I casi più clamorosi sono considerati quelli di Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza, che nel 2017 abbandonarono il Pd guidato da Matteo Renzi per fondare Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista.
Ma nella miriade di cambi di casacca che hanno caratterizzato la vita parlamentare recente si nascondono anche esclusivi opportunismi personali e tentativi di restare aggrappati all’ultima candidatura possibile. Anche per questi motivi le Camere in alcune fasi sono state al centro di esodi di massa.
La scorsa legislatura i passaggi di Gruppo parlamentare sono stati 464 e hanno interessato 299 tra senatori (85) e deputati (214), pari a circa un terzo del totale dei membri di quel Parlamento, nel quale l’allora senatore Gianni Marilotti, eletto con il M5S, cambiò ben 5 casacche.
Il picco dei transfughi fu però toccato nella legislatura precedente, la diciassettesima, con 569 cambi di casacca. Un valzer che, al di là dei numeri, è diventato la musica di accompagnamento soprattutto dell’ultimo miglio del mandato parlamentare, in funzione magari di una nuova rielezione sicura con un altro simbolo. E anche l’attuale legislatura, che già guarda alle elezioni politiche del 2027, potrebbe non sfuggire a questa prassi, come sembrano testimoniare i casi di Laura Ravetto, che ha lasciato la Lega Nord in direzione di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, o di Marianna Madia, che dopo una lunga militanza ha abbandonato il Pd per approdare alla “renziana” Italia viva.
Il cosiddetto effetto Vannacci è quello che potrebbe favorire altre uscite dagli attuali gruppi di maggioranza, dopo quelle dei due ex deputati leghisti, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, e di Emanuele Pozzolo, fuoriuscito da Fdi. Anche tra le opposizioni non sono esclusi ricollocamenti tra chi ha già maturato molti mandati e per effetto delle tensioni tra l’area riformista e quella più progressista del Pd.
Nel M5S, poi, c’è chi vorrebbe tornare a muoversi lungo il solco tracciato da Beppe Grillo anche attraverso un’eventuale scissione. Al momento i cambi di casacca sono meno di sessanta e interessano 43 tra deputati e senatori (in alcuni casi i passaggi sono stati doppi). Fin qui a beneficiarne maggiormente è stata Forza Italia, che a inizio maggio ha visto crescere di 12 unità il numero dei suoi parlamentari, mentre a pagare maggiormente dazio è stato il M5S (-6).
Il tutto in attesa di un eventuale nuovo mini-esodo, che sarebbe di dimensioni più contenute rispetto al passato, e non solo perché nel frattempo le due Assemblee parlamentari si sono assottigliate (400 deputati e 200 senatori, più quelli nominati a vita).
Per i potenziali transfughi quella legata alle prossime elezioni potrebbe essere anche una sorta di ultima chance, visto che dalla prossima legislatura scatteranno le restrizioni decise dalla Camera proprio per arginare il fenomeno dei passaggi di gruppo, che si vanno ad aggiungere a quelle già adottate, seppure in forma diversa, dal Senato dall’autunno del 2022.
La riforma del regolamento di Montecitorio introduce alcune sanzioni che agiscono sui contributi destinati ai Gruppi: nel caso di passaggio a un’altra formazione, il deputato non trasferirà più integralmente la sua quota, come avviene attualmente, ma solo il 50%. È poi prevista la decadenza da tutte le cariche ricoperte nell’ufficio di presidenza, con la sola esclusione di quella di presidente della Camera. (riproduzione riservata)