Con Generali Francesco Milleri ha l’occasione di completare i legati di Leonardo Del Vecchio
Con Generali Francesco Milleri ha l’occasione di completare i legati di Leonardo Del Vecchio
Nell’azionariato della compagnia triestina sono presenti forti investitori istituzionali a cominciare da Unicredit. E c’è Mps, dove potrebbe prevalere per il cda una logica diversa da quella padronale: ci sarebbero tutti i presupposti per costruire alleanze societarie o vaste intese commerciali per creare il grande polo europeo sognato dall’imprenditore

20/03/2026 21:13

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«Mi rendo conto che il mio contributo non può incidere sugli indirizzi strategici di questa compagnia». Era il 22 febbraio 2011 e così esordiva la lettera di Leonardo Del Vecchio a Cesare Geronzi, allora presidente delle Assicurazioni Generali, per comunicare la decisione di dimettersi dal consiglio di amministrazione della compagnia triestina.

Allora era amministratore delegato Giovanni Perissinotto. Sulle prime sembrò una polemica diretta contro lo stesso Geronzi e il suo stile di governance. «No, Geronzi non c'entra niente», spiegò poco dopo Del Vecchio a margine del consiglio di amministrazione di Luxottica sui risultati 2010. «Non mi ritenevo in grado di incidere nelle decisioni strategiche aziendali e quindi la cosa più naturale che si possa fare, anche se non è di moda, è dare le dimissioni». I manager, rincarò la dose Del Vecchio, «hanno il potere e hanno la possibilità di fare quello che decidono di fare».


Il tycoon, che nel 2007 era stato chiamato nel cda del Leone come consigliere indipendente dal management di Mediobanca e che aveva acquistato l'1,9% della compagnia, sottolineò infine che non intendeva liquidare la partecipazione. «Terrò la quota», precisò, «aspetterò che salga un po'. Magari mi direte che uno muore sperando. Pazienza, saranno i miei eredi...». Parole profetiche (da allora il titolo è salito del 108%).

Il mandato di Milleri sullo Ieo

Incidere sulle Generali è il secondo legato spirituale che Del Vecchio ha lasciato a Francesco Milleri, il manager da lui scelto nel 2014 e che ha nominato come prosecutore della sua opera imprenditoriale e posto a capo sia della holding di famiglia, la Delfin, sia di EssilorLuxottica (Essilux), il potente colosso dell’occhialeria mondiale.

Il primo legato Milleri lo ha portato a termine. E lo ha sancito Carlo Cimbri, presidente di Unipol e dello Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia. «Supporteremo qualsiasi progetto che salvaguardi l'identità dello Ieo e ne garantisca le prospettive di sviluppo».

Sui progetti di crescita del polo della sanità, partecipato tra gli altri da Mediobanca (25%), Fondazione del Vecchio (18,46%), Unipol (14,37%) e Intesa Sanpaolo (6,06%), si era aperto in passato lo scontro intorno al piano immaginato da Del Vecchio, che si era offerto di sostenere il progetto con una donazione di oltre 500 milioni di euro da parte della sua fondazione.

Un disegno che aveva scatenato un duro confronto con Mediobanca, che non voleva perdere il controllo e aprire al contempo all’ipotesi di trasformare lo Ieo-Monzino in una fondazione. E che è stata la causa prima della guerra mossa contro l'ex ceo di Piazzetta Cuccia Alberto Nagel.

La reazione di Del Vecchio fu decisa e strategica: iniziò a rastrellare azioni di Mediobanca sul mercato. Il 17 settembre 2019 attraverso la holding lussemburghese Delfin Del Vecchio acquisì il 6,94%.
Dalla morte di Del Vecchio, avvenuta nel giugno del 2022, la battaglia è stata condotta da Milleri. Che ha trovato sulla strada Francesco Gaetano Caltagirone, alleato interessato, e poi Luigi Lovaglio al vertice di Mps, che ha conquistato il controllo di Mediobanca, cosa che Milleri, non essendo una banca, non avrebbe potuto fare.

Ora «all'interno della compagine societaria dello Ieo è cambiato l'azionista di maggioranza relativa, perché Mediobanca, che ha un 25% delle azioni, oggi fa parte del gruppo del Monte dei Paschi di Siena», ha ricordato Cimbri aprendo a un nuovo confronto.

Il fronte triestino dell’eredità Del Vecchio

Il secondo legato riguarda appunto le Generali. Anche qui l’1,9% originale di Del Vecchio è andato via via crescendo in 15 anni fino al 10% attuale, raggiunto anche qui comprando in parallelo con Caltagirone. E numerosi sono stati i tentativi dell’imprenditore romano di prendere direttamente le redini del Leone, sia nel 2022 che nel 2025, entrambi falliti perché il mercato non ne ha voluto sapere di condividere la sua interpretazione della governance di un gruppo articolato come Generali.


La scalata a Mediobanca sembrava cambiare le carte in tavola: Milleri con Caltagirone e Mps può contare sul 30% circa del Leone. Partita finita? No: perché la Procura di Milano sta indagando per un presunto concerto di Milleri, Caltagirone e Luigi Lovaglio nell’ambito della scalata a Mediobanca, per cui gli ardenti bollori dei vincitori si sono raffreddati. E il ceo di Mps, autore della scalata, è stato messo alla porta da Caltagirone, in un cda in cui l’unica rappresentante di Milleri non si è presentata e ha fatto sapere di non contare più su di lei.

A questo punto Milleri ha una nuova chance, per come si sono messe le cose e attendendo le decisioni della Procura. Continuare a condurre decisioni azionarie parallele con Caltagirone non sembra più il caso.

La scelta di defenestrare Lovaglio ha sorpreso (per usare un eufemismo) anche la politica e il ministero dell’Economia. Ma soprattutto la visione di Del Vecchio era quella di costruire con le Generali un grande conglomerato finanziario di dimensioni europee anche se a trazione italiana.

Generali è il principale assicuratore retail europeo e ha l’asset management italiano più grande a livello internazionale. Nel suo azionariato c’è Unicredit. Intesa Sanpaolo è la banca di sistema del Paese e un player di enormi dimensioni nel wealth management.

Anche se le interlocuzioni recenti non sono andate a buon fine per questioni di governance, Philippe Donnet, Carlo Messina e Andrea Orcel parlano la stessa lingua, ossia quella del mercato. Se poi nel consiglio di amministrazione in itinere di Mps, con l’aiuto di astensioni sui candidati meno palatabili e voti a favore di autentici banchieri, prevalesse una logica diversa da quella padronale, ci sarebbero tutti i presupposti per costruire alleanze societarie o vaste intese commerciali che andrebbero nella direzione del legato del martinitt Del Vecchio.

«Abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie che scardinino tutti i vincoli che vengono dal passato e tutte le forze positive del Paese devono contribuire a costruire questo nuovo mondo, rinunciando a comode rendite di posizione», disse in una delle sue ultime interviste. Se Milleri ci riuscisse, allora avrebbe tutto il diritto di dire alla riottosa compagine di eredi in Delfin: missione compiuta. (riproduzione riservata)