L’aumento dell’incertezza e dei costi dell’energia a causa della guerra in Medio Oriente avrà un impatto significativo sul risparmio delle famiglie e poi, attraverso questo canale, su pil e inflazione dell’Eurozona. La Bce stima in totale un impatto al ribasso sulla crescita dello 0,4% nel 2027 e al rialzo dello 0,4% sul carovita. Ci sarà anche un effetto sui consumi in base ai redditi: quelli bassi pagheranno di più il rialzo di gas e petrolio, mentre quelli più alti risentiranno di più dell’incertezza.
L’analisi della Bce si è focalizzata sul canale del tasso di risparmio delle famiglie che prima del conflitto in Iran era rimasto su livelli elevati (14,5%) per effetto della crescita dei redditi reali in un contesto ancora incerto dopo la guerra in Ucraina. Gli europei hanno continuato a risparmiare negli ultimi anni anche con stipendi reali in ripresa. Il conflitto tra Usa-Israele ed Iran però può cambiare lo scenario.
Il tasso di risparmio delle famiglie sarà influenzato in direzioni diverse. Da un lato la perdita di reddito disponibile (dovuta all’aumento dei prezzi dell’energia non pareggiato dal rialzo dei salari) causerà una minore spesa e anche un’erosione del risparmio. Nello stesso tempo, però, la crescita dell’incertezza, oltre a ridurre le spese correnti, spingerà gli individui a mettere da parte più risorse per il futuro.
Gli economisti Bce hanno perciò separato gli effetti dei due fattori (energia e incertezza), in base al diverso impatto sul tasso di risparmio. Così si è arrivati alla stima finale: il rialzo di gas e petrolio aumenta l’inflazione dello 0,4% e riduce il pil dello 0,1% nel 2027, mentre l’incertezza abbassa la crescita dello 0,3% senza avere effetti di rilievo sull’inflazione l’anno prossimo (gli impatti si invertono in parte nel 2028). I due fattori si sommano in un contesto come quello della guerra in Medio Oriente. L’effetto combinato di questi shock potrebbe esercitare «un notevole freno sulla crescita», anche in presenza di un tasso di risparmio stabile. Inoltre il loro impatto netto sarebbe al rialzo sull’inflazione.
Questa spinta stagflazionistica (anche se la presidente Bce Christine Lagarde ha respinto il confronto con gli anni Settanta) rende complicato il lavoro dei banchieri centrali. L’aumento dei tassi contrasterebbe gli effetti indiretti sui prezzi legato al rialzo di gas e petrolio, ma la stretta frenerebbe la crescita. Il mandato primario della Bce è sul carovita, perciò analisti ed economisti prevedono un aumento dei tassi nella riunione dell’11 giugno e almeno un altro nel corso dell’anno. Le proiezioni Bce di marzo indicavano l’inflazione al 2,6% quest’anno con crescita allo 0,9%, ma i valori saranno aggiornati a giugno.
Il governatore austriaco Martin Kocher ha giudicato «inevitabile» una stretta a breve se la situazione non migliorerà. Il vicepresidente Bce uscente Luis De Guindos (che non sarà presente nel prossimo consiglio direttivo) ha invece invitato alla «prudenza» perché si aspetta dati sul pil «non buoni» e perché ritiene che «l’impatto sulla crescita diventerà molto più evidente nelle prossime settimane». (riproduzione riservata)