Conti pubblici, Unimpresa: rallenta la corsa del debito. Ecco per quali ragioni
Conti pubblici, Unimpresa: rallenta la corsa del debito. Ecco per quali ragioni
Secondo un’analisi del Centro studi il debito pubblico italiano sale a 3.158,8 miliardi, ma il ritmo di aumento si attenua. Resta però elevata la vulnerabilità legata ai tassi e al contesto economico

di di Giusy Iorlano 18/05/2026 19:14

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La corsa del debito pubblico italiano rallenta, pur restando su livelli storicamente elevati. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, che evidenzia un progressivo raffreddamento della dinamica di crescita tra marzo 2025 e lo stesso mese del 2026.

Nel periodo considerato, la media mensile dell’aumento del debito scende a 10,4 miliardi di euro, rispetto agli 11,1 miliardi registrati nell’anno precedente. Si tratta di una riduzione pari a circa 635 milioni al mese, equivalente a un calo del 5,7%.

In termini assoluti, il debito pubblico raggiunge a marzo 2026 quota 3.158,8 miliardi di euro, in aumento di 125,2 miliardi rispetto ai 3.033,6 miliardi di marzo 2025. Anche la variazione annua risulta più contenuta: +125,2 miliardi contro i +132,9 miliardi dell’anno precedente, con una differenza di 7,6 miliardi.

Debito ancora in crescita, ma rallenta il ritmo

La ricostruzione del Centro studi di Unimpresa, basata su tre rilevazioni consecutive (marzo 2024: 2.900,7 miliardi; marzo 2025: 3.033,6 miliardi; marzo 2026: 3.158,8 miliardi), delinea una traiettoria di crescita ancora positiva ma in progressivo rallentamento.

Nonostante il raffreddamento della dinamica, il debito continua comunque ad aumentare ogni mese di oltre 10 miliardi di euro, segnalando una pressione ancora significativa sui conti pubblici.

Tassi elevati e vincoli europei pesano sui conti

Il contesto di tassi d’interesse elevati contribuisce a mantenere alta la spesa per interessi, con effetti sulla vulnerabilità complessiva della finanza pubblica.

Secondo l’analisi, il rallentamento non rappresenta un’inversione di tendenza, ma potrebbe indicare l’avvio di una fase di maggiore stabilizzazione, anche alla luce del nuovo Patto di stabilità europeo, che prevede una riduzione graduale del disavanzo e un percorso di rientro del debito nel medio periodo.

Se confermata nei prossimi trimestri, questa dinamica potrebbe essere interpretata come un primo segnale dell’efficacia delle politiche di consolidamento fiscale. Tuttavia, il quadro resta condizionato da un’economia esposta a shock esterni, tensioni geopolitiche e crescita moderata.

«Il debito pubblico italiano resta su livelli molto elevati e nessuno può permettersi leggerezze. I dati, però, indicano un elemento che merita attenzione: la velocità di crescita del debito sta rallentando», ha commentato il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi.

«Non siamo davanti a una svolta definitiva, ma a un segnale incoraggiante che suggerisce come una gestione più prudente dei conti pubblici e una maggiore disciplina di bilancio possano produrre effetti concreti», ha concluso. (riproduzione riservata)