Meno regole formali, più tutela sostanziale. Più trasparenza, ma senza sommergere gli investitori di documenti. E una vigilanza capace di sfruttare la tecnologia senza rinunciare alla responsabilità umana. Se il voto dei Paesi Ue di mercoledì 22 che lo ha indicato alla guida dell’Esma certifica il riconoscimento europeo del suo profilo, l’intervento pronunciato lo scorso 7 luglio alla presentazione della Relazione annuale dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (Ocf) offre una fotografia piuttosto chiara dell’approccio con cui Carlo Comporti immagina il futuro dei mercati finanziari europei.
Nel discorso, Comporti parte proprio dalla tutela del risparmio, definita un principio costituzionale che trova attuazione concreta proprio nella relazione tra consulente e investitore. La fiducia, osserva, è «un bene pubblico prezioso e fragile», che richiede anni per essere costruito ma può andare perduto molto rapidamente. È da questo presupposto che prende forma la sua idea di vigilanza: non solo controllo, ma anche capacità di accompagnare il mercato nella crescita.
Uno dei passaggi più significativi riguarda il processo di integrazione del mercato dei capitali europeo. Comporti richiama infatti il progetto dello European Single Access Point (Esap), destinato a diventare il punto unico di accesso alle informazioni finanziarie e di sostenibilità delle imprese europee. L’obiettivo è ridurre le asimmetrie informative, abbassare i costi di ricerca per gli investitori e rafforzare l'integrazione dei mercati. In questo quadro, sottolinea, anche l’Italia può svolgere un ruolo rilevante attraverso gli organismi nazionali incaricati della raccolta dei dati.
Sul fronte regolatorio, emerge un altro tratto distintivo della sua impostazione. Guardando alla Retail Investment Strategy, Comporti mette al centro il principio del «value for money», cioè il valore effettivamente ricevuto dal cliente rispetto ai costi sostenuti. Ma soprattutto lancia un messaggio destinato a trovare spazio anche nel dibattito europeo sulla competitività: «Semplificare non equivale a deregolamentare». Dopo anni di stratificazione normativa, spiega, l’accumulo di obblighi informativi rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello desiderato, perché «un risparmiatore gravato da una mole eccessiva di documentazione non è, per ciò stesso, un risparmiatore più tutelato». La sfida è quindi passare «da una tutela di carattere formale a una tutela sostanziale».
La stessa filosofia ritorna parlando dell’impiego del risparmio privato. Per Comporti la grande liquidità parcheggiata sui conti correnti rappresenta una risorsa che potrebbe sostenere investimenti produttivi, innovazione e crescita delle imprese. Ma questo passaggio può avvenire soltanto se il risparmiatore si sente realmente protetto e accompagnato da professionisti qualificati, capaci di trasformare la complessità dei mercati in decisioni consapevoli.
Infine, la tecnologia. L’intelligenza artificiale e l’analisi dei big data vengono descritte come strumenti destinati a migliorare sia la consulenza sia la vigilanza, consentendo controlli più tempestivi e servizi più personalizzati. Ma il punto fermo resta che «la tecnologia non trasferisce la responsabilità». Anche nell’era degli algoritmi, sostiene Comporti, il valore aggiunto continua a essere la capacità umana di interpretare i dati, esercitare il giudizio e costruire un rapporto di fiducia con il cliente. Un principio che vale anche contro i rischi della disinformazione finanziaria, dei finfluencer e delle frodi online, rispetto ai quali educazione finanziaria e consulenza professionale restano «l’argine più efficace». (riproduzione riservata)