Il Clarity Act, la legge statunitense per la regolamentazione delle criptovalute, è stato bloccato al Senato degli Stati Uniti martedì 15 settembre. Alle ore 10 il Bitcoin perdeva l’1,5% a 75.838 dollari.
Il voto si è concluso con 50 voti favorevoli e 49 contrari, di cui 4 Repubblicani. Al Senato americano, per far avanzare la maggior parte dei disegni di legge ed evitare l'ostruzionismo, è necessaria una super-maggioranza di 60 voti. I negoziati dell'ultimo minuto sono falliti poiché una parte consistente dei Democratici ha rifiutato il compromesso, ritenendo le tutele per i consumatori contenute nel testo troppo deboli.
L'obiettivo del Clarity Act era dare stabilità e regole chiare a sviluppatori, istituzioni e borse di scambio. Senza questa legge, il mercato americano torna a operare in un limbo normativo, il che potrebbe frenare l'adozione istituzionale interna e spingere alcune aziende cripto a spostarsi all'estero.
Ora che la legge è bloccata, si torna allo status quo: la Sec continuerà a regolamentare il settore «tramite sanzioni ed esecuzioni forzate». L'agenzia continuerà a sostenere che la stragrande maggioranza dei token e delle piattaforme cripto operano come security (titoli finanziari) non registrate, portando avanti le sue storiche battaglie legali.
La Cftc manterrà la sua supervisione sui mercati dei derivati e sulle criptovalute esplicitamente considerate materie prime (commodities), come il Bitcoin stesso.
L'amministrazione Trump, che aveva sostenuto fortemente il passaggio della legge, e le agenzie federali cercheranno probabilmente di implementare alcuni aspetti del Clarity Act tramite decreti e azioni burocratiche interne, anche se tali misure saranno molto meno permanenti e più contestabili in tribunale rispetto a una legge del Congresso. (riproduzione riservata)