I francesi di Crédit Agricole chiudono la porta a Mps complicando i piani di Luigi Lovaglio per sottrarre la banca senese alla scalata di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Olivier Gavalda non conferirà il proprio 29,3% di Banco Bpm all’ops annunciata da Mps lo scorso agosto. «Abbiamo deciso» di non aderire, ha tagliato corto giovedì 8 il ceo Gavalda durante una conferenza stampa a Francoforte. Una presa di posizione che trasforma in un rifiuto esplicito le perplessità manifestate nelle scorse settimane dal primo azionista di Piazza Meda.
La decisione era nell’aria dall’estate, quando il vertice della banque verte ha espresso più volte forte freddezza su dossier. Ma la dichiarazione di Gavalda chiude sgombra il tavolo da qualsiasi ipotesi di ripensamenti o aperture. Il problema non è solo il prezzo offerta da Siena (che depurato dall’effetto dell’opas Intesa sarebbe a sconto sulle quotazioni del titolo), ma anche i progetti che Agricole coltiva per il mercato italiano, a partire da una integrazione delle proprie attività nel Paese con la rete di Bpm. Operazione che però non dovrebbe prendere forma nell’immediato ma solo dopo l’assemblea di Mps e, probabilmente, anche dopo le elezioni politiche italiane.
Il no dei francesi non è l’unico ostacolo per Lovaglio. A restringere ulteriormente i margini di manovra del banchiere è arrivato il rilancio di Intesa Sanpaolo. Il 3 ottobre il gruppo guidato da Carlo Messina ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti della propria opas su Mps, portandola a 1,25 euro per azione, oltre a 1,6 titoli Intesa di nuova emissione. Un miglioramento da circa 800 milioni di euro, accompagnato però da una condizione inderogabile: se l'assemblea senese approverà anche una sola delle due ops o la riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria, l'offerta di Intesa diventerà definitivamente inefficace. Ca' de Sass giudica il progetto di Lovaglio troppo complesso, esposto a rischi di esecuzione e incapace di offrire un premio adeguato agli azionisti delle banche coinvolte.
Il rilancio ha prodotto rapidamente i primi risultati sul fronte azionario. Il 4 ottobre Delfin, primo socio di Mps con il 17,6%, ha assunto un impegno formale a conferire l'intera partecipazione all'offerta di Intesa, impegnandosi anche a esprimere nell'assemblea del 29 ottobre voti coerenti con le condizioni dell'opas. Il 7 ottobre è arrivato il sostegno della famiglia Benetton. Il presidente di Edizione, Alessandro Benetton, ha annunciato l'intenzione di apportare all'offerta l'1,45% detenuto nel Monte, diventando così azionista stabile di Intesa. Benetton ha inoltre apprezzato le rassicurazioni di Messina sulla stabilità dell'azionariato e sull'indipendenza di Generali.
La novità più significativa è arrivata l'8 ottobre da Francesco Gaetano Caltagirone. Il consiglio della holding Fgc ha deliberato all'unanimità di votare contro tutti e cinque i punti della parte straordinaria dell'assemblea, recependo le valutazioni del comitato degli amministratori indipendenti. La bocciatura comprende non soltanto le due ops e la riduzione del capitale, ma anche la fusione per incorporazione di Mediobanca nel Monte e le operazioni di scissione collegate. (riproduzione riservata)