Il presidente americano Donald Trump è atterrato mercoledì a Pechino per un vertice di due giorni con Xi Jinping, un faccia a faccia che segna il loro settimo incontro e riunisce due leader che negli anni hanno sviluppato una sorta di rapporto epistolare.
Secondo fonti ravvicinate, i leader delle due maggiori potenze mondiali si sono scambiati lettere nel tempo, uno dei tanti strumenti utilizzati per costruire un rapporto personale nonostante le tensioni strutturali tra Washington e Pechino e i sistemi politici profondamente diversi che rappresentano.
Questa dinamica sarà messa alla prova nel summit di questa settimana, durante il quale i due discuteranno temi delicati come commercio, Iran e Taiwan. Pubblicamente, Xi e Trump cercheranno di minimizzare le divergenze. Xi accoglierà Trump con tutti gli onori: visita al Tempio del Cielo, colloqui nella Grande Sala del Popolo, cena di Stato con la delegazione americana composta da amministratori delegati e membri del governo, oltre a una cerimonia del tè con il presidente statunitense.
Tutti i commentatori puntano lo sguardo verso questo cincontro, ad esempio l'esperto di intelligence Henry Wilkinson di Dragonfly Intelligence, intervistato da CNBC
Si tratta della prima visita presidenziale in Cina dai tempi del viaggio di Trump di quasi nove anni fa. L’incontro tra le due superpotenze avviene mentre la guerra con l’Iran incombe su entrambi i Paesi, Trump prende di mira gli alleati di Pechino in Venezuela e Cuba e le relazioni tra Stati Uniti e Cina tentano di riprendersi dopo le tensioni economiche reciproche dello scorso anno. Per gli analisti, è significativo che il summit si tenga mentre Washington blocca spedizioni di petrolio iraniano dirette in Cina.
Entrambi i leader puntano a risultati concreti. Trump, accompagnato da una delegazione che include Elon Musk, vuole che la Cina contribuisca a porre fine al conflitto con l’Iran e aumenti gli acquisti di prodotti americani, tra cui soia e aerei Boeing. Xi, alle prese con un rallentamento economico interno sempre più marcato, cerca invece un rapporto più prevedibile con Washington, mentre lavora per indebolire gli impegni politici e militari americani nei confronti di Taiwan.
«Trump e Xi condividono l’interesse a stabilizzare la relazione e vedono in commercio e investimenti il canale più efficace per farlo nel breve termine», ha dichiarato Elizabeth Economy, ex consigliera dell’amministrazione Biden per la Cina.
Tuttavia, entrambe le parti cercano di ridurre la dipendenza reciproca senza compromettere un rapporto essenziale per il funzionamento delle rispettive economie. Il contesto competitivo si è ulteriormente irrigidito questa settimana con la pubblicazione, da parte della Camera di Commercio americana, di una nuova analisi sulla strategia industriale cinese. Il rapporto sostiene che «la finestra per una risposta politica efficace» al modello economico statalista di Pechino «si sta restringendo». La tempistica della pubblicazione - alla vigilia della partenza di Trump - è stata interpretata come un chiaro segnale del rafforzarsi dell’idea di una separazione economica controllata.
Secondo fonti vicine agli incontri, a porte chiuse Trump mostra verso Xi un rispetto che raramente riserva ad altri leader, sostituendo le battute informali con complimenti diretti.
«La relazione tra Stati Uniti e Cina, così come quella personale tra il presidente Trump e il presidente Xi, è estremamente positiva, ed entrambi comprendono quanto sia importante mantenerla tale», ha dichiarato Olivia Wales, portavoce della Casa Bianca.
Il rapporto tra Trump e Xi risale a quasi un decennio fa, quando Trump emerse politicamente accusando la Cina di sottrarre posti di lavoro e proprietà intellettuale agli Stati Uniti.
L’inizio della relazione fu sorprendente: durante una cena a Mar-a-Lago nell’aprile 2017, Trump rivelò a Xi di aver autorizzato raid aerei in Siria. Successivamente scherzò con alcuni ospiti definendo Xi «un negoziatore duro», aggiungendo però: «Abbiamo sviluppato un’amicizia. Nel lungo periodo avremo una relazione molto, molto positiva».
Da allora Trump ha continuato a definire Xi un amico per cui nutre profondo rispetto, assicurando ai collaboratori che il sentimento è reciproco. Nel novembre 2017 Xi rese omaggio a Trump invitandolo a cena nella Città Proibita, primo leader straniero a ricevere tale onore dalla fondazione della Cina moderna nel 1949.
