Così la legge di Bilancio 2027 potrà raddoppiare le risorse
Così la legge di Bilancio 2027 potrà raddoppiare le risorse
Il governo punta a una dote vicina ai 30 miliardi tra risorse nazionali, flessibilità europea e fondi per la difesa

di di Roberto Sommella 06/08/2026 02:00

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La prossima manovra per il 2027 potrà assomigliare a quella varata da Carlo Azeglio Ciampi, ministro del Tesoro del governo di Romano Prodi, nel 1996: sarà più consistente di quanto ci si attende.

E questo non perché esiste un obiettivo da centrare, come trent’anni fa per l’ingresso nell’euro, quanto piuttosto per ridare slancio all’economia italiana, comunque resiliente a dazi, guerre e crisi energetiche innescate dal blocco di Hormuz. Sono tre i fattori che potranno permettere al governo di Giorgia Meloni di presentare una legge di Bilancio corposa e attenta a famiglie, imprese ed elettori, visto che si dovrebbe votare nella prossima primavera. Lo ha spiegato in punta di procedure europee il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando ieri alle Camere che hanno approvato la decisione dell’esecutivo di intavolare con la Commissione europea una trattativa per poter varare un piano straordinario che fronteggi l’aumento del costo dell’energia, facendo debito in più non da contabilizzare nel fatidico rapporto del 3%.

Le tre mosse del governo

In sostanza, l’azione del governo e del Mef si concretizzerà in tre mosse. La prima sarà quella di preparare la base della legge di Bilancio per il prossimo anno, partendo da una necessità di finanziare 14-15 miliardi di euro di risorse in più. In secondo luogo, si avvieranno le interlocuzioni con Bruxelles su due fronti paralleli: quello per uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che dovrebbe andare a buon fine verso la fine dell’estate, vista anche la revisione in alto del pil 2026 allo 0,9%, e tracciare una rotta di interventi sull’energia per ottenere maggiori margini di spesa (in termine tecnico, si chiama Nec, clausola di salvaguardia nazionale) in deficit per lo 0,3-0,6% di pil. Il terzo pilastro di questa costruzione - che mira a non intaccare la solidità dei conti pubblici, ormai conclamata dai vari giudizi delle agenzie di rating - sarà tornare in Parlamento per illustrare l’esito della trattativa con l’Unione europea che permetterà una cosa importante: aumentare la portata della legge di Bilancio, quasi a raddoppiarla, perché ai 14 miliardi iniziali se ne potranno aggiungere altri 10-14 appunto di extra deficit.

A questo importo, che sulla carta può arrivare a valere quasi trenta miliardi di euro (la manovra va presentata entro il 15 ottobre) si dovranno poi aggiungere i fondi comunitari del programma Safe per il riarmo. Attualmente, l’Italia è intenzionata a non usare tutto il plafond di 14 miliardi di euro ma solo una sua parte, circa un terzo, per programmi di difesa comune e sicurezza già avviati e da finanziare, su cui vigila il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e che sono necessari, perché - ha spiegato Giorgetti in Senato - anche la Costituzione prevedeva la pace ma poi ha messo negli articoli ben in chiaro l’obbligo per tutti i governi «di difendere la patria». Di questi tempi, con due guerre in corso, in Ucraina e in Medio Oriente, tali piani sono necessari.

Per questo il passaggio parlamentare di ieri, anche se vissuto già su fronti contrapposti, perché le opposizioni, Pd e M5S in testa, hanno sottolineato la delega «in bianco» concessa dalla maggioranza al suo esecutivo su spese aggiuntive di cui non si conosce ancora la natura, assume una grande rilevanza politica, anche se poi diventerà elettorale con le urne alle porte: in gioco ci sono il costo dell’energia per famiglie e imprese, come spesso ricorda Confindustria, ma anche la difesa e la sicurezza nazionale.

«Oggi, in una situazione in cui non è ancora definita la legge organica di bilancio, in assenza di una procedura formale, il governo ha ritenuto doveroso presentarsi davanti al Parlamento e richiedere al Parlamento stesso l’autorizzazione a intavolare questa trattativa con la Commissione Europea», ha appunto scandito Giorgetti alla Camera, ribadendo il concetto al Senato, a proposito dell’extra deficit che l’Italia vuole ottenere dall’Ue. «Mi dite di andare a casa e io voglio andarci. Ma lasciando i conti in ordine». Queste parole avranno in seguito un senso compiuto, fatto di numeri e risorse aggiuntive per l’economia. (riproduzione riservata)