Conferenza stampa di Meloni| Groenlandia, non credo a intervento Usa. Arriva il piano Casa, 100 mila abitazioni a prezzi calmierati
Conferenza stampa di Meloni| Groenlandia, non credo a intervento Usa. Arriva il piano Casa, 100 mila abitazioni a prezzi calmierati
La premier parla ai giornalisti nella ormai tradizionale conferenza stampa che chiude il 2025 e apre il 2026: «Referendum giustizia il 22-23 marzo. Presto norme per ridurre i costi dell’energia. La tragedia al Crans Montana causata da voglia di fare soldi facili. Nessuna preoccupazione per l’inchiesta su Mps»

di Silvia Valente 09/01/2026 11:47

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È iniziata leggermente dopo le 11 la tradizionale conferenza stampa della premier Giorgia Meloni con i giornalisti che chiude il 2025 e apre il 2026. All’ordine del giorno tutti i temi di attualità: la crisi tra Europa e Usa, l’intervento dei volenterosi in Ucraina e la discussione sull’invio delle truppe, la crisi in Venezuela e le preoccupazioni per la Groenlandia, la liberazione di Alberto Trentini, il referendum sulla giustizia. 

Le tensioni sulla Groenlandia

«Io non credo nell’ipotesi che gli Stati Uniti assumano un’azione militare, opzione che chiaramente non condividerei, ma che credo non converrebbe a nessuno». Non credo sia «un’ipotesi credibile» tanto che ad escludere «l’intervento americano per assumere il controllo della Groenlandia» è stata direttamente Washington, sia da Marco Rubio che dallo stesso Donald Trump.

Si tratta di una zona, di «un'area nella quale come si sa agiscono molti attori stranieri e io continuo a credere che il messaggio che gli Usa vogliono dare è che non accetteranno ingerenze eccessive di altri attori stranieri in una area così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi».

«L’Europa deve continuare a lavorare in ambito Nato per una maggiore presenza della Nato nell’area artica», ha continuato Meloni, «c'è scritto nello statement dei principali leader europei, nei documenti della Nato, e ci lavora anche il governo italiano, e non dalle ultime ore». Il dibattito sull’Artico deve quindi «coinvolgere l'Europa ma anche la Nato. Anche l’Italia sta facendo la sua parte. Entro la fine di questo mese il ministero degli Affari esteri presenterà una strategia italiana, stiamo facendo la nostra parte: l'obiettivo è preservare l'area artica, aiutare le aziende italiane e favorire la ricerca, soprattutto «per studiare il tema del cambiamento climatico». «Mi occuperò più di prevenire i problemi, garantendo che ci sia una presenza dell'Alleanza atlantica nell’Artico».

In relazione al presidente degli Usa, Donald Trump, «ci sono molte cose su cui non sono d'accordo con lui e quando non sono d'accordo glielo dico», ha ammesso Meloni. Questo perché «il tema del diritto internazionale va difeso. Non capisco cosa si sta chiedendo quando si dice che l'Italia deve prendere le distanze» dagli ultimi avvenimenti anche in Venezuela. «La geopolica non è gossip», ha concluso in materia la premier.

«Mi piacerebbe lavorare con Fiorello»

«Non so perché non mi proponete mai di andare a lavorare con Fiorello. Ecco, se chiedete a me che cosa vorrei fare, volentieri vorrei lavorare con Fiorello. Vorrei essere pagata per lavorare con Fiorello», ha risposto la premier all’ipotesi di una suo futuro al Quirinale. Aggiungendo che «mi basta e mi appassiona quello che sto facendo. Se lo farò ancora nella prossima legislatura dipenderà dal voto degli italiani». Meloni ha spiegato di non ambire a «salire di livello: Mi faccio bastare il mio». 

Restando sul Colle, Meloni ha ribadito che «i miei rapporti con il Quirinale, soprattutto con il presidente della Repubblica sono ottimi. Io e il presidente della Repubblica non siamo sempre d'accordo, ma c'è una cosa che fa la differenza: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando si tratta di difendere gli interessi nazionali c'è. Questo vale tutto. Ha a cuore, aiuta a rafforzare gli interessi nazionali». Per quanto insomma «sulle posizioni interne le nostre posizioni» non sono sempre convergenti, «collaboriamo in maniera ottima» per il Paese.

Governo spettatore sul risiko bancario

Sempre sul ruolo del governo italiano, la premier ha definito «valutazioni oggettivamente informate» quelle che ritengono che l’esecutivo «non è stato solo spettatore del risiko bancario». Perché «sono dinamiche di mercato e noi guardiamo le dinamiche di mercato». Tanto che ha affermato Meloni «sarebbe utile per il sistema un terzo polo bancario ma il governo non ha autorità o mezzi per fare nulla in merito». 