Alcuni ex alti funzionari statunitensi sostengono che Trump sia talvolta riluttante ad assumere posizioni dure nei confronti di Xi.
In un’intervista, John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale durante il primo mandato di Trump e oggi suo critico, ha affermato che Trump definiva spesso Xi il miglior leader cinese di sempre o il più grande dai tempi di Mao Zedong.
Nel suo libro, Bolton scrive che durante un vertice del G20 del 2019 Xi spiegò a Trump che gli uiguri musulmani venivano internati in «campi di concentramento» nella regione dello Xinjiang. «Secondo il nostro interprete, Trump disse a Xi che avrebbe dovuto proseguire nella costruzione dei campi, ritenendo fosse esattamente la cosa giusta da fare», scrive Bolton.
Olivia Wales ha liquidato le affermazioni di Bolton sostenendo che non riflettono le attuali dinamiche tra i due leader.
Secondo alcune fonti, funzionari americani attuali ed ex hanno spinto Trump ad assumere pubblicamente una posizione più netta a favore del modello democratico statunitense e contro l’economia controllata dallo Stato cinese. Trump avrebbe però respinto questi tentativi, spiegando ai collaboratori di non voler adottare un approccio apertamente conflittuale.
Questo precedente riduce anche le aspettative sul fatto che Trump possa fare pressione su Xi per la liberazione di Jimmy Lai, editore di Hong Kong condannato a febbraio a vent’anni di carcere in base alla legge sulla sicurezza nazionale. Nonostante oltre cento parlamentari americani abbiano chiesto la sua scarcerazione, Trump lunedì ha lasciato intendere che il tema non rappresenta una priorità.
«Jimmy Lai ha creato molto caos», ha dichiarato Trump ai giornalisti nello Studio Ovale. «È come chiedermi: Se James Comey finisse in prigione, lo faresti liberare?. Sarebbe una questione complicata».
Funzionari e analisti americani prevedono che Trump e Xi replicheranno il consueto clima cordiale senza però produrre svolte sostanziali nelle relazioni bilaterali.
«Non ci sono grandi aspettative di accordi storici o trasformazioni profonde del rapporto», ha dichiarato Ryan Hass, direttore del China Center della Brookings Institution.
Entrambi i leader arrivano al vertice indeboliti sul fronte interno.
La guerra con l’Iran pesa sull’economia globale e sul consenso politico di Trump, alimentando il timore che il Partito Repubblicano possa subire perdite significative alle prossime elezioni di medio termine. Xi, che si presenta come un leader destinato a segnare un’epoca, deve invece gestire una crescita economica inferiore agli standard cinesi.
I consumi interni in Cina restano deboli, la deflazione persistente e lo stesso Xi ha definito l’insufficienza della domanda un problema strategico. Il suo potere non appare minacciato dal rallentamento economico, ma secondo funzionari cinesi un incontro positivo con Trump offrirebbe maggiore prevedibilità alle imprese per la pianificazione di lungo periodo. Per Xi, spiegano, l’unico elemento in grado di trasformare una frenata economica gestibile in un problema politico sarebbe un’improvvisa escalation con Washington.
Una delle principali incognite del summit riguarda Taiwan, l’isola democratica autonoma che Xi punta a riportare sotto il controllo di Pechino. Il leader cinese dovrebbe cercare di convincere Trump a ridurre il sostegno militare americano all’isola e ad avvicinare la retorica statunitense alle posizioni cinesi, nel tentativo di isolare Taipei.
Ad esempio, mentre l’amministrazione Biden dichiarava di non sostenere l’indipendenza di Taiwan, la Cina vorrebbe che l’amministrazione Trump arrivasse a opporsi apertamente all’indipendenza taiwanese, cambiamento che segnerebbe la fine della tradizionale ambiguità strategica americana. Xi aveva avanzato una richiesta analoga anche a Biden nel 2023, ricevendo un rifiuto.
Funzionari statunitensi hanno dichiarato domenica che nei preparativi del summit «non sono previsti cambiamenti» sulla questione Taiwan. Tuttavia, il giorno successivo Trump si è mostrato aperto a discutere il dossier con Xi, affermando che verrà valutato anche un pacchetto di forniture militari miliardario che Washington sta preparando per Taipei. «Il presidente Xi preferirebbe che non lo facessimo, e ne parleremo. È uno dei molti temi che affronterò», ha detto Trump ai giornalisti. (riproduzione riservata)