Crédit Agricole alla campagna d’Italia: sale in Banco Bpm ed è pronta a prendersi la ex Popolare di Bari. Ecco tutte le strategie di Parigi
Crédit Agricole alla campagna d’Italia: sale in Banco Bpm ed è pronta a prendersi la ex Popolare di Bari. Ecco tutte le strategie di Parigi
La banque verte prepara una doppia mossa nel suo secondo mercato: la salita al 29,9% di Bpm e la conquista della ex Pop Bari. Le aperture del governo, in cambio della neutralità su Mps-Generali

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 26/06/2026 21:00

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C’è un attore che, nella prima fase del risiko bancario italiano, ha scelto di muoversi con grande prudenza. Il Crédit Agricole non ha lanciato offerte pubbliche e non ha cercato lo scontro frontale con gli altri protagonisti del sistema finanziario. Ha però continuato a tessere una tela di relazioni sempre più solida con le istituzioni italiane, a partire dal ministero dell’Economia, e a presidiare i dossier più sensibili.

Negli ultimi 18 mesi insomma la banca francese non è rimasta ferma. Lo dimostrano l’appoggio fornito alla scalata Montepaschi-Mediobanca-Generali nelle assemblee di Siena e di Piazzetta Cuccia attraverso la controllata attiva nel risparmio gestito Amundi e il graduale rafforzamento in Banco Bpm, considerata sempre di più una partecipata strategica.

Il rafforzamento della governance in Banco Bpm

E oggi molti si aspettano un cambio di passo. Il primo segnale concreto è arrivato con il rafforzamento della presenza francese nel consiglio di Banco Bpm. Con l’assemblea di aprile i rappresentanti riconducibili all’Agricole sono passati da due a quattro, consolidando un’influenza già significativa sulla governance dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Non si tratta di un dettaglio tecnico. Assumere un peso rilevante nel board significa poter incidere sugli indirizzi strategici, seguire da vicino le scelte industriali e, soprattutto, disporre di una posizione privilegiata in caso di aggregazioni.

Nella City milanese, hanno iniziato a circolare indiscrezioni su un ulteriore rafforzamento nel capitale di Banco Bpm. Il Crédit Agricole, secondo queste ricostruzioni, potrebbe salire dall’attuale 22,8% fino al 29,9%, soglia che permetterebbe di aumentare sensibilmente la presa su Piazza Meda senza dover lanciare un’opa in base alle regole del nuovo Tuf.

Le soglie rilevanti e gli obblighi di comunicazione

Il passaggio intermedio più delicato sarà il superamento del 25%. Doppiare quella soglia, anche attraverso strumenti finanziari o posizioni sintetiche, farà scattare stringenti obblighi di comunicazione al mercato e alle autorità. Agricole dovrà chiarire non solo la consistenza della partecipazione, ma anche gli obiettivi perseguiti: se intenda cioè restare un socio stabile, se punti ad aumentare ancora la quota, se voglia esercitare un’influenza più marcata sulla gestione o se escluda, almeno per ora, un’operazione più ampia.

In questo contesto, c’è chi ritiene che il blitz francese sia stato favorito, se non apertamente incoraggiato, dal governo. L’obiettivo? Blindare i futuri assetti del sistema bancario e assicurativo italiano secondo una logica di spartizione. Nello schema definito, Intesa e Unipol resterebbero concentrate sul fronte Mps-Generali, Unicredit porterebbe avanti la scalata a Commerzbank e Banco Bpm finirebbe progressivamente nell’orbita del Crédit Agricole, con qualche cautela per Anima e per il suo rilevante portafoglio di Btp.

Rafforza questa lettura il fatto che Parigi abbia informato preventivamente il governo italiano sulla volontà di raggiungere il 30%. Non siamo insomma davanti a una scalata sotto traccia né a un blitz ostile, ma a una mossa condivisa con Roma. Anche perché con i francesi al 30%, per il Banco sarà più complesso promuovere la mossa su Mps alternativa a quella di Carlo Messina e Carlo Cimbri, alla quale pure Castagna e il ceo senese Luigi Lovaglio stanno lavorando.

L'interesse per BdM Banca e la strategia nel Mezzogiorno

Questa lettura aiuta a comprendere anche la seconda mossa attribuita all’Agricole. La banca guidata da Olivier Gavalda viene indicata come favorita nella corsa a BdM Banca, l’ex Popolare di Bari. L’istituto pugliese, oggi controllato dal Mef attraverso Invitalia e Mediocredito Centrale e tornato all’utile dopo un lungo turnaround, è destinato alla privatizzazione e il gruppo francese ha subito manifestato interesse per il dossier.

In campo ci sono anche Iccrea, insieme alla Popolare di Puglia e Basilicata, e - più defilato - il Credem. Ma, al momento, la posizione più solida sembra essere proprio quella dell’Agricole che, dopo la due diligence e le offerte vincolanti, potrebbe aggiudicarsi all’inizio dell’autunno un asset valutato tra 400 e 500 milioni, quindi a sconto sul patrimonio.

Dal punto di vista industriale, l’operazione avrebbe una sua logica evidente. Acquisire una banca risanata, a valori verosimilmente inferiori al patrimonio, in una fase in cui i tassi restano favorevoli alla redditività degli intermediari, può rappresentare un’occasione interessante. BdM consentirebbe inoltre ad Agricole di rafforzare la presenza nel Mezzogiorno, completando una rete italiana già significativa e accrescendo il radicamento territoriale del gruppo.

Scenari europei e consolidamento transfrontaliero

Ma anche in questo caso la lettura puramente industriale potrebbe non bastare. Secondo alcuni osservatori, BdM è la contropartita che il governo potrebbe riconoscere ai francesi in cambio della loro neutralità sull’asse Siena-Trieste. Non solo: un rafforzamento di Agricole in Italia potrebbe anche agevolare, sul piano europeo, la conquista della tedesca Commerzbank da parte di Unicredit aprendo in maniera definitiva la stagione del consolidamento transfrontaliero. (riproduzione riservata)