Cosa c'è sotto la lente degli analisti: dall’elettroshock di Stellantis alle sottovalutate Bper e Unipol fino ai 6 cigni neri di State Street
Cosa c'è sotto la lente degli analisti: dall’elettroshock di Stellantis alle sottovalutate Bper e Unipol fino ai 6 cigni neri di State Street
Il crollo Stellantis dopo il profit warning e il valore nascosto di Bper e Unipol. Le valutazioni degli analisti

di Francesca Gerosa 07/02/2026 18:30

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Il settore elettrico ha letteralmente fatto deragliare Stellantis, costringendo il gruppo a un reset profondo della strategia. 22,2 miliardi di euro di oneri straordinari, legati al ridimensionamento dei piani sui veicoli elettrici: una presa d’atto piuttosto esplicita di una sovrastima del ritmo della transizione energetica, come ammesso dallo stesso ceo, Antonio Filosa.

E il mercato ha punito il titolo con un -25,1%, ai minimi dalla nascita del gruppo nel 2021.

Le sfide finanziarie e il reset di Stellantis

A peggiorare il quadro 6,5 miliardi di esborsi di cassa nei prossimi quattro anni, l’uscita dalla joint venture canadese sulle batterie, zero dividendo per l’anno in corso e perdita attesa tra 19 e 21 miliardi nella seconda metà del 2025. Una cura da cavallo che ha sorpreso gli analisti per l’intensità.

Super dividendo da Bper

Dal caos all’ordine: Bper convince con ricavi, capitale e costi migliori del previsto, nonostante gli oneri straordinari legati all’integrazione della Popolare di Sondrio (closing atteso entro aprile 2026). Il mercato ha premiato il titolo con effetto trascinamento anche sulla Sondrio. Il consenso Bloomberg parla chiaro: 13 buy, 1 hold, 0 sell, con un upside potenziale oltre 14 euro.

Unipol e i tre motori di valore

Tre motori di valore per Unipol (e il mercato non li ha ancora prezzati): partecipazioni bancarie (Bper e Sondrio) che in 12 mesi sono passate da 2,7 a 6,4 miliardi, ramo auto in forte miglioramento: combined ratio sceso al 94,2%, grazie a meno sinistri e prezzi migliori; assicurazioni sanitarie in crescita a doppia cifra (+12,7%) con trend strutturale favorevole. Solo per il comparto assicurativo Berenberg stima un utile ante imposte in crescita a 1,4 miliardi (2025), escludendo il contributo delle banche. La sottovalutazione è palese.

Il re-rating di Poste Italiane

Poste Italiane è reduce da un anno da protagonista: +64% di total return in 12 mesi. Il re-rating è giustificato da fondamentali solidi, benefici dei tassi elevati su BancoPosta, investimento strategico in Tim e un dividendo visto crescere progressivamente fino a 1,50 € per azione nel 2028, con un dividend yield del 6,6%. Poste si conferma così un ibrido tra servizi finanziari, logistica e telecomunicazioni: un modello che il mercato continua a premiare.

Infineon e la spinta dell'intelligenza artificiale

Nel settore tech Infineon accelera sull’intelligenza artificiale e lo fa in modo molto concreto: +500 milioni di investimenti aggiuntivi nella capacità produttiva nel 2026, portando il totale a 2,7 miliardi, con focus sui chip per data center. L’AI sta così bilanciando la debolezza dell’automotive, che resta il primo segmento del gruppo tedesco, ma cresce meno. Per Citi e Barclays la maggior visibilità sull’AI è un chiaro supporto per il titolo che raccoglie ben 28 buy tra gli analisti.

Oro in altalena, driver strutturali intatti

Più volatile l’oro crollato’oro crollato e poi rimbalzato sopra i 5.000 dollari, pur restando sotto i massimi storici. Cosa sta succedendo? Prese di profitto massicce (soprattutto dalla Cina), deflussi record dagli Etf e volatilità che ha spaventato il retail. Ma sotto la superficie, i driver strutturali non si sono mossi: inflazione persistente, dollaro più debole, acquisti delle banche centrali e rischio geopolitico elevato. Fidelity è pronta a rientrare su ulteriori correzioni e Deutsche Bank conferma il target a 6.000 dollari.

I cinque cigni grigi di State Street

Invece, State Street ci ricorda che il vero rischio non è ciò che conosciamo, ma ciò che diamo per scontato. Ecco i cinque cigni grigi del 2026 a bassa probabilità ma ad alto impatto:

1) L’AI non scala
Colli di bottiglia su chip, energia e regolamentazione potrebbero frenare la narrazione più amata dal mercato.
2) La Cina cambia modello
Più consumi interni, renminbi più forte, meno export aggressivo: uno scenario che rimescolerebbe flussi globali e commodity.
3) Fortezza Nord America
Un Usmca rafforzato renderebbe il friendshoring una realtà, non uno slogan.
4) Petrolio verso i 100 dollari
Geopolitica più domanda energetica dell’AI possono portare a uno shock inflattivo.
5) Shock sul debito sovrano europeo
La Francia come possibile epicentro, con effetti a catena su rendimenti e valute.
Tutti meritano una riga nel risk management.

Bond ad ampio spettro

Curve tese, spread compressi, serve selettività nel mercato obbligazionario. I default societari restano sotto controllo, ma il rapporto rischio/rendimento sull’high yield è diventato asimmetrico. Meglio puntare sui titoli governativi a scadenza intermedia e investment grade e su tre idee operative: bond subordinati di banche italiane solide (extra rendimento più fiscalità favorevole), gilt britannici a 2-3 anni (yield interessante e sterlina sui minimi) e titoli di Stato brasiliani in valuta locale (alto rischio, alto rendimento reale). (riproduzione riservata)