Niente voto segreto e centralità, senza mezzi termini, del criterio di anzianità nel processo di nomina del nuovo presidente aggiunto del Consiglio di Stato. Questo chiedono l’Associazione tra i Magistrati del Consiglio di Stato (AMCDS) e il Coordinamento Nuova Magistratura Amministrativa (CoNMA), all’esito dell’assemblea congiunta, a cui hanno partecipato oltre 70 magistrati.
Il documento, approvato a larghissima maggioranza, rappresenta una forte presa di posizione dei magistrati contro le dinamiche, svelate da Milano Finanza del 25 aprile, relative alla nomina del presidente «aggiunto» del Consiglio di Stato. Un incarico formale, ma solo in apparenza perché la regola non scritta dice che il presidente «aggiunto» è in pectore il futuro vero presidente. Soprattutto oggi che l’’attuale presidente Luigi Maruotti, (subentrato poco più di tre anni fa al suo predecessore Franco Frattini prematuramente scomparso alla fine del 2022) maturerà esattamente fra un anno l’età della pensione; quindi la nomina oggi di un «aggiunto» equivale a designare il suo successore.
Alla luce del fatto che «nella procedura di nomina del presidente aggiunto del Consiglio di Stato è stato posto in discussione il criterio della anzianità di ruolo senza demerito e che ciò è avvenuto con una delibera approvata con il voto segreto», i magistrati hanno voluto precisare due punti.
Da un lato, hanno ribadito che «il criterio dell’anzianità di ruolo senza demerito costituisce il parametro imprescindibile per le nomine e l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi della giurisdizione amministrativa, a garanzia dell’indipendenza interna ed esterna dell’intera Giustizia Amministrativa».
In particolare, secondo le due associazioni, «l’abbandono del criterio della anzianità di ruolo senza demerito comporta il rischio che la designazione dei vertici dell’Istituto subisca indebite interferenze anche del potere politico in contrasto con le garanzie costituzionali di indipendenza di ogni giurisdizione e, in particolare, della Giustizia Amministrativa, a cui compete giudicare le controversie tra il cittadino e la parte pubblica, compreso il Governo e comprese le controversie relative allo status, alla progressione in carriera e ai conferimenti degli incarichi direttivi e semidirettivi di tutte le magistrature». Il riferimento, con ogni probabilità, è a quanto riportato dall’ultimo numero di Milano Finanza: a minare la nomina del consigliere più anziano di ruolo, Luigi Carbone, sarebbe il magistrato Luciano Barra Caracciolo, con la benedizione del governo.
Dall’altro lato, le associazioni dei magistrati del Consiglio di Stato hanno evidenziato che «la modalità del voto segreto per le delibere relative agli incarichi direttivi della Giustizia amministrativa non è coerente con i principi di trasparenza e responsabilità dell’azione amministrativa e finisce per rendere oscuro il percorso decisionale di decisioni così importanti». Tanto che «auspicano e chiedono che l’Organo di autogoverno, attraverso le necessarie modifiche regolamentari, provveda a escludere il ricorso al voto segreto per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, in modo da convergere verso norme coerenti con i principi di trasparenza, di buon andamento e di imparzialità e da assicurare la responsabilità delle determinazioni di tutti i suoi componenti», si legge nella dichiarazione congiunta. (riproduzione riservata)