Questa settimana Donald Trump è stato il regista del caos tra sparate e marce indietro. La combinazione di dazi, deficit e muscoli geopolitici rischia di trasformare la classica guerra commerciale in qualcosa di più serio: una guerra dei capitali. L’avvertimento è arrivato dal fondatore di Bridgewater Ray Dalio. Il mercato ha risposto con un riflesso condizionato: Treasury Usa e dollaro venduti a mani basse. E come da manuale di sopravvivenza finanziaria, Dalio ha rimesso l’oro al centro: 5-15% del portafoglio.
È corsa ai beni rifugio perché, come spiega Antonio Tognoli di Cfo Sim, le minacce commerciali di Trump non sono rumore elettorale, ma un vero e proprio rischio sistemico. Il 2026 potrebbe passare alla storia come l’anno in cui la finanza ha iniziato a prezzare seriamente la frammentazione globale e un conflitto tra modelli: America First produttiva ed Europa tra green deal e sovranità strategica. Tre i settori che rischiano di pagare caro questo nuovo mondo, per fortuna che altri sei settori controbilanciano la partita.
Mentre Trump fa ballare i mercati azionari le obbligazioni corporate Usa investment grade hanno reso +7,8% nel 2025 e, secondo Payden & Rygel, possono fare bene anche nel 2026. Con un rendimento intorno al 4,8%, spread contenuti e qualità media A-, l’idea è semplice: incassare il carry e, se i tassi scendono, portare a casa anche il capital gain. E per chi vuole spingersi un po’ oltre, l’high yield Usa offre rendimenti più elevati, a patto di selezionare bene e gestire il cambio. Guardate il basket di sei bond che stracciano i Btp.
In questo scenario incerto, anche il mondo bancario cambia pelle. Secondo Ubs, il grande supporto dei buyback in Europa sta perdendo forza con un rendimento stimato al 2,3% nel 2026. Non poco, ma nemmeno irresistibile. Da qui la domanda: meglio continuare a riacquistare azioni o usare il capitale per M&A intelligenti? I deal recenti (Bnp Paribas, Abn Amro) suggeriscono che acquisizioni ben mirate possono creare più valore dei buyback.
Sul fronte domestico, Barclays vede in arrivo conti solidi (oltre 5 miliardi di euro di utili) e capitale abbondante per le banche italiane. La distribuzione del capitale resta il loro punto di forza. Intesa Sanpaolo può permettersi un payout fino al 95%, da Unicredit Barclays si attende utili record e un possibile aumento del dividendo come da Banco Bpm ma solo una è la top pick.
In Germania, invece, gli incentivi al riscaldamento green stanno esplodendo. Solo a dicembre +50%. Il vero motore? Le pompe di calore, che da sole rappresentano oltre il 90% delle richieste. E qui entra in scena Ariston, che in Germania potrebbe detenere oltre il 40% del mercato. Non sorprende quindi il rally del titolo a Piazza Affari e il coro abbastanza compatto degli analisti: buy confermati con target price intorno a 5 euro.
Se Ariston beneficia degli incentivi, Danieli cavalca i maxi investimenti previsti nel settore dell’acciaio. Anche grazie a un contesto normativo più favorevole, Berenberg si aspetta un utile netto vicino ai 300 milioni e ha alzato il target price a 66 euro (anche dell’azione di risparmio) perché, nonostante il rally recente, l’azione scambia troppo a sconto rispetto ai competitor.
A riaccendere il risiko nella diagnostica è l'olandese Qiagen, tornata nel radar di potenziali acquirenti. Nulla di concluso, ma il timing non è casuale: il settore life sciences è tornato a fare operazioni grosse. Il punto interessante, però, è l’effetto collaterale su Diasorin, vista la partnership strategica in essere che integra i test di Qiagen (come il QuantiFeron per la tubercolosi) sulle piattaforme automatizzate di DiaSorin (la linea Liaison) per offrire soluzioni complete ai laboratori. Nessun contratto è a rischio, ma Diasorin, secondo gli analisti, potrebbe anche puntare ad acquisire il test Quantiferon.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca
(riproduzione riservata)