A pochi giorni dalla presentazione della lista del cda, Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm con oltre il 20% (autorizzata da Bce a salire fino al 29,9%), è pronto a sostenere la riconferma dell’attuale squadra di vertice dell’istituto di Piazza Meda, a partire dal tandem Giuseppe Castagna (ceo) e Massimo Tononi (presidente).
Pur non prendendo parte alla lista predisposta dal consiglio di amministrazione uscente, il gruppo bancario transalpino fa comunque sapere di guardare con favore alla continuità gestionale che ha caratterizzato la banca negli ultimi anni. La posizione del socio francese appare dunque orientata a sostenere la stabilità della governance, ritenuta funzionale al proseguimento della strategia di crescita perseguita dall’istituto milanese.
All’interno di Banco Bpm in questi anni «è stato fatto un ottimo lavoro sullo sviluppo. Crediamo parecchio al futuro di questa banca e, quindi, ci appoggiamo molto alla guida dell’istituto per sostenere questo percorso di crescita», ha spiegato a Radiocor lunedì 9 l’amministratore delegato di Crédit Agricole Italia, Hugues Brasseur.
Il manager ha sottolineato in particolare come l’evoluzione recente della banca e le prospettive strategiche delineate dal management abbiano rafforzato la fiducia del partner francese nella direzione intrapresa. E a domanda sul sostegno della Banque Verte agli attuali vertici di Bpm, Brasseur è netto: «Sì, chiaramente sì».
Nel suo intervento, il banchiere francese ha inoltre richiamato alcune dichiarazioni pronunciate di recente dall’amministratore delegato di Banco Bpm, Castagna, durante un evento tenutosi al Teatro alla Scala di Milano. In quell’occasione il numero uno dell’istituto aveva parlato di «dialogo con tutti gli azionisti» e di «ottimi rapporti con tutti», evidenziando l’importanza di mantenere un clima di collaborazione tra i diversi soci del gruppo bancario.
Brasseur, da parte sua, ribadisce l’esistenza di relazioni positive «tra la nostra casa madre e Bpm», ricordando come Crédit Agricole detenga una partecipazione superiore al 20% nel capitale dell’istituto milanese. Proprio alla luce di questo rapporto consolidato, ha aggiunto il manager, «abbiamo molto apprezzato la dichiarazione di Castagna».
Accanto alla lista dei francesi dovrebbe presentarsi quella promossa da Assogestioni. Il numero di consiglieri destinati alle minoranze dipenderà dal risultato complessivo dell’assemblea, secondo un sistema a scaglioni. Se le prime due liste di minoranza supereranno il 35% dei voti assembleari, conquisteranno cinque seggi; oltre la soglia del 50% i seggi saliranno a sei.
Al di sotto di questi livelli la rappresentanza si ridurrà progressivamente fino a un minimo di tre consiglieri. Il vero ago della bilancia saranno i fondi istituzionali, destinati con ogni probabilità a dividersi tra la lista del board e quella di Assogestioni e il fondo guidato da Davide Leone al 5%.
L’Agricole, che punta a schierare una lista di professionisti indipendenti italiani, parte da una posizione di vantaggio. Se le minoranze si fermassero nella fascia dei cinque seggi, il gruppo francese potrebbe puntare ad almeno tre consiglieri.
In caso di sei seggi, la rappresentanza potrebbe salire a quattro, rafforzando ulteriormente l’influenza della Banque Verte negli equilibri del board. In entrambi gli scenari, il gruppo francese avrebbe titolo per rivendicare la presidenza del Comitato Controllo Interno e Rischi – tradizionalmente riservata a un indipendente non espresso dalla lista del cda – oltre a un ruolo di primo piano nel Collegio sindacale. (riproduzione riservata)