Su Mps, il lavoro fatto è stato «serio e oculato» quindi «non sono preoccupata per l’inchiesta di Milano». La stessa procura, ha aggiunto Meloni, «ha detto che nelle azioni del governo non c'è niente di illegittimo». In Mps, «oggi noi abbiamo meno del 5% non escludo che lo potremmo cedere, ma non c'è nessuna fretta».  

In arrivo il Piano Casa

La premier ha anticipato che «siamo in dirittura d'arrivo per la presentazione del Piano Casa: è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini, con la collaborazione del ministro Foti e di molti corpi intermedi della società civile, come Confindustria. Lavoriamo insieme al sistema Italia, è un progetto a cui tengo tantissimo».

L’obiettivo «è mettere in campo centomila nuovi appartamenti» a prezzi calmierati» in dieci anni «al netto delle case popolari». Non si sta invece «parlando di condono».

Più posti nelle carceri entro il 2027

Il governo sta lavorando anche «a 11mila nuovi posti nelle carceri da qui alla fine del 2027». Questo perché il tema va affrontato in «modo strutturale con risposte strutturali». Provvedimenti come «amnistia e indulto sono provvedimenti tampone sperimentati in passato che non hanno risolto nulla», ha osservato la premier. Ancora c’è il problema del sovraffollamento delle carceri perché «la politica ha fatto solo provvedimenti tampone» ma solo con un ampliamento strutturale si può davvero seriamente «difendere la dignità dei detenuti senza compromettere la credibilità dello Stato». Allo stesso tempo, aggiunge Meloni, «è importante che il Parlamento proceda velocemente per favorire il trasferimento nelle comunità dei detenuti tossicodipendenti». 

Crescita e sicurezza i due focus del 2026

Gli ultimi giudizi di rating sull’Italia sono stati positivi ma «guardo sempre con prudenza ai giudizi della agenzie rating – ha proseguito la premier - anche se raccontano di uno stato di solidità economia italiana che deve farci piacere, ma per valutare lo stato dell'economia reale il dato significativo è l’occupazione che presenta dati incoraggianti cosi come il potere di acquisto».

Per il 2026 «sicurezza e crescita sono i miei due focus», ha risposto la premier a una domanda di MF-Milano Finanza, ricordando che comunque «ci sono questioni esogene» che sono molto difficile da gestire come, ad esempio, il rallentamento della Germania.

Gli obiettivi del Governo, ha aggiunto sono «continuare a sostenere l'occupazione e lavorare per sostenere sui prezzi dell'energia» sui quali ci sarà il provvedimento «in uno dei prossimi consigli dei ministri e lavorare per sostenere gli investimenti».

Concretamente «per favorire la crescita credo che si debba puntare su tre cose: favorire l'occupazione, abbassare i prezzi dell'energia e favorire gli investimenti e per me il modello principale è quello della Zes da cui partire e vale per tutto il territorio nazionale», ha suggerito la premier. 

Per di più per contrastare il problema storico italiano della bassa produttività si dovrà «puntare di più su capitale umano e formazione, in particolare nelle materie Stem; incentivare gli investimenti; poi sulle infrastrutture che incidono sulla produttività delle imprese in maniera dirimente». Sul primo punto, il governo «ci ha lavorato dall'inizio anche con investimenti importanti, 600 milioni di euro per quello che riguardava il potenziamento delle materie Stem la riforma dei programmi. la riforma degli istituti tecnici». Per quanto riguarda le infrastrutture, ha proseguito la premier, «i dati sono incoraggianti: ad esempio, per quanto riguarda il sistema strade, «gli investimenti in infrastrutture con questo governo sono aumentati del 300% anche grazie al Pnrr». Non si può scordare che influisce il fatto che c’è «un tessuto economico fatto da molte pmi che chiaramente per loro natura hanno più difficoltà a investire e innovare, c’è il tema di un accesso al credito che da noi è molto spesso difficile e certamente più oneroso che in altri sistemi, c’è il tema di infrastrutture che da noi sono storicamente più carenti rispetto ad altri sistemi, c’è il tema di regole e adempimenti nel mercato del lavoro che sono da noi particolarmente onerosi». Alcuni sono «problemi strutturali, alcune sono delle nostre peculiarità». 

