Commerzbank, Orlopp apre a Unicredit: ha accelerato la nostra trasformazione. Orcel? Avrei fatto lo stesso
Commerzbank, Orlopp apre a Unicredit: ha accelerato la nostra trasformazione. Orcel? Avrei fatto lo stesso
La ceo ammette che la pressione di Piazza Gae Aulenti ha spinto la banca tedesca ad accelerare la nuova strategia. I dubbi sull’Unione Bancaria

di Luca Gualtieri 18/08/2026 10:52

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Unicredit è stato un acceleratore sulla trasformazione di Commerzbank. Martedì 18 Bettina Orlopp lo riconosce apertamente in un’intervista a Cnbc, ammettendo che senza la pressione del gruppo guidato da Andrea Orcel avrebbe probabilmente impiegato più tempo per definire e mettere a terra la nuova strategia della banca tedesca. «Probabilmente mi sarei presa più tempo», dice la ceo, spiegando che in condizioni normali avrebbe dedicato circa cento giorni a incontrare gli stakeholder e preparare il nuovo corso. L’ingresso di Unicredit nel capitale ha invece imposto un ritmo diverso: «La differenza è davvero nei tempi».

Orlopp lega direttamente quella pressione alla maggiore velocità con cui Commerzbank ha affrontato il cambiamento. «Se hai davvero una crisi e vedi che certe cose sono necessarie, le persone si muovono più velocemente», osserva. La ceo si è trovata contemporaneamente a «gestire una banca, gestire la situazione Unicredit e sviluppare una strategia», mentre assumeva un ruolo diverso da quello di chief financial officer. Una sovrapposizione che, nelle sue parole, ha compresso i tempi della trasformazione senza modificarne la direzione.

Un affare per Unicredit

Il giudizio diventa ancora più significativo quando Orlopp parla direttamente della mossa di Orcel. Nel settembre 2024, ricorda, Commerzbank era in una fase delicata: la redditività era già migliorata, ma il mercato non aveva ancora riconosciuto pienamente il valore prodotto dalla ristrutturazione. «Sapevamo di essere in una fase pericolosa, perché avevamo fatto grandi progressi nella redditività, ma il prezzo dell’azione non lo rifletteva ancora pienamente». Unicredit ha sfruttato proprio quel disallineamento.

«Andrea ha colto l’opportunità. Dico sempre che probabilmente avrei fatto esattamente la stessa cosa, perché era un’opportunità perfetta», afferma Orlopp. La possibilità era quella di entrare «a un prezzo molto basso» nel capitale di quella che definisce «una banca molto buona». E insiste: «Avrei agito esattamente allo stesso modo». La concessione al rivale è però accompagnata da una precisazione: «Avrei fatto molte cose in modo molto diverso».

L’arrivo di Unicredit non ha comunque modificato la decisione di Orlopp di assumere la guida della banca. «Era molto chiaro che questo non avrebbe cambiato la mia decisione, perché sento davvero una responsabilità nei confronti della banca e dei suoi stakeholder». Il suo obiettivo, spiega, è stato fin dall’inizio «proteggere gli interessi dei nostri stakeholder e creare valore», partendo dalla convinzione che Commerzbank fosse allora «assolutamente sottovalutata». La strategia era quindi dimostrare al mercato il valore ancora inespresso dell’istituto e consentire agli azionisti di «non cedere le loro azioni a un valore non corretto».

I dubbi sull’unione bancaria

L’apertura sull’effetto acceleratore di Unicredit non si traduce però in un via libera all’aggregazione. Sul piano industriale Orlopp resta critica. «Sono una grande sostenitrice del consolidamento paneuropeo», afferma, ma «senza una Banking Union non se ne vedono realmente i benefici». E sul caso specifico Unicredit-Commerzbank aggiunge: «Nessuno parla veramente di sinergie paneuropee perché non ce ne sono». Secondo la ceo, l’operazione riguarderebbe soprattutto «in parte una ristrutturazione, che noi riteniamo non necessaria, e poi l’integrazione di due attività domestiche».

La trasformazione di Commerzbank, intanto, procede anche attraverso una nuova riduzione degli organici e un’accelerazione sulla tecnologia. Orlopp rivendica una linea diretta: «Non puoi avere una trasformazione e renderla fantastica per tutti. Non funzionerà». Bisogna spiegare «cosa sarà diverso, come le persone dovranno cambiare, a cosa bisognerà rinunciare». La banca, aggiunge, deve «affrontare la realtà» imposta dall’evoluzione tecnologica.

Una parte crescente di questo processo passa dall’intelligenza artificiale. «Sono una grande utilizzatrice degli strumenti di AI», dice Orlopp, che afferma di servirsene «quotidianamente» e di vedere «grande valore e grandi guadagni di efficienza». Ma invita a non sovrastimare l’impatto immediato: con le nuove tecnologie «gli effetti di breve termine vengono spesso sovrastimati e quelli di medio termine sottostimati». Regolamentazione, tutela dei dati e protezione dei consumatori impongono inoltre alle banche una velocità diversa rispetto ad altri settori.

Sul futuro di Commerzbank, infine, Orlopp evita di escludere scenari. Alla domanda se la banca resterà indipendente o entrerà in un altro gruppo, risponde che il suo compito è «definire le opzioni», renderle trasparenti e presentarle agli investitori. «La decisione su quale strada intraprendere è, in ultima analisi, degli azionisti». L’effetto Unicredit, intanto, Orlopp lo riconosce: ha reso più rapida una trasformazione che Commerzbank aveva già avviato, obbligando il management a dimostrare prima e con maggiore forza il valore della banca. (riproduzione riservata)