Crédit Agricole aspetta l’assemblea Mps per muovere su Banco Bpm
Crédit Agricole aspetta l’assemblea Mps per muovere su Banco Bpm
La banca francese non ha intenzione di accelerare prima di conoscere la scelta dei soci Mps sull’offerta voluta da Luigi Lovaglio

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 29/09/2026 19:40

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Crédit Agricole aspetta l’assemblea di Mps per muovere sulla partecipata Banco Bpm. Il gruppo francese (primo socio al 29,3%) attenderà il voto del 29 ottobre sull’ops varata da Siena, consapevole che l’acquisizione di Bpm presenterebbe diversi ostacoli, tanto sul terreno politico quanto su quello finanziario.

Parigi, scriveva ieri Bloomberg, sta esaminando da tempo le alternative a disposizione per rafforzare ulteriormente la propria presenza nel mercato italiano e un’integrazione con Bpm - che nel frattempo ha incassato da S&P un miglioramento del rating a BBB+ con outlook positivo - sarebbe al vaglio degli advisor del gruppo e dell’ceo Olivier Gavalda.

Il numero uno dell’Agricole guarderebbe invece con scarso favore a una combinazione tra Bpm e Mps. La prospettiva che i due istituti possano avvicinarsi avrebbe quindi spinto il gruppo francese a studiare le opzioni disponibili per proteggere la propria posizione e il valore strategico dell’investimento effettuato nel Banco.

La strategia dell'Agricole attende il voto di Mps

Agricole non ha però intenzione di accelerare prima di conoscere la scelta dei soci Mps sull’offerta voluta da Luigi Lovaglio. Un eventuale stop all’operazione su Bpm cambierebbe radicalmente lo scenario e farebbe venir meno la necessità di una risposta immediata da parte dei francesi. Da qui la scelta di aspettare prima di prendere una decisione definitiva.

I nodi politici e finanziari per l'asse Milano-Parigi

Su un’eventuale aggregazione sull’asse Milano-Parigi pendono prima di tutto rischi politici. In vista delle elezioni politiche il governo potrebbe non accogliere favorevolmente il passaggio di uno dei principali gruppi bancari nazionali sotto il controllo di un istituto straniero. Alle incognite politiche si aggiungono poi quelle finanziarie: Agricole dispone di un margine di capitale relativamente limitato rispetto alle dimensioni che avrebbe un’acquisizione del Banco. Il gruppo presenta un Cet1 dell’11,3%, livello che riduce lo spazio disponibile per finanziare nuove operazioni di grande portata. er parte sua Unicredit ha invece escluso, almeno per ora, un ritorno sul dossier Banco Bpm.

L’istituto guidato da Andrea Orcel è concentrato sull’integrazione di Commerzbank dopo l’ops chiusa a luglio e non appare intenzionato a muoversi in solitaria su un nuovo dossier di m&a. Quello che la banca di Piazza Gae Aulenti potrebbe fare è aggiudicarsi le filiali in eccesso per rafforzare la propria presenza sul mercato italiano. Un eventuale accordo con Parigi potrebbe passare anche da una ridefinizione dell’alleanza commerciale sull'asset management con Amundi, il colosso del risparmio controllato da Agricole. L’accordo, risalente al 2017, scadrà l’anno prossimo e un suo eventuale rinnovo sarebbe molto importante per la proiezione della banque verte sul mercato italiano.

I fari dell'Ue e la corsa in Borsa di Mps

Sul fronte senese intanto Comune e Provincia, insieme alla Regione Toscana, hanno acceso un faro a Bruxelles sull’operazione di Intesa Sanpaolo e Montepaschi, chiedendo alla Dg Competition della Commissione europea di valutarne con attenzione gli effetti sulla concorrenza, sulla pluralità dell’offerta bancaria e assicurativa e sull’accesso al credito per famiglie e imprese. Al centro della richiesta ci sono soprattutto il grado di concentrazione del mercato, le possibili ricadute sui territori e la solidità degli asset eventualmente destinati alla cessione, oltre all’efficacia dei rimedi che potrebbero essere imposti.

Nel corso della seduta borsistica di ieri intanto il titolo Mps ha raggiunto il massimo storico (dall’aumento del 2022) di 12,06 euro portando così il premio sull’offerta di Intesa Sanpaolo (che dal lancio dell’opas è salito del 20,54% a 6,75 euro), portandolo sopra il 2%. L’offerta procede spedita. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha già ottenuto oltre il 75% delle 46 autorizzazioni richieste alle autorità di una trentina di Paesi in cui operano le società di Montepaschi, Mediobanca e Generali. (riproduzione riservata)