Faranno bene gli azionisti Tim a consegnare le proprie azioni all’opas annunciata da Poste Italiane per prendere in cambio titoli del gruppo guidato da Matteo Del Fante che dalla quotazione a Piazza Affari di ottobre 2015 ha guadagnato più del 200%? E gli oltre 200 mila azionisti retail che oggi hanno titoli Poste continueranno ad avere i ricchi dividendi incassati finora anche dopo l’integrazione di Tim che, benché risanata e alleggerita della rete, ha ancora in pancia un debito netto (after lease) di 6,9 miliardi? Sono le domande chiave che da giorni si stanno facendo i quasi 500 mila italiani che hanno investito in titoli delle due società e che all’ora di cena di domenica 22 marzo hanno saputo dal telegiornale nazionale del lancio dell’offerta di Poste sul 100% del capitale di Tim. A quasi 30 anni dalla privatizzazione la società di tlc si prepara a tornare sotto il controllo pubblico, con la nuova Poste che conserverà una maggioranza statale, detenuta al 27,2% da Cassa Depositi e Prestiti e al 22,8% mentre l’altro 50% resterà sul mercato, di cui un 15% nella mani del ratail. Dove potrà arrivate il nuovo gruppo con Del Fante che va verso la riconferma al timone di Poste per un nuovo mandato, così come, secondo le ultime indiscrezioni, la presidente Silvia Rovere?
L’offerta pubblica di acquisto e scambio annunciata da Poste Italiane prevede che gli azionisti di Tim riceveranno 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane e 0,167 euro in contanti per ogni azione conferita, per un totale di 0,635 euro. Un numero che rappresenta un premio del 9,01% rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo scorso, per un valore complessivo di 10,8 miliardi e un esborso cash di Poste di poco più di 2,8 miliardi. L’avvio dell’offerta è previsto a luglio, la chiusura a fine anno e la condizione perché sia valida è che Poste raggiunga il 66,67% del capitale. Dall’integrazione dei due gruppi nascerebbe un colosso da poco meno di 27 miliardi di fatturato (13,1 Poste e 13,7 Tim), un risultato operativo (ebit pro forma) di 4,8 miliardi, 150 mila dipendenti, 17 mila punti vendita sul territorio e una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 35 miliardi, che sale a poco meno di 40 miliardi se si considerano le future sinergie.
Una sorta di Amazon all’italiana, per partire, fatte le debite differenze. Da quando, ad aprile 2017, Del Fante è stato nominato amministratore delegato di Poste il gruppo, anno dopo anno, ha continuato a diversificare la sua attività, che varia oggi dal settore finanziario (a partire da buoni e libretti emessi da Cdp), alla logistica (con la crescita dei pacchi), dai servizi assicurativi (sia Vita sia Danni) all’offerta di gas e luce (che ha già superato un milione di clienti) ma anche mutui e prestiti (distribuiti per conto di partner bancari) e pagamenti. Solo qualche giorno prima dell’opas, presentando il bilancio 2025 chiuso con un utile netto di 2,2 miliardi, Poste ha annunciato anche l’intenzione di dare vita ad maxi polo finanziario mettendo insieme risparmio e pagamenti grazie alla fusione delle controllate PostePay e BancoPosta che unirà 600 miliardi di euro attività finanziarie dei clienti e 30 milioni di carte prepagate, primo emittente d’Italia.
Solo le attività legate ai settori dell'energia e delle telecomunicazioni, attualmente gestite da PostePay, verranno trasferite alla capogruppo Poste Italiane e, a questo punto, bisognerà tenere conto di Tim che, come spiegato dal Del Fante, resterà un’entità separata, con lo storico marchio della società che verrà valorizzato.
Le sinergie previste dall’integrazione di Tim in Poste sono di circa 700 milioni all’anno a regime, di cui 500 milioni di costo e 200 milioni di ricavi. Nella rete di negozi Tim potranno esser distribuiti servizi finanziari e assicurativi già nella gamma di Poste, come luce e gas, mentre negli uffici postali potrà aumentare la proposta dei servizi di telefonia. Un potenziale di crescita del business che era parso subito evidente fin dal primo ingresso di Poste nel capitale di Tim, a febbraio dello scorso anno, poi salita fino al 20,1% per diventare primo azionista.
Come evidenziato da Milano Finanza nel numero in edicola lo scorso 10 gennaio, l’ingresso di Poste in Telecom Italia era stato subito benefico per la società guidata da Pietro Labriola che da febbraio 2025 a oggi ha messo a segno un rally del 116% arrivando a 0,592 euro, e anche il gruppo postale aveva continuato a correre verso nuovi massimi (con il picco toccato lo scorso 9 febbraio a 23,42 euro). Ora, se l’opas andrà a buon fine, le sinergie potranno essere evidentemente molte di più, ha spiegato Del Fante, a partire dalla possibilità di mettere a fattor comune gli investimenti nell’innovazione tecnologica e nell’intelligenza artificiale per creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia. Non solo per il retail, ma anche per le imprese si potrà ampliare l’offerta di servizi cloud, 5G e di cyber sicurezza, sempre più importante nel rischioso contesto geopolitico dominato dalle guerre. Così come per la Pubblica Amministrazione sui Poste già offre servizi. Insomma, a vedere i settori, anche più di una Amazon nazionale.
Quali ricadute ci saranno per gli investitori? Del Fante ha subito chiarito che l’operazione, sebbene dovrà essere ratificata all’Antitrust «non presenta rischi sul fronte della concorrenza» e soprattutto ha confermato la guidance sui dividendi 2026 di Poste Italiane che continuerà a dare soddisfazioni ai propri investitori con un payout del 70%. Anche gli analisti restituiscono giudizi positivi sull’operazione nonostante nella settimana successiva, all’annuncio dell’opas, Poste abbia sofferto in borsa perdendo il 7,7% a 19,795 euro, seppure in un contesto di mercato volatile tra guerre e incertezze politiche dopo il fallimento del referendum costituzionale. Ma quanto varrebbe il nuovo colosso Poste-Tim e che soddisfazioni può dare a quasi mezzo milione di azionisti?
Banca Akros ha alzato il prezzo obiettivo su Poste Italiane da 22,5 a 23,8 euro (con il consiglio di comprare il titolo dal precedente neutral) dato «il miglior rapporto rischio-rendimento, con le azioni di Poste scese nonostante il deal sia destinato a creare valore». Per gli analisti di Ubs il titolo Poste può arrivare addirittura a 25,7 euro e c’è chi ha iniziato a ipotizzare possibili rilanci del prezzo offerto nonostante la frenata arrivata da Del Fante. Barclays si è spinta addirittura a ipotizzare che il premio per gli azionisti Tim possa salire dal 9% al 30%, fino ad una valorizzazione di 0,758 euro che dovrebbe comunque avvenire in contati per evitare una discesa dello Stato sotto il 50% della nuova Poste. (riproduzione riservata)