Crescita salari ancora troppo bassa

Quanto al mercato del lavoro, la crescita dei salari è «ancora troppo bassa, ma è uno scenario non catastrofico», ha voluto sottolineare Meloni. «L'Istat dice che il potere d'acquisto è aumentato di 20 miliardi nell'ultimo anno, sui salari i provvedimenti che abbiamo fatto incidono sul netto e la gran parte del lavoro fatto dal governo non risulta nei dati perché incidono sul netto e non sul lordo». Ricordiamo che l'erosione dei salari è un tema «molto importante ma anche antico in Italia, che noi stiamo invertendo».

Problemi dell’automotive creati dall’Europa

La premier ha risposto poi sulle crisi industriali e sull'automotive: in questo settore «i problemi sono figli di scelte che io ho contestato in particolare a livello europeo e che anche grazie all’impegno italiano si iniziano a correggere» i provvedimenti assunti nell’ambito del Green Deal Ue. «Sull'innovazione - ha aggiunto - c'è un problema, ma fosse stato per noi sarebbe mitigato». 

Ok al Mercosur con sufficienti garanzie

Restando sulle novità in ambito europeo, l’Italia ha dato il suo determinante ok al Mercosur, perché «siamo riusciti a mettere in sicurezza interessi diversi, quelli degli agricoltori e la spinta industriale. Mi pare che equilibrio sia sostenibile e spero che l'accordo possa portare solo vantaggi», ha osservato la premier. Concretamente «siamo riusciti ad avere un meccanismo di salvaguardia per i prodotti sensibili, un fondo di compensazione per eventuali squilibri e un rafforzamento dei controlli fitosanitari in entrata. Oltre a questo siamo riusciti ad avere l'impegno da parte della Commissione Ue di anticipare 45 miliardi per la Pac oltre alla questione Cbam», ha ricordato ancora Meloni.

Ex Ilva: nessun intento predatorio sarà avallato

«Nessun intento predatorio o opportunistico sarà avallato da questo governo perché non vogliamo ripetere errori che sono già stati commessi», ha dichiarato Meloni. «Attualmente è aperta una fase di negoziazione con operatori economici - ha aggiuto - ma non ci sono impegni vincolanti da parte del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, la tutela dell'occupazione e la sicurezza ambientale e della comunità». Tutte le opzioni vengono vagliate, «il confronto con le parti sociali è sempre aperto, però preferiamo le risposte agli annunci. Lo dico per dire che quando non ci sono annunci non è perché non ce ne stiamo occupando, semmai è l'esatto contrario», ha rimarcato la premier.

Sicuramente «quello dell'ex Ilva è il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato. Noi abbiamo trovato una situazione compromessa da tutti i punti di vista. Sento parlare di impegno del governo, ma voglio tranquillizzare: l'impegno non è mai venuto meno. Al tema dell'Ilva abbiamo dedicato in questi tre anni più riunioni ma è necessario che tutti lavorino per dare una mano: magistratura, regioni, comuni».

Crans Montana: voglia di fare soldi facilmente

La presidente del Consiglio sulla tragedia del Crans- Montana è stata molto chiara: «Quello che è successo non è una disgrazia, quello che è successo è il risultato di troppe persone che non hanno fatto il loro lavoro o che pensavano di fare i soldi facili. E le responsabilità devono essere individuate e devono essere perseguite», sottolinea Meloni. Leggo che «ci sarebbero dei video della responsabile di questo locale che è stata ripresa mentre scappava con la cassa, e se questo è vero, penso che bisogna essere implacabili. Implacabili».

Intanto l'avvocatura dello Stato su mandato della presidenza del consiglio «si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e con la procura di Roma che ha aperto a sua volta un fascicolo: siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l'assistenza necessaria per fare si che possano avere giustizia, le famiglie hanno la mia parola, non saranno lasciate sole».

Da questa tragedia deve anche partire un ragionamento secondo la premier «sulla possibilità di vietare nei locali al chiuso gli ‘scintillii’ nelle bottiglie». Un elemento che può «essere pericoloso mentre immagino che i nostri imprenditori possono avere mille altri modi per festeggiare senza rischiare che un locale vada a fuoco». 

Niente nuove tasse 

La Meloni ha voluto precisare due temi. Da un lato, sulle pensioni «abbiamo fatto esattamente il contrario di quello di cui veniamo accusati». In Italia esiste una legge che impone «ogni tre anni di adeguare l'età pensionabile all'aspettativa di vita - ha sottolineato - ed in forza di quella legge, che esiste credo addirittura da prima della Fornero, se noi non fossimo intervenuti come siamo intervenuti in legge di bilancio nel 2027 l'età pensionabile sarebbe aumentata di tre mesi». E quindi «noi siamo intervenuti per limitare questa previsione automatica portando quei tre mesi a un mese e a zero per i lavoratori usuranti». In tema di pensioni inoltre «non abbiamo altri provvedimenti particolari» all'orizzonte, ha osservato la premier. 

