Credit Suisse, Ubs dovrà rivelare agli ex azionisti le carte segrete del salvataggio
Credit Suisse, Ubs dovrà rivelare agli ex azionisti le carte segrete del salvataggio
Per decisione del tribunale di Zurigo i soggetti coinvolti nel contenzioso sull’acquisizione del 2023 potranno consultare la documentazione interna depositata agli atti

di Luca Gualtieri 16/02/2026 15:34

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A tre anni dal clamoroso intervento del marzo 2023, Ubs dovrà fare chiarezza sul salvataggio della ex rivale Credit Suisse. Il colosso svizzero guidato da Sergio Ermotti è stato obbligata da un tribunale di Zurigo a mettere a disposizione degli ex azionisti di Credit Suisse una serie di documenti interni relativi alle proprie valutazioni. La decisione intensifica ulteriormente le pressioni legali e politiche sulla maggiore banca svizzera.

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato dal Financial Times, il giudice ha stabilito che Ubs dovrà consentire a migliaia di azionisti di Credit Suisse coinvolti nel contenzioso sull’acquisizione del 2023 di consultare la documentazione interna depositata agli atti. Lo ha reso noto lunedì 16 febbraio la Swiss Investor Protection Association (Sasv), l’associazione che tutela gli interessi degli investitori.

Cosa potranno fare gli investitori

Secondo quanto deciso dai giudici, i ricorrenti potranno esaminare determinati documenti prodotti da Ubs e inclusi nel fascicolo processuale, come catalogati dal tribunale. La banca aveva invece sostenuto che l’accesso dovesse essere circoscritto a un numero più limitato di atti, ossia quelli presi in considerazione dagli esperti nominati dalla corte.

La disputa sulla valutazione si inserisce in un quadro più ampio di cause e verifiche regolamentari successive alla crisi. Ubs è infatti già alle prese con un acceso confronto interno sui requisiti patrimoniali post-fusione e con le azioni legali legate all’azzeramento delle obbligazioni AT1 di Credit Suisse.

La Sasv rappresenta oltre 2.500 attori, tra cui importanti fondi pensione, investitori retail e alcuni ex dipendenti dell’istituto acquisito. In precedenza, il tribunale aveva incaricato periti indipendenti di stimare il valore del capitale di Credit Suisse al momento del salvataggio, tema cruciale del procedimento. La decisione sulla disclosure adottata questo mese riguarda proprio l’accesso ai documenti utilizzati per elaborare tale stima.

Le ragioni dietro il provvedimento

Arik Röschke, segretario generale della Sasv, ha definito il provvedimento «di enorme rilievo», sottolineando che consente agli azionisti di esaminare integralmente la documentazione su cui si fonda la relazione dell’esperto nominato dal tribunale. «Senza questa possibilità, gli azionisti avrebbero avuto a disposizione solo versioni ampiamente oscurate dei documenti, senza poter verificare l’eventuale omissione di informazioni rilevanti né valutare in modo approfondito le conclusioni dell’esperto», ha affermato. Ubs non ha rilasciato commenti.

Secondo i ricorrenti, il rapporto di concambio stabilito nel salvataggio orchestrato dal governo nel 2023 avrebbe comportato una significativa sottovalutazione di Credit Suisse. L’accordo prevedeva l’assegnazione di un’azione Ubs ogni 22,48 azioni Credit Suisse, pari a circa 0,76 franchi svizzeri per azione al momento dell’operazione. 

Sebbene i documenti siano consultabili esclusivamente presso il tribunale e non possano essere riprodotti, la decisione amplia la possibilità per gli azionisti di analizzare i modelli interni di valutazione e le analisi predisposte da Ubs prima della fusione d’emergenza.

Qualora il tribunale accertasse che il valore «in continuità aziendale» di Credit Suisse fosse sensibilmente superiore a quello riflesso nei termini dell’acquisizione, Ubs potrebbe essere esposta a risarcimenti per miliardi di franchi. Secondo i rappresentanti degli azionisti, in scenari estremi l’esborso potrebbe avvicinarsi ai 50 miliardi di franchi (circa 65 miliardi di dollari).

Il caso si aggiunge alle tensioni giuridiche e politiche che accompagnano l’integrazione di Credit Suisse in Ubs. Dalla fase del salvataggio, la banca è in attrito con il governo in merito ai piani che la obbligherebbero a rafforzare le controllate estere con ulteriori 23 miliardi di dollari di capitale Cet1, la forma di capitale bancario più onerosa. 

Restano inoltre aperti altri fronti giudiziari legati all’operazione del 2023. In ottobre, un tribunale ha stabilito che la svalutazione di quasi 16,5 miliardi di franchi in obbligazioni Credit Suisse non poggiava su basi giuridiche sufficienti. Sia Ubs sia l’autorità di vigilanza svizzera Finma hanno impugnato la decisione relativa ai titoli Additional Tier 1 (AT1). (riproduzione riservata)