Ufficialmente l’obiettivo del governo resta quello di arrivare alla fine della legislatura, almeno stando alle parole pronunciate da Giorgia Meloni. Ma in Parlamento l’atmosfera già da alcuni mesi è quella che solitamente precede un’interruzione della legislatura, con deputati e senatori di prima nomina in azione per salvare il diritto all’ex vitalizio, magari facendo leva su una deroga per ricorrere in parte alla contribuzione volontaria.
Gli eletti alla prima esperienza parlamentare, che superano abbondantemente il 40% del totale dei parlamentari, hanno però già una certezza per il loro ex vitalizio: se il voto non verrà anticipato prima della fine di gennaio 2027, la pensione sarà sostanzialmente sicura. Anche con un appuntamento con le urne già nella seconda metà di marzo, infatti, la prima seduta delle nuove Camere, che fa definitivamente decadere il mandato degli attuali deputati e senatori, di fatto non potrebbe essere convocata, per la normale tempistica, prima del 14 aprile, data in cui scadono i 4 anni, sei mesi e un giorno necessari per accedere all’ ex vitalizio.
Ma se lo stop alla legislatura si dovesse prefigurare prima, il folto partito degli eletti alla loro prima avventura parlamentare sarebbe subito pronto ad andare in pressing per spuntare un salvataggio con la scialuppa dei contributi volontari. Basti pensare che a Montecitorio nel solo gruppo di Fdi il 66% dei deputati è al primo mandato.
La repentina decisione del governo di cancellare nel 2027 il bollo auto sembrerebbe confermare che la campagna elettorale è già cominciata, anche se la parola decisiva sull’eventuale voto anticipato spetta in ogni caso al Capo dello Stato.
Lo snodo chiave è l’esito dell’ultimo passaggio parlamentare sulla riforma elettorale. Il voto finale a Montecitorio, dove resta l’incognita dello scrutino segreto, arriverà probabilmente entro il 10 ottobre, con la premier che ha già annunciato il ricorso alla fiducia. A quel punto si capiranno meglio le sorti della legislatura. Che sono appese anche alla gestione della manovra economica in arrivo, l’ultima del primo esecutivo Meloni. Una manovra che avrà una chiara fisionomia preelettorale, ma che non potrà comunque gonfiarsi troppo, con selvaggi assalti dei partiti alla diligenza, per evitare che il debito superi, a colpi di deficit, il livello di guardia. Un vincolo che potrebbe causare strappi nella maggioranza e favorire il ricorso alle une subito dopo l’approvazione della legge di bilancio a fine dicembre.
Di qui la necessità di una exit strategy per salvare la pensione. La previdenza di deputati e senatori è disciplinata in modo autonomo dalle due Camere. Pertanto, agli uffici di presidenza dei due rami del Parlamento basterebbe adottare, in autodichìa, una delibera per modificare il regolamento e salvare gli ex vitalizi dei parlamentari al primo mandato.
Attualmente l’ipotesi più gettonata è consentire già dopo quattro anni a questi parlamentari di utilizzare la contribuzione volontaria. Ma non va dimenticato che deputati e senatori restano ufficialmente in carica fino alla prima seduta delle nuove Camere, come prevede l’articolo 61 della Costituzione. E quindi il conto per ottenere il diritto all’ex vitalizio non va limitato alla fase dello scioglimento del Parlamento ma va prolungato al momento del battesimo delle nuove Camere, come è peraltro accaduto la scorsa legislatura, che vide la caduta dell’esecutivo Draghi a luglio 2022, l’apertura delle urne a settembre e la prima convocazione del Parlamento a ottobre, con tutte le pensioni dei parlamentari salve. (riproduzione riservata)