Non solo petrolio: il blocco dello stretto di Hormuz, diretta conseguenza della guerra in Iran che si è ormai estesa a tutto il Medio Oriente, potrebbe avere un impatto notevole anche su altre filiere. Una su tutte: quella della farmaceutica, fortemente dipendente dalle materie prime che transitano dallo stretto.
In assenza di ulteriori sviluppi in positivo, secondo gli esperti del settore i costi di produzione potrebbero lievitare – soprattutto in estate –, aumentando di riflesso il rischio di carenza di farmaci.
L’industria farmaceutica italiana è molto forte e uno dei pilastri del pil tricolore, avendo chiuso il 2025 con 69 miliardi di euro di export e una produzione superiore ai 74 miliardi. Tuttavia, il settore è fortemente dipendente dalle materie prime estere, soprattutto da Cina e India.
Come ha sottolineato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, l'aumento del prezzo del greggio stia già producendo effetti concreti sui costi industriali. «Si registrano rincari del 25% per l'alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta destinati agli imballaggi».
Oltre al peso sull’economia, una chiusura prolungata di Hormuz potrebbe portare a problemi di carenza di farmaci nel Paese. Tra quelli più a rischio ci sarebbero paracetamolo, antibiotici, antidiabetici e farmaci oncologici.
Come ha sottolineato lo stesso ministro della Salute, Orazio Schillaci, «tutta l'Europa può andare incontro a carenze e bisogna avere rapidamente un piano per non essere dipendenti da Paesi come India e Cina».
I titoli del settore in borsa soffrono lo stato di incertezza. L’indice Msci Europe Health Care Sector nell’ultimo mese è salito dello 0,8%, contro il +4% dell’Msci Europe generalista. A livello globale il benchmark Msci World Health Care sta perdendo invece il 2%, oltre cinque punti in meno rispetto all’Msci World (+3,1%).
Il settore farmaceutico è storicamente considerato difensivo e anti-ciclico, perché tende a rimanere stabile anche in fasi di contrazione o rallentamento dell’economia. Ma di fronte a una crisi di questo tipo, caratterizzata da una crisi di approvvigionamento di materie prime da parte dei produttori, i costi di produzione dei farmaci potrebbero continuare a crescere, mettendo sotto pressione i margini. (riproduzione riservata)