l’oro a 4.509 dollari.
Il prezzo del petrolio ha iniziato la settimana in rialzo di circa il 3%, con il Wti sopra i 102 dollari al barile, sui massimi da luglio 2022, mentre il Brent si attesta a 115,4 dollari, livelli che non si vedevano dall’invasione russa dell’Ucraina, quando i mercati energetici globali furono sconvolti.
Con la guerra in Iran entrata nella quinta settimana, gli investitori sono sempre più scettici su una rapida risoluzione del conflitto, soprattutto dopo l’ingresso in campo dei ribelli Houthi nello Yemen, sostenuti da Teheran, e il dispiegamento di ulteriori truppe statunitensi nel Golfo.
Nel fine settimana, gli Houthi hanno lanciato missili contro Israele e hanno segnalato che gli attacchi continueranno finché non cesseranno le operazioni contro l’Iran e i suoi alleati. Il gruppo dispone inoltre della capacità di colpire le navi in transito nel Mar Rosso e infrastrutture energetiche dell’Arabia Saudita.
Nel frattempo, secondo indiscrezioni, l’esercito americano si starebbe preparando a settimane di operazioni terrestri in Iran dopo aver ordinato l’invio di migliaia di soldati nell’area. Il presidente Usa, Donald Trump, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero «prendere il petrolio dell’Iran» e sequestrare il principale hub di esportazione sull’isola di Kharg, richiamando quanto fatto a gennaio in Venezuela.
Donald Trump ha affermato di voler «prendere il petrolio dell’Iran» e di poter arrivare a sequestrare il terminal di esportazione dell’isola di Kharg, mentre gli Stati Uniti inviano migliaia di militari in Medio Oriente. In un’intervista al Financial Times, il presidente ha spiegato che la sua «preferenza sarebbe prendere il petrolio», paragonando la mossa al Venezuela, dove Washington punta a controllare il settore energetico «a tempo indefinito» dopo la caduta di Nicolás Maduro.
Le dichiarazioni arrivano mentre la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha spinto il Medio Oriente in una nuova fase di crisi e fatto balzare i prezzi del petrolio di oltre il 50% in un mese. «A essere onesto, preferisco prendere il petrolio dell’Iran, ma negli Stati Uniti c’è chi dice: “perché lo fai?”. Sono persone stupide», ha detto Trump.
Una simile operazione comporterebbe il controllo dell’isola di Kharg, attraverso cui passa gran parte delle esportazioni di greggio iraniano. Gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza militare nel Golfo: il Pentagono ha ordinato l’invio di circa 10.000 soldati addestrati per operazioni di controllo del territorio. Circa 3.500 militari sono già arrivati, compresi 2.000 marines.
L’Iran ha colpito un impianto di desalinizzazione in Kuwait, causando la morte di un lavoratore. Nel sud del Libano, un rappresentante indonesiano dell’Onu è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti.
Inoltre un aereo radar statunitense E-3 Sentry, del valore di 270 milioni di dollari – fondamentale per le operazioni militari - è stato danneggiato in un attacco iraniano contro la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. (riproduzione riservata)