Crédit Agricole si prepara a crescere nel capitale di Banco Bpm in vista dell’assemblea che in aprile eleggerà il nuovo board. Secondo quanto riportato sabato 10 da Class Cnbc Bce sarebbe in procinto di autorizzare la salita oltre il 20%. Da Parigi arriva un «no comment» alle indiscrezioni.
La richiesta a superare il 20% era stata formalizzata a inizio estate e l’istruttoria ha impegnato i funzionari della banca centrale per circa otto mesi. La posizione di Agricole infatti è quasi un unicum. Da una parte, secondo le regole europee, al 29,9% la banca francese eserciterà un controllo di fatto sulla partecipata potendo porre il veto su tutte le operazioni straordinarie. Circostanza da cui potrebbe seguire un obbligo di notifica all’Antitrust Ue. D’altra parte però Agricole non è per il momento interessata a prendere il timone di Bpm ma chiede solo una rappresentanza in consiglio proporzionale al nuovo peso azionario. Una posizione quasi unica nel panorama bancario europeo e proprio per questo seguita con attenzione dalla Vigilanza.
L’ok della Bce avrà un primo effetto concreto per Agricole. La banca francese potrà trattare da una posizione di maggiore forza sul rinnovo del vertice di Piazza Meda. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza, l’intenzione è quella di ottenere una rappresentanza proporzionale al nuovo peso azionario, quindi cinque amministratori in un consiglio da 15. A questi potrebbe aggiungersi anche il presidente che, si ritiene da Parigi, avrà passaporto italiano ma dovrà essere una figura di garanzia gradita al primo socio.
La partita è in salita. Il board uscente di Banco Bpm vuole presentare una lista che confermi il ceo Giuseppe Castagna e porti a bordo Agricole. Per farlo bisognerà aggiornare lo statuto con le nuove regole previste dalla Legge Capitali e soprattutto raggiungere un accordo sulla rosa. L’esito non è scontato e proprio per questo già a dicembre la banque verte ha iniziato a ragionare su una strada alternativa: correre da sola con una lista di minoranza che le garantirebbe la presidenza del collegio sindacale e del comitato rischi.
Una soluzione di questo tipo però rischia di essere subottimale per tutti: Parigi dovrebbe accontentarsi di un numero minore di consiglieri (tre è il massimo previsto dall’attuale statuto), mentre la rosa del board si esporrebbe al rischio imboscate durante la seconda votazione dei candidati. Per questo in Piazza Meda ha iniziato a circolare un terzo scenario: una modifica dello statuto che porti a sei il numero dei posti in consiglio riservati alle minoranze. In questo modo Agricole aumenterebbe la propria rappresentanza nel board e l’attuale ticket Castagna-Tononi si avvierebbe sereno verso la riconferma. Ma anche una soluzione di questo genere, sostiene qualcuno, non è esente da rischi, soprattutto perché, a differenza delle nuove regole imposte dalla Legge Capitali, una modifica statutaria di questo genere dovrà per forza passare in assemblea.
Tutti questi scenari saranno comunque vagliati attentamente dai consiglieri del Banco che, con il supporto del team legale dell’istituto, torneranno a riunirsi in un meeting già calendarizzato per il 20. Anche a Parigi il dossier è molto caldo e sarebbe seguito direttamente dal deputy ceo Jérôme Grivet. (riproduzione riservata)