La corruzione non è soltanto la tangente pagata a un pubblico ufficiale in cambio di un favore. È un fenomeno molto più ampio, che comprende ogni abuso del potere pubblico per finalità private e che può manifestarsi anche attraverso pratiche prive di rilevanza penale, ma ugualmente dannose per il buon funzionamento dello Stato e per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
A ricordarlo è il generale Giovanni Salerno, comandante del Nucleo Speciale Anticorruzione della Guardia di Finanza, intervistato da Milano Finanza in occasione delle celebrazioni per il 252° anniversario della fondazione del Corpo. «Quando si parla di corruzione», spiega Salerno, «si pensa immediatamente al pagamento di una tangente a un pubblico ufficiale. Si tratta certamente della forma più grave e di quella che presenta una rilevanza penale immediata. In realtà il concetto è molto più esteso e comprende tutti quei comportamenti nei quali il potere pubblico viene utilizzato per ottenere un vantaggio personale anziché perseguire l'interesse collettivo».
In questa categoria rientrano fenomeni come il nepotismo, il clientelismo e altre forme di gestione distorta della cosa pubblica che, pur non integrando necessariamente un reato, producono conseguenze rilevanti sul piano economico e sociale. «Questi comportamenti», osserva il generale, «determinano una perdita di fiducia dei cittadini nella pubblica amministrazione e finiscono per incidere negativamente anche sulla crescita economica del Paese».
Per questo motivo, secondo Salerno, il contrasto alla corruzione non può limitarsi alla sola repressione giudiziaria. «Prima ancora di parlare di repressione bisogna parlare di prevenzione. I principi di integrità, trasparenza e corretta gestione dei conflitti di interesse rappresentano il primo presidio contro i fenomeni corruttivi».
Proprio sul terreno della prevenzione si concentra una parte importante dell'attività del Nucleo Speciale Anticorruzione, che opera in stretta collaborazione con l'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac). «L'Anac svolge funzioni di vigilanza e controllo e noi lavoriamo al suo fianco nelle attività ispettive presso le pubbliche amministrazioni per verificare il rispetto della normativa anticorruzione, che peraltro ha una forte matrice internazionale e trova fondamento nelle convenzioni delle Nazioni Unite e dell'Ocse», sottolinea Salerno.
Uno degli ambiti più delicati è quello dei contratti pubblici, che secondo le stime dell'Anac rappresentano circa il 13-14% del Pil nazionale. «Si tratta di un settore esposto sia ai rischi di corruzione sia alle infiltrazioni della criminalità organizzata», afferma il comandante.
L'attività della Guardia di Finanza si basa sempre più su strumenti di analisi avanzata. «L'Anac mette a disposizione una banca dati estremamente importante che noi incrociamo con le informazioni fiscali e con una serie di indicatori di rischio sviluppati dal Corpo. In questo modo riusciamo a individuare situazioni anomale che meritano approfondimenti».
Tra i fenomeni più frequenti emerge quello dei cosiddetti frazionamenti artificiosi degli appalti. «Accade quando un contratto che dovrebbe essere considerato unitariamente viene suddiviso in più affidamenti di importo inferiore. In questo modo si evita il ricorso alle procedure di gara aperta e si resta sotto le soglie che consentono l'affidamento diretto», spiega Salerno. «La gara pubblica garantisce concorrenza, trasparenza e parità di trattamento tra gli operatori economici. Quando si aggira questo meccanismo si crea un rischio evidente».
I numeri confermano la rilevanza del fenomeno. «Secondo l'ultima relazione annuale dell'Anac relativa al 2025, nel comparto delle forniture e dei servizi circa il 95% degli affidamenti avviene tramite procedure dirette, con una forte concentrazione degli importi appena al di sotto delle soglie previste dalla normativa». Le anomalie monitorate dal Nucleo Speciale Anticorruzione non riguardano solo gli affidamenti diretti. Un altro elemento sotto osservazione è il mancato rispetto del principio di rotazione, che impedisce al contraente uscente di ottenere automaticamente il rinnovo del contratto. «Le nostre analisi del rischio sono molto accurate e ogni anno svolgiamo decine di controlli mirati», evidenzia il generale. Particolare attenzione anche alle proroghe dei contratti, soprattutto nel settore sanitario. Sempre più spesso le stazioni appaltanti locali attendono che le centrali regionali di acquisto completino gare aggregate di grandi dimensioni. Nel frattempo, però, i contratti esistenti vengono prorogati per anni.
«Le gare aggregate consentono economie di scala ma sono procedure molto complesse», osserva Salerno. «Può accadere che un contratto venga prorogato per cinque o sei anni in attesa dell'aggiudicazione definitiva. In questi casi bisogna comprendere se il ritardo sia giustificato da reali difficoltà organizzative oppure se vi siano altre criticità da approfondire». Un esempio citato anche nella relazione annuale dell'Anac riguarda il trasporto pubblico locale nel Lazio, dove il servizio è stato affidato per decenni allo stesso operatore. «L'obiettivo finale», conclude il comandante, «deve essere sempre quello di garantire procedure competitive e trasparenti. L'affidamento diretto, quando non è giustificato dalle norme, rappresenta una limitazione della concorrenza e un fattore di rischio che merita la massima attenzione». Per la Guardia di Finanza, dunque, la sfida alla corruzione si gioca sempre più a monte delle indagini penali. (riproduzione riservata)