Dall’altro lato, «abbiamo destinato miliardi e miliardi di euro alla diminuzione delle tasse. Con il cuneo fiscale, con l'accorpamento delle prime due aliquote di Irpef, con la diminuzione della seconda aliquota Irpef». Solo il sistema bancario potrebbe dire che le tasse aumento «ma per tutti gli altri le tasse non aumentano», ha ribadito la premier.

No ai soldati italiani in Ucraina

Sempre a livello di sicurezza, Meloni ha risposto sulla chiusura del governo sul possibile invio di truppe italiane in Ucraina. C'è una fetta maggioritaria a livello nazionale che ritiene che «si possano fare passi indietro» nell'impegno a Kiev, «io penso che occorre essere al fianco dell'Ucraina, per me l'unico modo di garantire la pace è la deterrenza».

Per quanto riguarda l’Ucraina «non c'è questa opzione sul campo oggi, quella di un intervento della forza multinazionale con l'ombrello delle Nazioni Unite. Quello di cui si sta parlando oggi, e che è inserito anche nella definizione degli accordi di pace, è l'istituzione di una forza multinazionale nell'ambito della Coalizione dei Volenterosi, senza quindi l'ombrello dell’Onu, per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia di sicurezza».

La ragione per la quale «non ritengo necessario l'invio dei soldati italiani in Ucraina è che il principale strumento oggi individuato per costruire solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina è il cosiddetto 'Article 5-like', cioè un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all'articolo 5 della Nato. Ora, se c'è un sistema di sicurezza ispirato all'articolo 5 della Nato, è quella la principale forma di garanzia di sicurezza per l'Ucraina». E si tratta di una proposta italiana «nonostante tanti osservatori abbiano deriso questa proposta che tanto campata in aria non era».

In questa cornice, «l'invio dei soldati per rafforzare l'esercito ucraino può essere ed è probabilmente un di più, e infatti io non contesto le nazioni che lo vogliono fare, ma non lo considero necessario da parte dell'Italia», aggiunge la premier.

Sul tema dell’Ucraina, Meloni segnala inoltre che «Macron ha ragione: credo che sia arrivato il momento in cui anche l'Europa parli con la Russia, perché se l'Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, temo che alla fine il contributo positivo che può portare sia limitato».

Dall’Italia il primo contributo fattivo alla sicurezza di Gaza

Allo stesso tempo, l’Italia «continua a occuparsi di Gaza per rendere effettivo» il piano di Trump nel Medio Oriente, «eè una tregua molto fragile». In particolare il «nostro Paese sarà la prima nazione europea a dare un contributo fattivo alla sicurezza della Striscia di Gaza: stiamo dando la disponibilitaà dei nostri carabinieri a formare le prime 50 forze della sicurezza palestinese in Giordania». Per di più, l'Italia «non deve escludere la partecipazione ad una forza multinazionale sotto l'ombrello Onu, dipenderà dal Parlamento», ha osservato la premier.

«Differentemente da quello che dicevo per l'Ucraina, in questo caso si può davvero fare una grande differenza - ha aggiunto Meloni - Chiaramente poi dipenderà dalle condizioni di sicurezza e dipenderà da quello che dice il Parlamento: credo che l'Italia oggettivamente non dovrebbe escludere niente della sua possibile partecipazione in questo quadro, chiaramente con l'obiettivo, che per noi rimane sempre lo stesso, che è costruire la prospettiva dei due Stati».

Non smetteremo di occuparci di Trentini in Venezuela

Meloni ha salutato «con gioia la liberazione di Biagio Pilieri, quello che ci risulta è che ci sia un provvedimento di scarcerazione non ancora eseguito anche nei confronti di Luigi Gasperin. Io sono fiduciosa, e voglio dire che considero il segnale dato dalla presidente Rodriguez un segnale di grande valore, un segnale unilaterale che va nel senso della pacificazione nel Paese e un elemento molto importante nella relazione tra l'Italia e il Venezuela».

Quanto alla possibile liberazione di Alberto Trentini detenuto in Venezuela, «il governo si occupa di questa vicenda da 400 giorni. Non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando sua madre non potrà abbracciare suo figlio».

