Crocevia Mediobanca, contesa tra Intesa Sanpaolo, Mps e Banco Bpm: ecco come Piazzetta Cuccia torna al centro della finanza italiana
Crocevia Mediobanca, contesa tra Intesa Sanpaolo, Mps e Banco Bpm: ecco come Piazzetta Cuccia torna al centro della finanza italiana
La finanza ruota di nuovo attorno alla merchant bank. Lovaglio vuole fonderla con Mps, Messina punta invece a renderla con la sua Imi leader nell’investment banking. E intanto cade il controllo di fatto su Generali

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 03/07/2026 21:00

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La stella di Mediobanca si era da tempo appannata nella finanza italiana. La scalata di Monte dei Paschi prima e i duri scontri nella governance di Siena poi avevano alimentato i dubbi sul futuro della merchant milanese. La ripresa del risiko bancario con la discesa in campo di Intesa Sanpaolo ha però cambiato radicalmente il quadro: Piazzetta Cuccia è tornata al centro delle grandi manovre e si prepara a riacquistare una posizione chiave nei nuovi equilibri del credito italiano.

L'opas da 30,6 miliardi lanciata l’8 giugno da Intesa Sanpaolo su Mps ha proprio in Mediobanca l’obiettivo principale. Carlo Messina lo ha detto con chiarezza: l’operazione consentirà di accelerare la crescita di Ca’ de Sass «non solo nel wealth management e protection ma anche sul mondo del banking, del consumer finance e del corporate investment banking» con l’effetto di far «tornare grande Mediobanca».

Il valore industriale dell'integrazione tra i due modelli

Il significato industriale dell’opas è proprio questo: separare le attività tradizionali da quelle a maggiore valore aggiunto, concentrando nel nuovo gruppo Mediobanca il marchio e le competenze in Cib, private banking, asset gathering e credito al consumo. Si combinerebbero così due modelli complementari: Mediobanca apporterebbe competenze nella consulenza finanziaria, nella finanza straordinaria, nei mercati dei capitali e nel credito al consumo attraverso Compass mentre sul lato Intesa, con Imi, si presidierebbero il settore del credito alle imprese e la rete internazionale.

Sinergie e sviluppo nel settore del wealth management

Lo stesso approccio verrebbe esteso al wealth management, con l’integrazione del private banking e dell’asset gathering di Mediobanca con Fideuram e con le attività di asset management del gruppo. Proprio questa integrazione consentirebbe di generare entro il 2029 circa 2,9 miliardi di euro di sinergie annue a regime, di cui circa 1,4 miliardi derivanti dalla crescita dei ricavi, grazie all’ampliamento dell’offerta, alle opportunità di cross selling sulla base clienti del nuovo gruppo e alla valorizzazione delle competenze di Mediobanca.

Il progetto dovrebbe essere favorito anche dai limitati impatti Antitrust visto che già oggi le attività di Mediobanca, e in particolare il Cib, operano su un mercato di dimensione europea, con quote che riducono le sovrapposizioni con Intesa. Su queste basi prenderebbe forma anche il nuovo assetto organizzativo: la piattaforma sarebbe «sempre guidata da Mauro Micillo e dai suoi uomini», ai quali si aggiungerebbero «le persone di Mediobanca che verranno valorizzate come quelle di Imi e di Intesa Sanpaolo» e che saranno «ben contenti di tornare a giocare in Champions League».

La partecipazione in Generali e il ruolo dell'Antitrust

E il 13,2% di Generali? Per Messina la partecipazione nella compagnia rimarrà un investimento finanziario, destinato a essere contabilizzato con il metodo del patrimonio netto e senza interferenze nella governance del Leone. Del resto, il fatto che Mediobanca sia il principale azionista di Generali non implica più, come in passato, il controllo della compagnia. Il controllo di fatto, riconosciuto dall'Antitrust circa vent'anni fa, è stato escluso dalla stessa Agcm con una decisione del 2018.

Ma Mediobanca non è al centro solo delle strategie di Intesa. Nelle scorse settimane il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha riportato il futuro della merchant all’attenzione del cda. E, dopo il via libera allo scorporo delle attività, entro settembre le assemblee di Rocca Salimbeni e Piazzetta Cuccia saranno chiamate ad approvare la fusione, in linea con il piano industriale varato a febbraio.

Se i soci di Siena daranno il via libera, l’integrazione sarà completata prima dell’avvio dell’opas di Intesa, con l’effetto di aumentare il patrimonio e, probabilmente, anche la valutazione di Montepaschi.

Le possibili evoluzioni dell'offerta di Intesa Sanpaolo

Proprio per questo Intesa ha costruito la propria offerta prevedendo entrambe le possibili evoluzioni. Se al perfezionamento dell'opas Mps avrà già incorporato Mediobanca, l’acquisizione riguarderà direttamente il gruppo post fusione. Se invece l’integrazione non si sarà ancora conclusa, Intesa rileverà il controllo della merchant attraverso Siena e procederà successivamente al consolidamento, anche mediante un’offerta obbligatoria sulle eventuali azioni residue.

Il terzo polo e il progetto di Banco Bpm

Ma c’è anche un terzo soggetto che sta ragionando sul futuro di Piazzetta Cuccia: è Banco Bpm, il cui progetto di aggregazione proposto al board di Monte dei Paschi attribuisce a Mediobanca un ruolo strategico. La proposta presuppone il completamento dell’integrazione tra Siena e piazzetta Cuccia e individua proprio nelle attività specialistiche della merchant uno dei principali fattori di creazione di valore del nuovo gruppo.

Pur senza entrare nel dettaglio dell'assetto futuro come fa Intesa, anche Piazza Meda considera Mediobanca uno degli asset chiave su cui costruire il proprio progetto industriale da terzo polo. Insomma, la banca fondata da Enrico Cuccia ha ottanta anni di vita e un futuro ancora tutto da scrivere. (riproduzione riservata)