Questa settimana il commercio globale ci regala un paradosso degno di nota: i nuovi dazi al 10% annunciati dall’amministrazione Trump – nati dopo la bocciatura della Corte Suprema sull’utilizzo dell’IEEPA – finiscono per favorire proprio alcuni dei Paesi più criticati dalla Casa Bianca negli ultimi mesi. Secondo l’analisi di Global Trade Alert, il Brasile beneficerebbe della maggior riduzione dell’aliquota media effettiva, seguito dalla Cina. Al contrario, a essere relativamente più penalizzati risultano alleati storici come Regno Unito, Unione Europea e Giappone.
Nel settore spirits, invece, l’impatto dei nuovi dazi appare al momento gestibile. Secondo Citi, l’effetto sugli utili rimane nel complesso neutrale. Rémy Cointreau (-17% degli utili) la più colpita. Per Campari la trimestrale del 4 marzo sarà un test importante: Barclays si attende margini stabili, con le Americhe ancora sotto pressione e segnali contrastanti dall’area Emea. L’eventuale cancellazione dei dazi rappresenterebbe un upside operativo non trascurabile.
La decisione della Corte Suprema ha un impatto tecnico rilevante ma limitato sulle prospettive macro. Secondo Morningstar Dbrs, l’eventuale rimborso dei dazi potrebbe costare fino allo 0,4% del pil 2025 (circa 134 miliardi di dollari incassati finora), ma si tratterebbe di un effetto una tantum. Il punto strutturale è un altro: l’amministrazione dispone di molteplici strumenti alternativi (Sezioni 301, 232, 122, 338 del Trade Act) e appare determinata a mantenere i dazi come leva negoziale.
Nel frattempo, il deficit federale resta elevato (6-7% del pil), il rapporto debito/pil è atteso al 140% entro il 2030 e il peso degli interessi continua a crescere. Il 2026 potrebbe assomigliare molto al 2025: meno emergenza formale, ma stessa centralità dei dazi come strumento strategico. Per i portafogli globali globali, questo significa mantenere alta l’attenzione all’esposizione settoriale (industria vs beni di consumo), alla sensibilità al dollaro e al rischio politico incorporato nei multipli.
Che trimestrali! «Bene» non basta più. All’inizio della reporting season le attese erano elevate. Troppo. Come osserva Louise Dudley di Federated Hermes, molti titoli avevano già prezzato la perfezione. Risultato? Crescita dell’eps a +12% anno su anno – sopra la media storica – ma mercati delusi perché guidance e momentum non hanno superato l’asticella psicologica. Secondo AlphaValue, le stime sugli utili europei per il 2026 segneranno un ambizioso +13,2% (+17,4% ex banche e settori ciclici). Forse troppo. Il vero motore? L’auto. E questo è il problema: le revisioni al ribasso sono già iniziate nel settore. Ma c’è un comparto che potrebbe sorprendere al rialzo. Scoprite quale.
Nel frattempo, la geopolitica diventa investimento industriale. Avio investirà oltre 500 milioni di dollari in Virginia per produrre motori a propellente solido destinati a difesa e spazio. In cambio ha ottenuto fino a 97,7 milioni di dollari di incentivi pubblici. Il progetto rafforza la presenza negli Stati Uniti, l’integrazione nella filiera difesa e la visibilità di lungo periodo sui flussi. Gli analisti vedono un impatto valutativo moderatamente positivo e rimarcano la solidità della cassa (600 milioni a fine 2025) del gruppo.
Talvolta è proprio la cassa a parlare. Exploit di Dovalue: +8% in una seduta grazie all’utile 2025 triplicato a 25 milioni, alla forte generazione di cassa e alla leva finanziaria scesa a 2x. Nuove opportunità in arrivo dal credito d’imposta in Italia (pipeline 18 mesi da 50 miliardi), dall’acquisizione di coeo (Germania mercato chiave) e dal ritorno al dividendo (yield atteso al 4%). Il consenso Bloomberg indica un potenziale upside per l'azione vicino al 38%.
A proposito delle cenerentole di Piazza Affari, a febbraio il mercato italiano ha registrato un +3,6%, ma le mid e small cap sono rimaste indietro. Tuttavia, ha notato Andrea Randone di Intermonte, il premio valutativo delle mid-small rispetto alle large si sta riducendo (22%) e la liquidità sta migliorando sensibilmente. Ma solo alcune azioni offrono valutazioni attraenti e dividendi generosi.
I prezzi del petrolio schizzano tra tensioni geopolitiche e timori sulla crescita globale. Guerre Usa-Iran (Stretto di Hormuz a rischio), Ucraina-Russia e Pakistan-Afghanistan: il mercato incorpora un premio geopolitico stimato fino a 10 dollari al barile. Se l'attacco degli Stati Uniti in Iran sarà limitato IG Italia ha stimato un +2/+6% dei prezzi del greggio, mentre con un’escalation più ampia un +5/+15%. Goldman Sachs ha alzato le stime per il 2026 e il 2027.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter. (riproduzione riservata)