Corea del Sud vieta la carne di cane e nei ristoranti parte la corsa a mangiare l’ultimo piatto
Corea del Sud vieta la carne di cane e nei ristoranti parte la corsa a mangiare l’ultimo piatto
Da febbraio 2027, in Corea del Sud, sarà vietato vendere carne di cane. I ristoranti si convertono a piatti tradizionali ma gli indennizzi del governo non bastano per compensare il calo dei ricavi per la filiera

di Redazione Milano Finanza 18/08/2026 10:54

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Il terzo «boknal» del 2026, uno dei tre tradizionali giorni estivi più caldi dell'anno dedicati al consumo di cibi rinvigorenti, ha segnato un passaggio storico per la Corea del Sud. È stato l’ultimo prima dell'entrata in vigore a pieno regime, prevista per il febbraio 2027, del divieto nazionale di allevamento, macellazione e vendita di cani destinati al consumo umano.

Al mercato di Moran a Seongnam, vicino Seul e considerato il principale centro del commercio di carne canina del Paese, l'affluenza di clienti all'ora di pranzo era molto minore del passato. Reuters racconta che la maggior parte delle attività commerciali della zona ha già convertito l'offerta verso alternative tradizionali come lo stufato di capra nera. I pochi ristoranti che continuano a servire il «bosintang», il classico stufato di carne di cane, lavorano ormai quasi esclusivamente con una clientela anziana.

Un passo di civiltà

La svolta legislativa formalizza un declino strutturale del settore che prosegue da anni, guidato dalla crescente diffusione degli animali domestici e da una diversa sensibilità verso il benessere animale. Un sondaggio pre-riforma, condotto nel gennaio 2024 sotto la presidenza di Yoon Suk Yeol, ha evidenziato come oltre l'80% degli intervistati fosse favorevole al divieto, con il 90% intenzionato a non consumare più questo tipo di carne.

La legge approvata nel 2024 dal Parlamento sudcoreano ha fissato un periodo di transizione di tre anni per consentire la riconversione della filiera. A partire dal febbraio 2027, le violazioni saranno punite con sanzioni pecuniarie e pene detentive. Per agevolare il passaggio le autorità hanno predisposto misure di sostegno per agricoltori, distributori e ristoratori. Secondo i dati ufficiali, le attività impattate dal provvedimento sono più di 5.600, sebbene gran parte degli allevamenti intensivi abbia chiuso prima della scadenza.

Le lamentele dei ristoratori

Nonostante gli indennizzi promessi, gli operatori storici del settore sottolineano le difficoltà della transizione. Lee Kang-chun, ristoratore ed ex presidente dell'associazione dei commercianti di Moran, pur ritenendo inevitabile il cambiamento per l'immagine internazionale del Paese e il mutamento sociale, ha evidenziato la complessità nel guidare l'adeguamento di un'utenza composta prevalentemente da ultrasettantenni.

I gestori dei locali, compresi quelli convertiti allo stufato di capra, confermano che il cambio di menù non compensa pienamente il calo dei ricavi, sollecitando un maggiore supporto istituzionale per la fase finale della riconversione. (riproduzione riservata)