Referendum della giustizia il 22-23 marzo

Sul referendum sulla riforma della giustizia e la separazione delle carriere «a norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, e lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla». Una data «ragionevole per portare in tempo a casa le norme attuative prima delle nuove regole» per la prossima composizione del Csm, ha spiegato Meloni.

«In caso di bocciatura del referendum sulla separazione delle carriere non intendo dimettermi». Così come, ha precisato la leader di Fdi «non è nei miei radar» la possibilità di indire elezioni anticipate. «Farò del mio meglio per garantire la stabilità e stiamo mantenendo gli impegni, il mio obiettivo è quello di arrivare a fine legislatura per poi presentarmi al cospetto dei cittadini sul totale del mio lavoro». E, aggiunge, «non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo», visto che «dopo tre anni di governo noi siamo forse il Governo più solido tra le grandi democrazie europee, tra i grandi Paesi europei».

La riforma elettorale è vantaggiosa per tutti 

Una riforma della legge elettorale «che consente a chi prende più voti di governare per 5 anni è una vantaggio per tutti, forse ancora di più per l'opposizione perché così la partita sarebbe più che aperta e potrebbe dargli una maggioranza più ampia rispetto a quanto prevede l'attuale legge elettorale», ha evidenziato Meloni. L’obiettivo «non è solo vincere ma riuscire a governare», nonché assicurare che «i cittadini abbiano un potere reale». La premier spera quindi che ci sia «un’interlocuzione positiva e non un’ opposizione pregiudiziale. Non escludo che nel caso in cui ci sia questa chiusura si chiederà al Parlamento a maggioranza di risolvere il problema».

La sicurezza dei giornalisti

La presidente del Consiglio ha voluto iniziare, il suo intervento presso l’Aula dei gruppi parlamentari della Camera, che «la libertà di stampa è un presupposto fondamentale dello stato di salute di qualsiasi nazione democratica e noi siamo tutti chiamati a proteggerla e a difenderla».

Sul tema della sicurezza dei giornalisti «sono contenta che si apprezzi l’impegno del governo inviati all’estero, in zone di guerra e territorio oltraggiati dalla criminalità e in tutti i luoghi che altrimenti sarebbero invisibili ai nostri occhi», ha dichiarato la premier. «Molti di loro nel corso anche nella nella storia recente hanno perso la vita, io penso che sia molto importante rendere omaggio alla loro memoria e la ragione per la quale sono contenta che ci sia stato in Parlamento il primo via libera alla proposta di legge che istituisce una giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa del loro lavoro, la legge come sapete già sarà approvata alla Camera e ora è in discussione al Senato e confido che concluda molto presto il suo iter», ha aggiunto.

I casi Radio Radicale e Gedi

Il governo intende presentare un emendamento al Milleproroghe per «garantire un contributo straordinario a Radio Radicale per la digitalizzazione dell'archivio storico della testata che si somma a quello ordinario». E sulla situazione di Gedi «il governo si è mosso tempestivamente» ha spiegato la premier, «ha parlato con l'editore in trattativa con il gruppo, abbiamo ribadito la necessità di assicurare il trattamento occupazione, al momento sulla trattativa non c'è nulla di deciso».

Quanto all’agenzia Dire «abbiamo sollecitato l'editore a corrispondere ai dipendenti e giornalisti le retribuzioni arretrate, e abbiamo riattivato il contratto di fornitura con la presidenza della Consiglio che credo sia una buon notizia», ha affermato Meloni.

Entro febbraio tabelle di equo compenso

Sempre in materia di giornalismo, «l'equo compenso mi sta a cuore, diversi ministero ci stanno lavorando. Ci sono state delle lungaggini», ora «cerchiamo di semplificare. Penso che entro febbraio potremo avere le tabelle per portare avanti finalmente questo provvedimento», ha anticipato la premier. 

Escluso uso Paragon sui giornalisti

Si è poi toccata alla vicenda legata alle denunce presentate da Francesco Cancellato da altri soggetti sul tema dell'intrusione nei rispettivi dispositivi informatici: «È una questione che come voi sapete è stata oggetto di un lungo lavoro del Copasir, cioè del comitato che chiaramente è competente per queste materie e che con la relazione del giugno 2025 ha escluso che grafite cioè il sistema che viene fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti dei giornalisti. È una relazione che è stata votata all'unanimità, dopodiché però ci sono anche due procure che stanno lavorando su questo tema e confidiamo che anche qui insomma si possa arrivare ad avere delle risposte. Quello che posso dire io chiaramente è che il governo per il tramite ovviamente delle agenzie di intelligence sta fornendo tutto il supporto che è necessario», ha assicurato Meloni.  (riproduzione riservata) 

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